Mercoledì, 05 Febbraio 2014 14:06

Cgil, la sfida del Congresso

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ROMA - La CGIL è la più grande forza sociale strutturata del Paese. Oltre cinque milioni di iscritti, ventimila quadri a tempo pieno, una rete straordinaria di presenze in tutti i “mondi sociali”, delegati e militanti in, sostanzialmente, tutti i posti di lavoro.

Con le sue sedi in ogni angolo d’Italia la Cgil è entrata a far parte, anche fisicamente, del paesaggio italiano. Si può dire che metà degli italiani, ogni anno entrano in contatto per una ragione o per l’altra in tanti territori, con le strutture dirette ed indirette della Cgil. Lo stesso modo di disporre, di strutturare tale potenza sociale, cioè l’organizzazione e le sue evoluzioni, acquista una rilevanza oggettivamente politica a partire dalle modalità in cui si svolge

Non un votificio o una parata di personaggi
il congresso non si riduce ad un votificio, o ad una parata di personaggi, a differenza da come si sono ridotti i congressi di quasi tutti i partiti politici ,ultimo il congresso del Partito Democratico , congressi all’insegna di una personalizzazione senza limiti a sua volta dominata dai media ,ma si articola in un confronto che coinvolge tutti i posti di lavoro sui due temi di fondo: occupazione e condizione sociale. Si distingue,per la qualità della proposta ,all’interno della più grande crisi del Capitalismo specificamente occidentale. Va quindi visto come , una sonda in profondità su quello che bolle nel profondo della condizione del lavoro e sociale del paese ,ed ,allo stesso tempo, come un confronto ravvicinato sulla qualità delle proposte strategiche, cioè sul come affrontare la crisi ed i suoi sconvolgimenti sociali e politici. Il primo grande tema riguarda la Crisi, la natura delle le sue cause ,i suoi prevedibili sviluppi, il ruolo determinante del processo che molti analisti chiamano Finanziarizzazione dell’economia , cioè il dominio della finanza sulla economia reale o detto in termini più prosaici ,il fare sempre più soldi con i soldi e sempre meno i soldi con l’attività produttiva.


Il processo di finanziarizzazione, soggetti e meccanismi 

Il processo di finanziarizzazione è figlio di una strategia politica; ha una sequenza punteggiata da date simbolo come il Financial Services Act del 1986 del governo Thatcher, la cancellazione ,nel 1999, del Glass-Steagall Act ad opera di B.Clinton ;consiste ,nel suo nucleo centrale, nel totale cambiamento della struttura e del funzionamento dell’attività bancaria(ritorno della banca universale, banche banche troppo grandi per fallire,banche ombra : nella sostanza ogni banca torna ad occuparsi dell’intera filiera di intermediazione fra clienti e mercato ,prima distribuita tra differenti soggetti)), e ne rivoluzionamento del le politiche distributive con le stocks options.Tale processo ha riconfigurato interessi e blocchi sociali in tutte le comunità dell’Occidente, ha persino inglobato al suo interno parti decisive del mondo operaio ,trasformando ,attraverso i fondi-pensione, il risparmio previdenziale in risparmio finanziario.La stessa prerogativa di battere moneta, prerogativa fondamentale dello Stato, è passata dalla mano pubblica a mani private ,creando vortici finanziari fuori controllo.

L’asse della linea politica della Cgil

Il conflitto con il processo di finanziarizzazione ,non può che essere assunto, come l’asse della linea politica della Cgil ,il perno su cui ricostruire l’ ordine del suo discorso strategico: discorso al cui interno ricollocare il tema del nuovo modello di sviluppo, il ritorno del Pubblico, dello Stato(oggi dello Stato Europeo), della Politica , e in definitiva del Partito Politico, senza il quale la lotta sindacale ,specie nei contesti di crisi, non può che ridursi a lotta di resistenza e quindi ,per definizione ,condannata alla sconfitta. Nasce spontanea una domanda :si può condurre una lotta aperta al processo di finanziarizzazione ,se si continua ad essere inglobati in tale processo con i fondi pensione, specie se si continua ad invocarne lo sviluppo magari sostenuto da politiche fiscali regressive?

