Venerdì, 02 Ottobre 2015 15:09

Immigrazione. Juncker predica l’ospitalità

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Disoccupazione e crisi greca in secondo piano rispetto all’emergenza migranti. Destra europea critica

ROMA - «È il momento della sincerità, non di vuoti discorsi: la nostra Unione Europea non versa in buone condizioni. Manca l’Europa in questa Unione Europea e manca l’unione in questa Europa». Queste le parole con cui Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, ha esordito davanti al Parlamento di Strasburgo nel suo primo discorso sullo stato dell'Unione.

Parole dure che rilevano un’altrettanto dura realtà: sebbene proclamiamo tutti di essere Europei, in realtà non ci sentiamo tali. L’Unione viene avvertita quanto mai distante dai veri problemi che assillano i suoi cittadini, quelli di natura economica; è oggetto di biasimo perché, di fronte al problema della disoccupazione di massa (23 milioni di persone) e della crisi greca, ha privilegiato il salvataggio delle banche (tedesche, francesi ed anche greche) trasferendone il costo sulla popolazione dei Paesi membri; crea insofferenza producendo una marea di leggi e di regolamenti che hanno la pretesa di intervenire in tutti gli aspetti della vita dei suoi cittadini; in campo agricolo privilegia gli interessi delle multinazionali alimentari a scapito della diversità e della “tracciabilità” dei prodotti tipici presenti nell'area mediterranea.

A quest’Europa ed ai parlamentari di Strasburgo le sferzanti parole del leader della Commissione: «Ora la priorità è affrontare l’emergenza dei profughi. È una questione di umanità e dignità. Siamo di fronte a numeri spaventosi, ma dobbiamo reagire. Del resto, la nostra storia, la storia di noi Europei, è la storia di rifugiati. E stiamo parlando non di secoli fa, ma di pochi anni fa».Una questione di solidarietà, di giustizia, di coraggio e di rettitudine, quindi. «È il tempo di un’azione audace e concentrata di UE, Stati membri e istituzioni - ha proseguito Juncker - Chi critica l’integrazione europea deve riconoscere che questo è un luogo di pace e stabilità. Dobbiamo esserne orgogliosi».

Concetti magici in grado di zittire i tanti dubbiosi, non fosse che - dati del Viminale alla mano - la maggior parte di quanti oggi stanno premendo per arrivare in Europa attraverso il Belpaese non rispondono allo status di rifugiati, conformi cioè alle norme comunitarie disciplinanti l'asilo, ma al contrario sono persone in cerca di migliori condizioni di vita, che per mettersi in viaggio hanno dovuto pagare un oneroso balzello alle organizzazioni criminali.

Nel suo discorso Juncker non ha tralasciato di segnalare anche le possibili soluzioni all'emergenza che stiamo vivendo in questi mesi - nell’ultima settimana ben 23mila migranti hanno raggiunto le coste greche, un numero doppio rispetto agli sbarchi di quella precedente - sottolineando come la crisi dei rifugiati sia causata da guerre, terrorismo ed instabilità dei Paesi prossimi all'Europa: «Fino a che ci saranno disordini in Libia e la guerra in Siria, questi problemi non spariranno. Ma nessun muro o barriera o mare fermerà chi fugge dall’Isis. Bisogna evitare la demagogia. Mettiamoci noi nei loro panni: quanto pagheremmo per rifarci una vita ? Non parliamo di numeri, ma di esseri umani. E quello che stanno passando potrebbe accadere a chi oggi vive in Ucraina: non si può fare distinzione di credo, di etnia o di altro tipo. Abbiamo i mezzi e gli strumenti per aiutare chi fugge da guerra e oppressione. L’asilo politico è un diritto».

La riforma con cui affrontare nel concreto questo eccezionale flusso umano prevede la redistribuzione di 120mila immigrati già presenti in Italia, Grecia e Ungheria, da ricollocare in altri stati dell’UE in base a criteri prestabiliti: un 40% rispetto al volume della popolazione, un 40% sul valore del PIL, un 10% per i livelli di disoccupazione ed un 10% sulla media delle domande di asilo ricevute in passato; la manovra si affianca ad un blocco dei finanziamenti (780 milioni di euro) stanziati dall’Unione per supportare gli stati che si faranno carico degli immigrati. Non sono ammesse eccezioni per i paesi membri, con sanzioni economiche per chi dovesse declinare la richiesta di ricollocamento: il pagamento in favore della UE di una quota pari allo 0,002% del PIL nazionale.

