Sandro Marucci

Sandro Marucci

Giovedì, 04 Febbraio 2021 12:12

San Remo (festival) uccide il drago (Covid)

“Perché Sanremo è sempre Sanremo!”. Il mantra non ha dubbi. Anche senza pubblico? L’assioma comincia a vacillare. Staremo a vedere. 

Il Covis19 si sta impossessando di tutto, in tutto il mondo. Disneyland, tempio del divertimento, chiuso da tempo per evitare assembramenti, è diventato un “centro covid”, dove al posto dei personaggi tanto cari ai bambini si aggirano medici e infermieri addetti alle vaccinazioni. Lo stesso hanno fatto i francesi che hanno allestito un ambulatorio analogo nel palazzo del cinema di Cannes, dove il festival internazionale è ormai dimenticato.

Colta al volo nella fila davanti alla posta: “Mio marito non vuole andare al compleanno dei nipotini perché – dice- per soffiare sulle candeline i bambini senza mascherina spargono il virus sulla torta e che sono matto? io quella torta non la mangio”. Come dargli torto?

Fra le cose proibite dalla pandemia da virus che più hanno indispettito gli italiani, c’è il divieto della stretta di mano. Un popolo mediterraneo come il nostro ama i baci, gli abbracci, e non può fare a meno della stretta di mano.

La pandemia da virus sta facendo molte vittime in ogni angolo di mondo e non ha ancora finito di imperversare. Non c’è chi non sia stato colpito: da quelli che raggiunti dal virus ci hanno rimesso la vita (e sono oltre sessantamila solo in Italia) a quelli che senza conseguenze per la salute sono stati condizionati nella vita di tutti i giorni dai divieti imposti a questa o a quella attività da un governo che non ha potuto non prendere iniziative fra le più impopolari: vietato questo, vietato quell’altro.

Nel novembre di tredici anni fa Gigi Proietti pubblicò  un’autobiografia che già  nel titolo era tutto  un programma: ”Tutto sommato qualcosa mi ricordo”, ironica, tutt’altro che autocelebrativa, spassosissima.  Per ricordarlo ritengo  utile riproporre la recensione che feci allora perché il libro racchiude l’essenza di questo grande attore. 

Come ogni festival che si rispetti, anche la Festa del Cinema di Roma ha offerto al suo pubblico un’occasione di incontro con film classici restaurati. Quest’anno due titoli sono stati in programma: In nome della legge di Pietro Germi e Padrepadrone dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, due film che quando uscirono ebbero molto successo. Ed è giusto ricordarli al pubblico di oggi presentandoli nella meravigliosa veste di un restauro fatto con grande competenza e maestria. 

Era presieduta da Roberto Rossellini la giuria del Festival di Cannes che nel 1977 assegnò la Palma d’oro a Padre padrone, il film dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani tratto da un libro autobiografico di Gavino Ledda.

E’ il primo fortunato film di Leonardo Pieraccioni, ex-cabarettista che della toscanità ha fatto il suo timbro umoristico insieme con Massimo  Ceccherini, Giorgio Panariello e prima di loro Francesco Nuti e Roberto Benigni.

“La casa e il mondo” è fra gli ultimi film del grande regista indiano, che l’ha diretto nel 1984 ispirandosi ancora una volta a una storia in costume della sua terra.

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