Lunedì, 01 Aprile 2013 18:23

Una sinistra saggia e nazionale

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ROMA - Le immagini figurate le abbiamo usate tutte ( strada stretta, sentiero impervio, tunnel ecc.) per indicare lo stato della crisi italiana e il difficile compito di Giorgio Napolitano. In verità basta molto meno a dire come sta l’Italia: male, molto male, può morire. La crisi attuale è la più grave del dopoguerra.

Abbiamo un governo che non ha maggioranza, un capo dello stato in scadenza, purtroppo è venuto a mancare Antonio Manganelli, un uomo di grande valore e salda guida delle forze dell’ordine. Per fortuna abbiamo ancora Giorgio Napolitano che mostra più lucidità di tutti, dico tutti, i leader politici, che le forze dell’ordine hanno capi all’altezza, malgrado i cretini che hanno manifestato contro la signora Aldrovanti, e che il popolo italiano invaso da una violenza verbale politica che non ha eguali mostra di avere i nervi saldi malgrado gran parte dei cittadini viva peggio, molto peggio di prima. L’Italia corre il rischio, sempre più incombente, di essere stretta dall’assedio della speculazione internazionale che con il crollo del nostro paese potrebbe incassare la fine non solo dell’euro ma dell’Europa. Se abbiamo questa visione realistica, tragicamente realistica delle cose, possiamo capire come c’è bisogno di un sussulto di responsabilità da parte dei leaders politici.

Non possiamo chiedere questo a Grillo. Grillo non rappresenta un movimento di opinione anti-casta ma un progetto politico di presa del potere. Vuole fare fuori partiti e sindacati. La sua democrazia si svolge solo nel piccolo recinto del suo blog purchè nessuno dissenta. Si può dialogare con uno così?  Di fronte a noi ci sono solo due strade. La prima porta ad un accordo minimo, una sorta di trattato di pace fra le due grandi forze per dar vita a un governo di brevissimo periodo che cambi la legge elettorale e ci riporti al voto. Il secondo  è una guerra civile a bassa intensità che mantenga il paese nella attuale confusione e ci faccia imboccare la strada della nostra fine. L’ideale sarebbe se il prossimo capo dello stato sia lo stesso Napolitano, eletto dalla stragrande maggioranza del parlamento. Non c’è tempo per candidature di parte, per personalità inesperte. Le istituzioni in questo momento hanno bisogno di saggezza , terzietà, esperienza politica. L’elogio del giovanilismo, dei politici fai da te non  possono diffondersi al punto da affidare lo stato a principianti. Già ce ne sono troppi. La sinistra dovrebbe fare la propria parte riprendendo in mano la sua cultura migliore, quella che negli anni l’ha segnalata come la forza più responsabile, quella che si fa carico del paese e degli interessi nazionali. Quella che non ha paura di un compromesso. La purezza non è sempre una virtù.

In politica la purezza, se c’è, va accompagnata  dalla capacità di dare soluzioni al dramma italiano. Se scaviamo nella storia della sinistra troviamo tanti episodi e tanti grandi leader che sono stati capaci di far comprendere al nostro popolo che un trasparente compromesso era meglio della rovina comune, concetto su cui ci siamo formati. Nasce da qui il tentativo di Napolitano. Cercare, anche con soluzioni irrituali, di dare vita a un gruppo di sherpa che indaghino la possibilità di trovare contenuti per un compromesso. Fuori da questa ipotesi c’è solo propaganda e fuori da questa ipotesi c’è solo una campagna elettorale che sarà dominata da Grillo e da Berlusconi che ha ricompattato il suo campo. Come si vede  quando è in gioco il paese è in gioco la sopravvivenza della sinistra che ha vinto solo quando ha saputo essere saggia e nazionale. Questa è la nostra storia.

Peppino Caldarola

Direttore del quotidiano L'Unità dal 1996 al 1998

www.dazebaonews.it

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