Martedì, 09 Agosto 2011 18:41

La Spagna si ribella alla visita di Ratzinger

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MADRID - Se non fosse per la rete internet in Italia non sapremmo mai che a Madrid, il 17 agosto, ci sarà una marcia di protesta contro la visita del papa cattolico. A questa manifestazione parteciperanno 140 organizzazioni composte da atei, laici, e cristiani di base.

Per sfuggire alla cappa di annullamento dei media italiani che si stanno comportando come se l’Italia fosse una diocesi del Vaticano, andiamo a leggere i giornali spagnoli. Il più autorevole e laico dei giornali spagnoli, El Pais, ha provato ad aprire un dialogo, su questo argomento, con la Conferenza Episcopale ma questa, forse persuasa dal dio cattolico, ha rifiutato con alterigia persino di spiegare le proprie ragioni ed eventualmente criticare i movimenti cristiani che da giorni stanno alzando la voce: “In questo modo, non vogliamo che venga” dicono i cattolici raggruppati nelle associazioni Redes Cristianas e Foro de Curas. “Delle mie tasse non avrete niente” proclamano con slogan quelli del movimento Europa Laica che raggruppa centinaia di chiese di base e una cinquantina di organizzazioni politiche, sindacali e sociali. Questo perché la JMG, vale a dire la Jornada Mundial de la Juventud, costerà allo Stato iberico all’incirca 100 milioni di euro. È chiaro che in questo periodo di crisi economica, che attanaglia l’Europa intera, i laici e i movimenti cristiani di base, non possono accettare che il governo finanzi, con tutto questo denaro pubblico, un evento privato. Scrive El Pais: “Redes cristianas, un foro de curas y decenas de organizaciones políticas, sindicales y sociales expresan su disgusto por los fastos de la Jornada Mundial de la Juventud”. In sintesi “i movimenti cristiani e le organizzazioni laiche esprimono il proprio disgusto per i fasti della Giornata Mondiale della Gioventù”.

Intanto il’vicealcalde’ di Madrid, Manuel Cobo, ha dichiarato che spera che la Delegación del Gobierno proibisca un’eventuale manifestazione durante la visita del Papa. Il portavoce municipale, pur difendendo il principio che permette le libere manifestazioni di qualsiasi genere, inclusa una protesta contro la visita del Papa, dice “però non nello stesso momento in cui migliaia di persone stanno “celebrando todo lo contrario”.

Secondo gli organizzatori della marcia, questa “no es antipapa”, ma vuole mostrare “opinioni differenti, in modo pacifico e rispettando chi la pensa in altro modo. Anche se – ribadiscono – non ci si deve dimenticare che la religione cattolica, in passato, era ‘di Stato’, obbligatoria e ‘verdadera’”. E quindi, aggiungiamo, violenta.

Le organizzazioni cristiane ‘No-Papa’, in un comunicato affermano, che non accettano “lo sperpero dell’erario pubblico per questo evento religioso privato, né che si tratti ‘con onori di stato’ Benedetto XVI.”  Inoltre i  movimenti colgono l’occasione per affermare che “non accettano che l’istituzione pubblica e i rappresentanti pubblici, continuino a mischiare il potere civile con la religione, e che vogliono eliminare  gli enormi privilegi di cui gode la Chiesa cattolica. Inoltre cercano con queste proteste di prevenire che possibili ingerenze, nella politica, del papa o di altri chierici, divengano norme o leggi”.

Intanto in Spagna cresce l’indignazione anche nella civiltà laica, negli agnostici e negli atei “per la generosa complicità, soprattutto economica, delle autorità civili e di poderosi gruppi imprenditoriali, nello spettacolare evento orchestrato dal cardinale Antonio María Rouco” per ricevere il pastore tedesco e il suo segretario particolare, padre George. Non mancano nemmeno voci critiche tra ecclesiastici, teologi, e tra gli intellettuali iberici.

Il segretario di Izquierda Unida, Emilio Huerta, contesta anche la legalità di queste prese di posizione a favore della Chiesa cattolica, affermando che tutto ciò “rende vulnerabile il principio di neutralità dell’amministrazione pubblica rispetto al fenomeno religioso.”

La Jornada Mundial de la Juventud godrà dell’appoggio di organizzazioni molto chiacchierate, in questi ultimi tempi, come l’Opus Dei, vale a dire IOR, vale a dire la mano economica del Vaticano che di fatto governa, con uno dei suoi maggiori esponenti, il Cardinal Ruini, le sorti dello Stato vaticano. Poi vi sono i Legionari di Cristo guidati per almeno trent’anni da Marcial Maciel: secondo quanto pubblicato l’anno scorso dal giornale messicano Milenio, nel corso dell’inchiesta condotta in Messico, si è scoperto che Maciel – poligamo, pedofilo e grande amico di Woytjla, morto nel 2008 – aveva creato una congregazione femminile, composta da 900 giovani che vivevano in condizioni di “virtuale schiavitù”. Il quotidiano affermava che le “religiose” al loro arrivo venivano isolate e potevano fare visita alla famiglia solamente per quindici giorni ogni sette anni e ricevere una telefonata al mese. I genitori potevano andarle a trovare una volta l’anno. Le donne, che appartenevano al ramo laico dell’ordine, Regnum Christi, venivano reclutate tra le famiglie ricche di Spagna, Messico, Stati Uniti, Francia, Italia, Germania e Nuova Zelanda. E, per finire, accanto al papa , a Madrid, ci saranno Los Kikos, appartenenti al movimento neocatumenale  chiamato ‘Camino’, ‘, il quale appare sempre più come una setta intollerante verso le altre religioni e assolutamente omofoba.
Come si può vedere in Spagna, ma non solo, si sta aprendo sempre più una voragine tra cristiani e Chiesa cattolica, la quale si circonda sempre più da un indotto clerical- fascista-capitalista che di fatto la allontana dalla società civile e cristiana. Società civile e cristiana che pensa a questo evento come ad un “insulto per i lavoratori e i disoccupati. La visita che desidereremmo, da un ‘seguidor de Jesús’ qualificato como è Benedicto XVI dovrebbe essere sempre semplice e umile e mai essere una ostentazione del potere”. Questo affermano, con forza, quelli del movimento Redes Cristianas.

In Spagna in questi ultimi dieci anni vi è stato un forte allontanamento dalla Chiesa cattolica. Oramai solo due terzi dei nascituri vengono battezzati e i matrimoni civili superano di gran lunga quelli religiosi. La proporzione dei credenti sfiora il 70% e tra i giovani non supera il 55%. Solo il 70% degli alunni seguono le lezioni indottrinanti di religione cattolica.

Questo è il resoconto di ciò che accade nella ‘cattolicissima’ Spagna, come veniva chiamata fino a dieci anni fa. Il rifiuto e la ribellione a una Chiesa cattolica, la quale è stata, da sempre, dalla parte della destra più autoritaria, ormai è sotto gli occhi di tutti i vedenti; una Chiesa cattolica corteggiata da chi, pur essendo organicamente di destra, si autodefinisce di sinistra, e intanto fa affari con tipi ‘raccomandabili’ come Don Verzé, facendo finta di ignorare chi sia in realtà questo ‘prete’, e chi ci sia, ora, dietro le quinte del San Raffaele.

 

 

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