Venerdì, 28 Febbraio 2014 15:50

Bene l’adesione al Pse, ora il programma e la forma partito

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ROMA - L’adesione del Partito Democratico al Partito Socialista europeo,pur gestita all’insegna di un inspiegabile minimalismo burocratico,ha oggettivamente un significato straordinario. 

L’adesione ri definisce l’identità politica del partito democratico,una identità socialista;ricolloca nel suo alveo naturale la sinistra socialista  l’insieme delle forze che si raccolgono sotto la  bandiera del partito democratico ;sancisce  l’appartenenza del partito democratico ad uno schieramento  dai contorni politici non  indeterminati  ma  definiti, nella contesa politica continentale.

La straordinarietà del significato dell’atto di adesione è legata certamente al suo lungo periodo di gestazione ,al carattere variegato delle culture e forze che compongono il Partito democratico ma soprattutto alle prospettive e implicazioni che si sarà in grado di cogliere, prospettive ed implicazioni su cui  dovrà necessariamente approfondirsi il confronto e la consapevolezza della scelta compiuta.

Prospettive ed implicazioni che ,definita.  con la adesione, la questione della identità politica,rimangono tutte  da costruire-ricostruire,  rispetto alle altre due dimensioni che connotano una forza politica :quella del che fare, cioè del programma ,e quello del modello di partito, cioè della forma-partito.

Tramonta il liberismo ma anche la “terza via”

Krisi e Globalizzazione rappresentano i due dati di novità dello scenario in cui collocare tale confronto e in cui realizzare l’accumulo di forze da schierare contro la destra conservatrice. Se il 1989 rappresenta anche  simbolicamente il collasso del socialismo sovietico ,l’irrompere della Grande Krisi  dell’agosto del 2007 ,rappresenta l’avvio del la fine del liberismo trionfante ma anche del tramonto della parabola della Terza via.Non va dimenticato che ,nel passato ormai storico, l’ internazionale dei partiti socialista era icasticamente descritta come “la buca delle lettere” dei singoli partiti nazionali ,che nel passato recente,governando tredici stati su quindici, i socialisti non sono riusciti a portare in porto lo “Stato Federale Europeo,e che lo stessa costruzione del celebrato “ welfare socialdemocratico” deriva  certamente dalla capacità di iniziativa dei partiti socialdemocratici ,ma molto se non altrettanto dalla paura del “fratello più radicale”,il comunismo.

 

 Globalizzazione. Krisi,crescita della disuguaglianza

Globalizzazione e Krisi, nel doppio e inverso movimento di  rinazionalizzazione-riteritorializzazione  degli interessi e di mondializzazione dei mercati ,rappresentano oggi ,e non per un breve momento, lo scenario in cui i partiti socialisti saranno chiamati a dimostrare ,senza rendite di posizione, la autonoma forza delle loro idee e la loro autonoma capacità di mobilitazione sociale.Il prodotto di tale duplice movimento è rappresentato dalla diseguaglianza .Il tratto fondamentale della nostra epoca, come sostiene P.Rosanvallon nella sua splendida opera,  la Societe’ des  egaux -è dato dal crescere smisurato della diseguaglianza. Diseguaglianza tra lavori, tra sessi ,tra giovani e no, tra paesi e tra aree di uno stesso paese.

La diseguaglianza attuale-è bene precisarlo- non è la prosecuzione nelle nostre società di un prodotto ereditato ,ma  il frutto di una inversione –a partire dagli anni ottanta- della tendenza alla riduzione delle diseguaglianze  che aveva dominato per tutto il secondo dopoguerra. 

Il passaggio da partito democratico a partito socialista

 

La diseguaglianza  va quindi assunta come criterio principe di interpretazione  della nostra realtà sociale, e la lotta senza quartiere alla diseguaglianza come la ragione di fondo che motiva il passaggio da partito democratico a partito socialista. Sempre oggi, l’eguaglianza delle opportunità rappresenta nella Sinistra l’idea dominante.

L’eguaglianza delle opportunità ha trovato in Italia nel famoso discorso di Claudio.Martelli sui” Meriti e Bisogni” la sua formulazione più famosa .Tale idea di eguaglianza ha  come fondamento una teoria della giustizia come teoria delle diseguaglianze legittime che ha portato la sinistra di matrice socialista a dissociare le politiche distributive dalle politiche redistributive, a marginalizzare le politiche redistributive e quindi a ridurre la questione sociale al tema della povertà,  da affrontare a sua volta attraverso la solidarietà umana piuttosto che attraverso politiche di cittadinanza. Un ritorno alle leggi sulla povertà. L’eguaglianza delle opportunita ’ si è risolta nel concreto in un assecondamento più che in un contrasto delle politiche antiegualitarie   della cosidetta rivoluzione conservatrice.

 

Riformulare l’ idea di eguaglianza essenziale per la sinistra

Una riformulazione  della idea di eguaglianza  diventa essenziale per il futuro della sinistra di matrice socialista non solo al fine di dare significato contingente alla adesione al partito socialista europeo, ma proprio per riarmare –dentro la crisi-il confronto/conflitto tra capitalismo e socialismo.

L’adesione al partito socialista europeo ,può diventare l’occasione per provare a portare tale forza all’altezza del suo nuovo compito politico,oggi di rilevanza storica : costruire un partito continentale ,in grado di reggere l’impresa  della costruzione dello stato federale europeo ,ed insieme riformulare, all’altezza della crisi, l’idea forza della sua esistenza politica ,l’idea di eguaglianza.  Sinteticamente

 Stato Federale Europeo come dimensione statuale  indispensabile ,per riportare “sotto controllo” direbbe J.Habermas,la potenza anarchica del Mercato, idea di Eguaglianza come stella polare della azione politica quotidiana della Sinistra socialista.Nuova idea di Eguaglianza, sul percorso intuito già negli anni novanta da  Bruno.Trentin , Martha Nussbaum, :  capacitazione  e diritti invece che meriti e bisogni.

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