Giovedì, 10 Gennaio 2013 18:13

Il ritorno a Marx, ma Fassina non c’entra

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ROMA - Si racconta che quando Mario Monti ha   letto ciò che ha detto ai parlamentari europei  Jean Claude Juncker,  presidente dell’Eurogruppo   e premier del Lussemburgo ,abbia avuto un moto di stizza.

Dopo  il rapporto della Ue  in cui venivano avanzate critiche e perplessità in merito all’Imu , seguite da una precisazione richiesta dall’Italia che non precisava niente, le parole di uno dei più autorevoli  esponenti dell’Unione  n on son o state accolte molto bene. Anzi. Addirittura Juncker , esponente del Partito popolare, non un pericoloso bolscevico, per sottolineare   la “ drammatica situazione dell’occupazione”, queste le sue parole, addirittura ha richiamato Marx. Giustamente Monti , dal suo punto di vista,non l’ha presa troppo bene. Ogni giorno il professore infatti ,non trovando di meglio, nella sua polemica contro Il Pd e la coalizione di centrosinistra  criminalizza in particolare Stefano Fassina e Nichi Vendola, Susanna Camusso,  Maurizio Landini, rei  aver bloccato le politiche per  la crescita. Li accusa di essere dei “ conservatori”, di rappresentare la vecchia politica della sinistra, estremisti pericolosi. I nostri due a fronte di quello che ha detto il presidente dell’Eurogruppo diventano dei pericolosi moderati.

Iuncker:” Ritrovare la dimensione sociale dell’Unione economica “
Riportiamo testualmente: “ Bisogna ritrovare la dimensione sociale dell’ unione economica e monetaria- dice Juncker-  con misure come il salario minimo in tutti i Paesi della zona euro altrimenti perderemmo credibilità  e approvazione della classe operaia per dirla con Marx”. Non solo richiama Marx, ma parla anche di “ classe operaia”, parole che fanno rabbrividire professori come Monti,, manager come Marchionne, Montezemolo, imprenditori come Bombassei, uno dei falchi di Confindustria probabile candidato della  lista  “scelta civica con Monti per l’Italia”. Sarebbe interessante  conoscere il parere del professore su un intervento come quello di Juncker che richiama tutta la comunità europea e che pone  il problema della disoccupazione cme centrale nelle politiche dell’Unione. Una autocritica pesante quando il presidente dell’Eurogruppo afferma che “avevamo detto che l'euro avrebbe riequilibrato la società e invece la disoccupazione aumenta”. Ancora: “ Sulla strada da imboccare nei prossimi anni gli Usa e gli altri ci interpellano a proposito e noi abbiamo solo risposte di cortissimo respiro”.  Si ritrova traccua di queste affermazioni nella Carta di intenti  della coalizione di centrosinistra, nelle prese di posizione del Pd, nella parole di Bersani, di Stefano Fassina.


Il cav e il prof fanno a gara a chi promette di più
Un richiamo quello di Juncker  di cui dovrebbero tener conto, in particolare, le forze politiche impegnate nella campagna elettorale. Che stanno parlando di altro. Le comparsate televisive con Berlusconi e Monti che occupano non solo i canali delle reti nazionali ma anche quelli di piccole  e medie emittenze, parlano d’altro. La grande questione del lavoro che tutto tiene e da cui tutti si diparte non vengono neppure accennate. L’Imu è diventato il totem  della campagna elettorale. Sarebbe sciocco negare l’importanza che ha, così come la questione della intera politica fiscale. Ma se non c’è lavoro, non c’è fiscalità che tenga. Il cav  e il prof fanno a gara a chi promette di  più, io tolgo l’Imu e io taglio un punto .Berlusconi si atteggia a grande economista. Di più, afferma che lui e l’unico a capire di economia insieme ad alcuni premi Nobel. Si sente un nuovo Einaudi. Si vede già incoronato ministro dell’economia e dello sviluppo che conta più del opresidente del Consiglio. E cosa propone? Il lavoro nero, lo legalizza quando  “offre” agli imprenditori quattro, cinque anni  in cui possono assumere lavoratori senza pagare alcun contributo. Pagherà lo Stato che come è noto, non  può pagare. Appunto, lavoro nero. Monti è rimasto fermo alla “ riforma” del mercato del lavoro targata  Fornero . Come è noto non è valsa a creare alcun posto di lavoro. La disoccupazione è un vero e proprio dramma nazionale. Ma resta fuori dai talk show, malgrado i tentativi del bolscevico Fassina. A onor del vero in alcuni programmi televisivi compaiono servizi  che parlano di disoccupati, pensionati, di gente che non arriva alla fine del mese. Ma scivolano via come l’acqua. Non può durare.

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