Lunedì, 08 Novembre 2010 16:36

Myanmar: scontri tra ribelli Karen e esercito

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Al confine tra Thailandia e ex Birmania da ieri sono ripresi gli scontri tra ribelli di etnia Karen appartenenti al movimento Karen Nationalist Liberation Army, Knla, ed esercito birmano.

Una notizia che fa temere una ripresa della guerra civile alla frontiera dei due Paesi asiatici. Sono già oltre 7mila i birmani che nelle ultime 24 ore hanno passato il confine con la Thailandia. Nel Paese confinante già vivono oltre 100mila birmani stipati nei campi profughi allestiti per accoglierli. Una fuga in massa per sfuggire al dramma della guerra che si ripropone ogni volta che riprendono gli scontri. La maggior parte degli ultimi rifugiati proviene dalla città birmana di confine di Myawaddy nello Karen State dove sono ripresi i primi moti della resistenza birmana. Per ora il bilancio sembra non essere pesante, ma certamente non si fermerà ai tre civili rimasti uccisi e agli oltre 11 rimasti invece, feriti. Quello dei Karen è una delle minoranze etniche più perseguitata dal regime militare al potere da oltre mezzo secolo nell’ex colonia britannica. I gruppi ribelli coinvolti nei combattimenti fanno capo al generale dissidente, Na Kham Mwe. Il quale è fuoriuscito dal Democratic Karen Buddhist Army, Dkba, il movimento che ha accettato l’offerta del governo di Rangoon di entrare a far parte delle Guardie di confine. Si tratta del corpo istituito ad hoc dalle forze armate birmane nel tentativo di inglobare diversi gruppi ribelli etnici attivi lungo tutto il confine orientale.

Nel Paese intanto, ieri si sono tenute le prime elezioni politiche dopo un ventennio. Un voto contestato dalla comunità internazionale, USA in testa. Per tutti sono state delle elezioni farsa. Una motivazione la si trova nel fatto che non vi ha partecipato uno dei principali partiti dell'opposizione. Si tratta della Lega Nazionale per la Democrazia, Lnd, che vent’anni prima, nelle elezioni poi annullate dal regime, conquistò l’80 per cento dei seggi in parlamento. Alla sua leader, il premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi è stato vietato di partecipare all’appuntamento elettorale in quanto è segregata nella sua casa A Rangoon, sul lago Inya, dove è costretta agli arresti domiciliari.

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