«La Commissione presenterà un pacchetto sull’immigrazione legale entro l'inizio del 2016 - ha proseguito Juncker - Invecchiamo, abbiamo bisogno di nuovi talenti, che arrivino da ogni parte del mondo. Sono favorevole a far lavorare i rifugiati ospitati nei Paesi europei e a permettere loro di guadagnarsi da vivere. Il lavoro è dignità». Il solito luogo comune che trasforma l’immigrazione da problema in risorsa: facilitare l'assunzione dei profughi anche attraverso modifiche delle normative in materia di lavoro quando milioni di Europei disoccupati non sanno cosa fare per sbarcare il lunario. È inoltre un equilibrio precario quello tra l’apertura alla solidarietà nazionale, attraverso l’accoglimento di genti in difficoltà, e la creazione di canali di immigrazione legali, evitando nel contempo di alimentare il mercato dei trafficanti di esseri umani.

Il vicepresidente della Commissione UE, Frans Timmermans, ha annunciato al proposito la creazione di centri di identificazione migranti in Grecia ed Italia, affiancando le polizie locali agli agenti di Frontex ed Europol per distinguere sin da subito rifugiati politici ed immigrati clandestini. 

In relazione alla crisi economica che continua a flagellare il Vecchio Continente, Juncker ha affermato che non la si potrà considerare superata sino a quando l'Europa non avrà raggiunto la piena occupazione; ha poi ipotizzato la creazione di un Ministero del Tesoro europeo che, dopo la cancellazione dell’autonomia monetaria, rappresenterebbe il passo successivo verso l’annullamento della sovranità dei singoli Stati sulle proprie finanze pubbliche: un’ulteriore tappa nel trasferimento di tutti i poteri a Bruxelles, a conferma del valore della costruzione europea e della sua irreversibilità.

Secondo il Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni le decisioni del piano Juncker hanno lo spirito giusto ma non sono sufficienti, in quanto non abbracciano il carattere permanente della sfida migratoria che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi decenni; a suo parere, l’UE non deve soltanto finanziare il riposizionamento dei profughi entro i propri confini, ma facilitare e gestire il rimpatrio, operazione spesso molto più costosa ed elaborata.

Gradimento anche da parte del Ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi che, replicando ad un'interrogazione sull'emergenza migranti esposta durante il Question Time, ha confermato che le parole di Juncker rappresentano «una prima svolta, che ha l'apprezzamento del governo» e che mostra una «nuova consapevolezza, conseguenza del lavoro del nostro governo e di quello di tanti uomini e donne e che comporterà un alleggerimento della parte che deve fare il nostro Paese».

Di tutt’altro parereMatteo Salvini, eurodeputato della Lega Nord, secondo il quale «Juncker vuole sostituire milioni di Europei con milioni di immigrati per avere nuovi iscritti ai sindacati e lavoratori sotto costo». Il segretario federale del Carroccio è duro anche nei confronti del cancelliere tedesco Angela Merkel, che si è detta disponibile ad accogliere migliaia di Siriani in fuga dalla guerra: «Solo business, la Merkel fa i suoi interessi scegliendo solo gli immigrati qualificati, noi ci dobbiamo prendere chi avanza». Salvini non ha dubbi: «L’Africa va aiutata a crescere dov’è e gli Europei, invece, vanno aiutati a fare figli, altrimenti Juncker, Schulz e la Merkel si presentino alle elezioni in Africa perché stanno facendo i loro interessi». Ospite di Agorà Estate un paio di giorni dopo, ha poi aggiunto: «Accogliere chi scappa dalla guerra ? Sì subito, anche a casa mia, ma verifichiamo quali sono i Paesi dove sono in atto conflitti. Ospiterei un profugo nel mio appartamento, anche se ho un bilocale».

Critiche anche dalla Destra antieuropeista. Marine Le Pen, presidente del gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà, è partita all’attacco sul lavoro agli immigrati: «Dire che i rifugiati possono lavorare è sputare in faccia ai disoccupati francesi ed europei. La Commissione stanzia quattro miliardi di euro per i rifugiati, quando la settimana scorsa abbiamo dato mezzo miliardo ai nostri agricoltori dicendo che sono già tanti».

Sfavorevole anche l’euroscettico Farage: «Il presidente Juncker ha sbagliato. Il sistema di asilo UE è già stato stabilito e quello che ha detto la Germania peggiora la situazione». Secondo Farage «il premier Orban è stato onesto nel dire che la maggior parte dei migranti sono economici» ed insiste: «Dobbiamo fare come gli Australiani. Dobbiamo capire chi è davvero profugo e chi no». 

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