Domenica, 23 Febbraio 2014 09:08

Un governo che si sposta a destra

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ROMA - Sarebbe sbagliato e persino infantile parlar male di un governo che ha da poche ore giurato nelle mani del Capo dello Stato e non ha ancora ottenuto la fiducia alle Camere; pertanto sospendiamo ogni giudizio e ci riserviamo di valutarlo nelle prossime settimane, quando il segretario del PD si sarà insediato a Palazzo Chigi e avrà iniziato a dispiegare la potenza di fuoco del suo indubbio carisma.

Tuttavia, una cosa è certa: basta dare un’occhiata alla lista dei ministri per accorgersi che questo governo è molto più a destra rispetto al bistrattato, ma secondo noi valido, esecutivo guidato da Enrico Letta.

È più a destra Renzi, figlio non della scuola democristiana di Andreatta ma degli anni Ottanta e di tutto ciò che essi hanno rappresentato: in positivo e, ci spiace dirlo, soprattutto in negativo. E sono più a destra anche gli inquilini di alcuni dicasteri chiave: dalla Guidi allo Sviluppo economico alla Giannini all’Istruzione, all’Università e alla Ricerca, entrambe assai più liberiste dell’ex sindaco di Padova, Zanonato, e dell’ex rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Carrozza. Come ci dispiace molto anche il fatto che non sia stato confermato un dicastero imprescindibile quale quello dell’Integrazione, gestito dall’ottima Cécile Kyenge, fondamentale per tener viva nel governo quella fiammella di sinistra che è possibile far brillare in un contesto politico così complesso e delicato.

Scompaiono i simboli della nostra storia e delle lotte democratiche

In poche parole, con l’arrivo di Renzi sono scomparsi tutti o quasi i simboli della nostra storia e delle nostre battaglie degli ultimi vent’anni: dai referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare, dei quali non parla praticamente più nessuno, alle lotte in piazza e nelle istituzioni in difesa del pluralismo dell’informazione e della riparazione di quell’intollerabile e offensiva anomalia tutta italiana costituita dal mostruoso conflitto d’interessi di Berlusconi e dai minori, ma non meno preoccupanti, conflitti d’interesse che caratterizzano la nostra logora classe dirigente. Senza dimenticare le manifestazioni di un’intera generazione in difesa della scuola e dell’università pubblica e l’impegno a favore dei diritti umani che, senza dubbio, avrebbe meritato un maggior riconoscimento.

 

Un Palazzo sempre più isolato e distante

 

E poi c’è l’Italicum, ovviamente inviso ad Alfano e ai partiti minori ma giustamente inviso anche ad una parte del PD e a un vastissimo settore del nostro panorama culturale e giuridico per via dei suoi numerosi rischi d’incostituzionalità e, più che mai, perché la mancata previsione delle preferenze potrebbe causare un’ulteriore frattura fra un palazzo sempre più isolato e distante, quasi fosse un mondo a parte, e un’opinione pubblica sempre più sola, impoverita e priva di punti di riferimento e corpi intermedi solidi e strutturati ai quali rivolgersi.

Per questo, consigliamo caldamente a Renzi di non sottovalutare le amare riflessioni proditoriamente carpite nei giorni scorsi a Barca: in questo caso, infatti, non ha alcun senso interrogarsi o meno sulla validità di un modo di fare giornalismo che da queste parti abbiamo sempre contrastato bensì è opportuno soffermarsi a considerare le parole sconsolate e gli ammonimenti gravissimi di una delle menti più lucide dell’universo culturale ed economico italiano; un’amarezza che sappiamo essere condivisa dai milioni di elettori che domenica scorsa hanno disertato i gazebo per l’elezione dei segretari regionali del PD e che si evince chiaramente ogni volta che i sondaggi riportano le percentuali altissime cui si mantiene stabile il movimento di Grillo.

 

 Un errore eliminare Emma Bonino, solida ed esperta

Senza contare che va benissimo l’inserimento al governo di una donna giovane e competente come Federica Mogherini ma sarebbe stato di gran lunga preferibile affidarle il meno impegnativo dicastero delle Politiche comunitarie e farla crescere sotto l’ala della ben più solida ed esperta Emma Bonino, per poi promuoverla in futuro favorendo quel ricambio generazionale di cui il Paese ha urgentemente bisogno.Insomma, per dirla in breve, crediamo che il governo Renzi nasca gravato da numerosi fardelli: la brutale e mal spiegata sostituzione di Letta, il malessere evidente della sinistra PD e di Civati che addirittura minaccia una scissione, la scarsa esperienza di buona parte dei ministri, per quanto capaci e senz’altro predisposti all’ascolto, i pessimi rapporti fra il Presidente del Consiglio e gli esponenti del Nuovo Centrodestra, le evidenti perplessità di Napolitano, gli innumerevoli guai che attanagliano da anni l’Italia e con i quali Renzi dovrà fare i conti fin dal primo giorno, la vaghezza di proposte, prima fra tutte il Jobs Act, che sulla carta sembrano anche interessanti ma dovranno essere valutate nel merito e sottoposte al severo giudizio delle commissioni e delle camere e, soprattutto, la brutta sensazione, che ci auguriamo di cuore venga smentita dai fatti, che il Premier si sia preoccupato più di chiudere definitivamente l’interminabile congresso del PD, venendo incontro alle varie, litigiosissime aree interne, e di assecondare la sfrenata volontà di un cambiamento totale della popolazione che di allestire un esecutivo autenticamente in grado di condurre la Nazione fuori dal pantano. 

Per i giovani  un’esistenza privata ed un futuro incognito

Infine, noi giovani, alle prese con un’esistenza precaria e un futuro incognito, abbiamo l’atroce timore che questa generazione di quarantenni, nata, vissuta e cresciuta, non certo per colpa sua, a contatto con le scorie del peggior liberismo e del berlusconismo rampante possa entrare presto in conflitto con chi, invece, aveva diciott’anni nei giorni dei cortei oceanici contro la riforma Gelmini e una ventina nei giorni delle manifestazioni altrettanto oceaniche contro lo strapotere delle banche, della finanza, dell’uno per cento che prospera alle spalle di una popolazione mondiale allo stremo e della continua umiliazione e vessazione dei diritti e di qualunque forma di libertà.

Queste sono le nostre perplessità. Ci rendiamo conto che non sono affatto poche, ma auspichiamo vivamente che Renzi riesca a smentirle tutte e nel più breve tempo possibile, visto che sa benissimo anche lui che, con ogni probabilità, si tornerà alle urne al termine del semestre europeo.

 

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