Il grande tema della precarizzazione del lavoro

La crisi porta a compimento una piena metamorfosi del lavoro ,una polarizzazione sempre più evidente ,come si evince dal grade affresco di M.Castells, tra lavoro Mcdonald e lavoro Microsoft.L’esplosione della crisi cancella l’illusione, coltivata da molti, che la precarietà del lavoro ,il suo tornare a “vivere alla giornata”, sarebbe stato un fenomeno tutto sommato riassorbibile nel tempo medio. Come era in fono avvenuto anche nei” cambiamenti di paradigma” del passato.Precarizzazione quindi come un epifenomeno separato ,da trattare a parte, anche attraverso l’invenzione di modalità organizzative specifiche. Anche in Cgil in fondo la si è pensata così: Nidil ,il sindacato delle forme precarie del lavoro,sempre in fondo è figlio, seppur problematico, di tale modo di pensare.Ma la rivoluzione tecnologica ha permesso un cambiamento strutturale nella forma-impresa.Tale cambiamento nella forma dell’impresa-un nucleo stabile e permanente con attorno una galassia di precariato da arruolare o disfarsene secondo l’andamento del mercato , sul modello di funzionamento delle Compagnie di ventura rinascimentali, conferisce al fenomeno precarizzazione ,un carattere permanente, strutturale e tendenzialmente crescente.I numeri della precarizzazione d’altronde parlano da soli. Ed in particolare la loro linea di tendenza.
L’universalizzazione dei diritti del lavoro
Una riforma contrattuale che metta al centro l’universalizzazione dei diritti del lavoro è sempre più improcrastinabile. Pena l’approfondirsi di un solco sempre più profondo ,fino a diventare dicotomia, tra le diverse tipologie di lavoro.La prima pietra di tale universalizzazione non può che essere costituita dalla introduzione del salario minimo ,valido per tutte le forme di lavoro, sotto il quale non si dà attività lavorativa .E’ tempo di superare le diffidenze dei Sindacati di categoria, o meglio di far derivare dal salario minimo di categoria ,una delle ragioni di esistenza della categoria stessa.L’ organizzazione di categoria , definita per via merceologica, è stata ,l’idea tipo che ha permesso la strutturazione delle identità del lavoratore(i chimici ,i meccanici, i ferrovieri ecc ) ed insieme la costruzione del soggetto che ha organizzato e scandito la lotta sociale del Novecento.oggi però ,data la pervasività della rivoluzione microelettronica ,le identità merceologiche trascolorano, diventano meno merceologiche e più tecnologiche. Le protezioni sindacali (il contratto protegge) vanno concepite sempre più in termini generali.


Fondamentale l’introduzione del salario minimo

L’introduzione del salario minimo rappresenta in quest’ottica una misura fondamentale. Ricomprende l’insieme del mondo del lavoro. La base universalistica dell’assetto contrattuale.La Cgil cioè non può rimanere prigioniera delle proprie strutture ,della sua antica strutturazione di categoria ,nell’affrontare fenomeni di radicale novità .Obama-non già il sindacato americano , prigioniero delle sue logiche corporative- già parla di portare il salario minimo a dieci –undici dollari l’ora .La Cgil deve muoversi sulla scia di Obama .Non aspettare che una qualche autorità politica decida sulla sua testa una misura che lei stessa deve rivendicare.


La metamorfosi della questione sociale

La crisi porta a pieno compimento anche una metamorfosi della condizione sociale .Dietro lo schermo dei consueti processi di impoverimento indotti dalla crisi, la condizione sociale a ben vedere assume in termini sempre più netti, il volto della esclusione sociale .Il fenomeno non è nuovo ,ma nuovi sono le sue caratteristiche e percorsi: si tratta in definitiva del processo che R.Castel chiama della” destabilizzazione degli stabili” .Dal centro alla periferia, dalla periferia al margine, dal margine alla esclusione che ,a differenza della povertà ,non può essere affrontata con semplici politiche redistributive, ma con politiche di risocializzazione complesse, che richiedono per definizione strumenti di intervento complessi .In termini culturali ,il passaggi, dalla solidarietà meccanica(solidarietà tra simili) alla solidarietà organica(solidarietà tra diversi) .In termini organizzativi, lo sviluppo di modalità che vanno dalla cooperazione alla autoorganizzazione, dal volontariato alla cittadinanza attiva.Cogliere tale metamorfosi della condizione sociale e declinarla in forma e forza organizzata, assume oggi un valore strategico per la Cgil .Non un aspetto di contorno.Presenze in grande sviluppo come l’Auser, le Banche del Tempo, vanno fortissimamente potenziate evitando di concepirle come dei sindacati di categoria, ma pensate come grandi “condensatori” sociali in grado di cogliere fino in fondo tutte le implicazioni conseguenti allo affermarsi di tale metamorfosi.


