Martedì, 14 Giugno 2011 08:00

Lasciamo governare la destra cialtrona. Si farà male da sola

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ROMA – “Botta continua. Silvio apri la borsa” titola oggi “Libero”. “Ha vinto la paura”, invece, secondo “Il Giornale”. Nel primo, un editoriale del direttore Maurizio Belpietro fa notare come la sinistra abbia perfino sfruttato papa Ratzinger per vincere il referendum, dato che Benedetto XVI, in un suo discorso poco prima del voto, aveva rimarcato l’importanza dell’ambiente e delle risorse comuni alle popolazioni. Poi Belpietro si consola, con la sua inviata romana a piazza del Popolo, notando come a festeggiare in piazza ci siano pochissime persone: “Impressionante: non c’è nessuno” scrive l’attonita giornalista.

LA DESTRA CIALTRONA. Il micidiale uno-due rimediato da questa destra alle urne, se fosse stato espresso dagli italiani contro il governo di Prodi, avrebbe indotto gli house-organ di Arcore a ben altri titoli. Forse sia Belpietro, sia Feltri che Sallusti, si sarebbero incatenati alle loro sedie direttoriali chiedendo a gran voce l’esilio per Mortadella, visto che gli elettori avevano mandato un segnale così chiaro di volerli cacciare via per sempre. Ed invece, lo stesso segnale lanciato contro Berlusconi, viene minimizzato, sotterrato, interpretato con le armi della non-logica. Secondo Sallusti, il voto referendario sarebbe stato il risultato della paura (di che cosa, di non poter più bere l’acqua del rubinetto?). Altri, come Marcello Veneziani, rispolverano il vecchio refrain che i riformisti oramai sarebbero preda di quelli che, negli anni ’70 del secolo scorso, venivano chiamati “gruppettari”, cioè i violenti radicali dei movimenti extraparlamentari, che poi risponderebbero al nome di Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Ed anche questo la dice lunga sulla concezione della democrazia che hanno queste teste d’uovo, dato che i due “radicali” si sono limitati ad attivare l’unico strumento di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione (articolo 75): il referendum.

MISTIFICAZIONI. Gli “intellettuali” alle vongole della destra cialtrona hanno il compito di sopire e mistificare. Succede in tutti i regimi che hanno attraversato la storia. E così, insieme a gerarchi e gerarchetti berlusconiani, finiscono per spiegare che la volontà popolare è limpida quando legittima al governo il loro leader, lavandolo da ogni peccato penale (per cui i giudici non possono colpirlo altrimenti andrebbero contro la volontà popolare), ma è impaurita e quindi vota per protesta quando boccia tutta intera la politica energetica e le inique privatizzazioni di beni essenziali progettate dal governo. Così è successo anche a Milano e Napoli, dove la scelta plebiscitaria dei cittadini a favore dei candidati della sinistra è stata dettata dalla “protesta” e si è quindi trattato di una scelta irrazionale, perché soltanto i candidati berlusconiani rappresentano equilibrio e stabilità.

TEMPUS FUGIT. Gerarchi e gerarchetti non si rendono nemmeno conto della legge eterna della politica: tempus fugit, per cui è impossibile pensare che un leader non tramonti mai, che rimanga al potere per quaranta anni. Silvio Berlusconi ha governato per otto anni (su dieci) e male (senza contare i sette mesi di governo del 1994). Tutti i Paesi del mondo sono cresciuti economicamente più di noi, negli ultimi dieci anni, ad eccezione di Haiti e Zimbabwe, scrive l’Economist. La nostra disoccupazione giovanile è la più alta d’Europa, mentre la società è irretita dalle corporazioni che, proprio con Berlusconi, hanno ritrovato il perduto smalto ed una nuova vitalità. In condizioni del genere è normale che un leader sia al tramonto e se la destra italiana contenesse un minimo di razionalità politica penserebbe già al suo nuovo leader, invece di cullarsi nella folle convinzione che, nel 2013, a 77 anni, si ripresenterà agli italiani ancora il padrone delle ferriere, il principale artefice della crisi economica e sociale di questo Paese. Ma, evidentemente, due sberle non sono state sufficienti per stendere al tappeto la destra ciarlona. Forse c’è bisogno di qualcosa di più forte e di più efficace. Nessuno meglio di Silvio sa come fare: lasciamolo “governare” per altri due anni e sarà un ko con getto della spugna.

Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

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