Venerdì, 16 Maggio 2014 13:52

La ripresa non c’è, la precarietà sì

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ROMA - L’economia passa in secondo piano, ne prende il posto la corruzione. Anche se, in questo Paese, spesso colludono e la trama corruttiva che sembra inestricabile frena la crescita, lo sviluppo. Anzi, come ora si sta verificando, gli investimenti ci sono ma verso i portafogli finanziari che non creano posti di lavoro.

Quando sia alcuni economisti, pochi, che autorevoli esponenti del governo, a partire dal presidente che è anche il segretario del maggioro partito della coalizione, parlano di ripresa che si avvicina o che è addirittura in atto raccontano barzellette agli italiani. Meraviglia che fra gli esponenti del governo, lasciamo stare alcuni ministri che non conoscono la parola economia, anche Renzi non ci ha molta dimestichezza, ma meraviglia che personalità come Padoan, Poletti,tanto per citarne alcuni si prestino a giochi di prestigio. E’ perfino  si rispolvera la favola della luce che si vede in fondo al tunnel, tanto cara a Monti .Basta un più qualcosa non importa se si tratta di uno zero, a fianco a un numero dei tanti che raccontano lo stato dell’economia, per intonare canti di gioia. Quando cala la produzione industriale non il dato è tratto. Il prodotto interno lordo non può che essere negativo. Per di più l’agricoltura non decolla e i servizi sono fermi. Già i servizi che dovrebbero essere il volano della ripresa con creazione di  posti di lavoro, altrimenti di che ripresa si tratta, non decollano.

Il governo non ha una politica economica

Il problema è che il governo non ha una politica economica, non ha una programmazione degli investimenti necessari nei settori che in altri paesi europei sono il traino dello sviluppo, l’ambiente, la cultura, l’innovazione,l’energia. Non solo, ignora le proposte che le forze sociali, i corpi intermedi, per loro conto hanno messo a punto e potrebbero essere un utile strumenti di confronto. Ma Renzi e i ministri in coro rifiutano i “ tavoli”, le riunioni che non finiscono mai. Qualcuno parla perfino di stanze fumose, quando è noto  che non si può  fumare. La Cgil in un congresso molto importante ha messo a punto il Piano del Lavoro, un progetto concreto passato al vaglio in questo anno  di migliaia di assemblee, ha proposto a Cgil e Uil, trovando il loro consenso l’apertura di quattro temi, le pensioni, il lavoro, quello povero in particolare che riguarda  giovani e precarietà, gli ammortizzatori sociali, il fisco sui quali aprire una vertenza con il governo.

Il rifiuto di un rapporto con i sindacati

Si è fatto vivo il governo? Magari solo per dire vediamoci e , magari  a cena, sempre un tavolo, c’è,  diteci, spiegateci. Niente. Va bene il sindacato, e viene lodato, quando si tratta di salvare aziende, vedi vicenda Electrolux, certo anche posti di lavoro, ma sempre con sacrifici da parte dei lavoratori. Il negoziato non è una maledizione  di Satana allora. Il ministro Poletti ringrazia i sindacati, ma  subito afferma che la politica economica la decide il governo, le forze sociali al massimo, come per la riforma del Terzo  Settore e quella della Pubblica amministrazione possono far pervenire le loro opinioni via mail.

Le contraddizioni del Pd, il programma d Martin Schulz

Per un governo il cui presidente e anche il segretario del Pd, partito di sinistra visto che ha aderito al Partito socialista europeo, non è un belvedere. Proprio il programma di Martin Schulz, candidato alle elezioni europee che il Pd ovviamente sostiene, nel suo programma assegna un ruolo importante  alle forze sociali, alla partecipazione. Invece da noi  il governo fa approvare con ripetuti voti di fiducia un decreto  che invece di puntare a lavoro buono sceglie la precarietà. Certo il Pd, Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera e il gruppo del Pd, stimolato dalla sinistra del partito, ha ottenuto alcuni miglioramenti rispetto  al testo iniziale, ma lo stesso Damiano dice che non c’è stato uno stravolgimento del testo originale. E’ proprio questo il punto.

E’ l’impianto del decreto Poletti che andava cambiato

Perché è l’impianto del decreto  che  andava cambiato. E’ il contratto a termine, tre anni, da rinnovare cinque volte che crea non buona  flessibilità ma precarietà. Per tre anni il giovane non può decidere della propria vita, è prigioniero di un contratto maledetto che può saltare in ogni momento , Scompare la assunzione a tempo indeterminato qualora si superi il tetto per i contratti a termine e compare una multa, che si dice consistente ma senza dare le cifre. Viene peggiorata anche la situazione degli apprendisti che devono essere stabilizzati solo per le aziende con oltre 50 dipendenti e non 30 come nel testo originale. Resta insomma un contratto a termine senza causale. Quindi nessuna  tutela. Difficile negare che perfino rispetto al testo originale e poi quello votato dalla Camera con gli emendamenti del Pd, nel passaggio al Senato e poi nella nuova fiducia alla Camera sia stato peggiorato dagli emendamenti  voluti dagli alleati di governo e, sottobanco, da Forza Italia .Infine, ma certo non ultimo argomento, la questione relativa ai voti di fiducia. Il governo presenta un testo  e chiede la fiducia alla Camera. La ottiene. Al Senato nuova fiducia e il testo cambia. Alla  Camera si chiede ancora la fiducia al testo cambiato. Qualcosa non quadra. Il rapporto che si è creato fra governo e Parlamento è perlomeno discutibile. Per non dire peggio.

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