La questione consumo-consumatori-consumerismo

La Crisi ,per la prima volta ,fa emergere , appaiati nella rilevanza, il tema del modello di consumo, ed il tema del modello produttivo. Non era mai successo. Nelle crisi precedenti il confronto-conflitto ruotava attorno al modello produttivo. Sul tema del consumo è necessario un salto culturale :il passaggio cioè da una visione molto elementare che sostanzialmente riduce le alternative a due tipi di consumo-consumi di lusso e consumi di sopravvivenza-ad una visione molto più complessa ,in cui il consumo si articola in una molteplicità di tipologie, in cui la scelta del consumatore è funzione del modello sociale desiderato e scelto, e in cui l’atto del consumo riequilibra il rapporto di forze tra produttore e consumatore. cheoggi ha in mano un potere crescente e tale da condizionare-se ben usato- sempre più le stesse scelte produttive.Sul tema del consumo, tema profondamente e colpevolmente trascurato nel passato, oggi è possibile sviluppare una potenza di intervento altrettanto rilevante di quella che ,in passato, sul tema lavoro ,ha permesso lo sviluppo delle grandi organizzazioni del lavoro.

Si può parlare di una specie di CGIL Due

La campagna di boicottaggio lanciata dai consumatori scandinavi contro l’acquisto dei pomodori italiani ,raccolti con modalità di lavoro riconducibili al caporalato, esemplifica meglio di un trattato di sociologia ,il ruolo che le organizzazioni di consumatori possono svolgere, anche sul terreno della difesa o affermazione dei diritti fondamentali del lavoro.Certamente la Federconsumatori sta affermandosi come l’organizzazione più potente nell’ambito delle organizzazioni consumeriste ,ma le prospettive di sviluppo sono enormi e allo stesso tempo necessarie ,sia sul terreno della difesa e della tutela delle condizioni del consumatore, in peggioramento ,e che la crisi amplifica a dismisura, sia sul versante delle innovazioni che le nuove tecnologie rendono e sempre più renderanno praticabili, in termini di manipolazione della domanda e persino di fabbricazione del desiderio.Già oggi l’atto dell’acquisto stà diventando il terreno di battaglia tra le grandi compagnie dei media ,che governano la Rete.

I sistemi di sorveglianza nelle reti distributive

i sistemi di sorveglianza nelle grandi reti distributive diventano sempre più sistemi di individuazione e lettura del desiderio , per costruire ad un livello inedito campagne sempre più sofisticate di manipolazione e controllo delle scelte del consumatore, lasciando presagire scenari alla Orwell.L’alternanza delle umane sorti ,per dirla con il poeta, riguarda anche le forme della organizzazione.In prospettiva, L’Auser, nell’universo della esclusione sociale ,la Federconsumatori nell’universo del consumo, se pensate come vere e proprie Piattaforme a trecentosessanta gradi al centro di tali universi e sempre che il cervello strategico della Cgil rimanga capace di inventività ,possono eguagliare se non superare la più grande invenzione organizzativa e politica degli anni settanta, insieme al delegato di reparto dei consigli di fabbrica, l’invenzione dello Spi, che purtroppo ,nel passaggio dal sistema pensionistico fondato sul sistema retributivo, al sistema pensionistico basato sul sistema contributivo(la pensione nel sistema contributivo diventa una assicurazione :tanto versi, tanto prendi) rischia di vedere disperdersi la sua missione originaria .La sfida è grande. Ma la Cgil ha tante forze a disposizione da rimanere all’altezza della propria storia.

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