Venerdì, 24 Ottobre 2014 10:43

Disastro ambientale. Incantevoli spiagge del Salento violate dal gasdotto

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MELENDUGNO (LE)  -  1.900 ulivi  divelti. I vigneti del negroamaro sventrati da un tubo di acciaio e cemento del diametro di due metri per due. Il  rischio incombe sul Salento, il territorio divenuto la prima meta del turismo in Italia, scelto per l’approdo di un mega-gas dotto che dovrebbe portare gas all’Europa dai pozzi dell’Azerbajjan.

Alla Fiera del Levante inaugurata da Renzi 40 sindaci del Salento, con il sindaco di Melendugno Marco Potì in testa,  hanno manifestato contro, alzandosi in piedi e applaudendo quando il presidente della Regione Nichi Vendola  ha ribadito che la Puglia non è la pattumiera degli altri. Renzi ha detto che si può ancora discutere sull’approdo, ma il ministro dell’Ambiente Galletti, che ha da poco approvato il rapporto di Valutazione impatto ambientale, ha detto che l’approdo è ormai stato deciso. Il ministero dei Beni culturali ha espresso parere contrario.

Il gasdotto dovrebbe approdare su un’incantevole spiaggia la Caciulara San Basilio, a San Foca, una delle cinque marine di Melendugno, sul Mare Adriatico, insignita per ben quattro volte della Bandiera blu e Le cinque Vele di Legambiente e distante appena un chilometro e mezzo dalla riserva naturale di interesse internazionale Le Cesine. Siamo in una zona ad alta intensità turistica, dove i giovani si sono inventati un lavoro puntando sul turismo e sulla tutela delle risorse naturali, tra numerosi siti di interesse comunitario e un sito archeologico di straordinaria bellezza, Roca Vecchia, la Micene del Salento. Su appena 500 metri di arenile, che viene puntualmente segnalato dalle riviste di turismo nazionali tra le spiagge più belle della Puglia, ci sono ben tre stabilimenti balneari. E poco distante sorge un residence albergo, Punta Cassano. Tra le dune depongono le uova le ormai rare tartarughe di mare:  specie protetta, dall’altisonante nome di Caretta Caretta Linnaeus. 

Qui la TAP AG ha progettato l’approdo di un gasdotto che parte dall’Azerbajian, risparmia, giustamente, le bellissime coste della Grecia, attraversa le montagne a 1.990 metri di altitudine, per arrivare in Albania dalla cui costa dovrebbe immettersi in mare, poggiandosi per 111 chilometri sui fondali del Canale d’Otranto, un mare, avvisano gli esperti, particolarmente esposto alle correnti e a forte rischio sismico. Il gasdotto approda poi sulla spiaggia La Caciulara San Basilio a San Foca. Ma, siccome anche l’occhio vuole la sua parte il tubo di acciaio ricoperto da cemento armato si immergerà sotto la sabbia e le dune con un microtunnel a una profondità di 18 metri. La  voragine scavata nei fondali per ottenere l’immersione del gasdotto sarà ricoperta da cemento armato e malta. Lo spiegano in un contro-rapporto presentato sin dal novembre dello scorso anno al Ministero del’Ambiente, ben 25 esperti tra architetti, ingegneri, geologi, chimici, medici e avvocati, chiamati a mettere a disposizione le loro competenze dal Comune di Melendugno e cooordinati dal professore del Politecnico di Bari ingegner Guido Borri.

Allo stato attuale il ministero dell’Ambiente ha approvato il rapporto di Valutazione Impatto Ambientale presentato dalla società Tap con 58 prescrizioni, il ministero dei Beni Culturali lo ha bocciato.

Il gasdotto dopo essere riemerso in pineta, che sarà praticamente rasa al suolo per due ettari, si snoderà via terra. Per consentirne il passaggio e creare le zone di sicurezza  e la viabilità di emergenza intorno, saranno divelti 1900 ulivi secolari, in un paese che vanta di detenere il 4 per cento della produzione di olio, a livello regionale. A Melendugno, poi, in località Masseria del Capitano dove ci sono i dollmen preistorici Placa e Gurgulante sarà realizzata la centrale di depressurizzazione, con camini alti dieci metri per smaltire i fumi. Intorno il deserto: 12 ettari di terreno, vasto quasi quanto 24 campi di calcio, dove non sarà ammessa alcuna attività. La centrale servirà per riportare la temperatura del gas ad un valore di almeno tre gradi centigradi. I Consiglio comunali dei Comuni interessati hanno peraltro dichiarato con delibere del 14 ottobre 2013 inidoneo il luogo destinato a ospitare la Centrale di depressurizzazione perché si trova molto vicino ai centri abitati di Melendugno, Vernole e Calimera e perché sorge in una zona non industrializzata, fatta di masserie e uliveti che caratterizzano il tipico paesaggio salentino. Non si indica nel progetto dove si andrebbe ad attingere l’acqua necessaria a far funzionare l’impianto con il grave rischio di prosciugare il già delicato equilibrio delle falde freatiche salentine.

A meno che, non ci arrivi volando, il gasdotto attraverserà poi anche i vigneti di Negroamaro del Nord Salento per arrivare ad immettere il gas nella centrale SNAM di Mesagne. Tutta questa opera sarà dimessa tra 50 anni o poco più, avvertono gli esperti. La società che intende realizzarla la considera “opera persa”. I tubi di acciaio ricoperti di cemento armato per un diametro di tre metri, saranno abbandonati in balia delle correnti del mare e degli agenti meteorologici, lentamente corrosi e mai smaltiti da alcuno. “Un bel regalo per le generazioni future, i bambini di oggi, per i quali i loro genitori stanno lavorando con grandi sacrifici, inventandosi attività turistiche, nella speranza di consegnare a loro una terra migliore!” -  commenta il direttore responsabile della rivista di turismo e cultura del Salento, Spiagge, Carmen Mancarella.

 

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