Sabato, 24 Giugno 2017 19:08

Banche venete. Una storia che si ripete

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Ci risiamo. Dopo l’ennesimo fallimento dell’ultima gestione di Alitalia (le lettere di procedura ai soggetti che hanno inviato la manifestazione di interesse e rispondono ai requisiti del bando partiranno il 26 luglio) è la volta di un altro salvataggio: solo che questa volta si tratta di alcune banche (del nord).

La tecnica ormai è quella collaudata. La società che a causa di una gestione a dir poco “sbagliata” si trova in cattive acque, viene sdoppiata in due pezzi (ai tempi della compagnia di bandiera erano la Lai e la Cai) ora si parla di una bad bank e di una good bank. In uno si lascia il poco di positivo che rimane dell’azienda, nell’altro la sua parte peggiore. Solo dopo aver fatto questo i due pezzi vengono venduti. Ma mentre il primo finisce sul mercato (dove, sebbene con i dovuti problemi, ha ancora un briciolo di valore), l’altro che non vale più niente non lo compra nessuno: viene “salvato” utilizzando i soldi dei contribuenti. 

È quanto sta avvenendo in questo giorni con le ultime (in termini di tempo, ma si può essere certi che non sarà l’ultima volta che i cittadini saranno costretti a pagare per la cattiva gestione di banche e istituti di credito) due banche:  Veneto Banca e banca Popolare Vicenza e Veneto. Dopo che la  Banca Centrale Europea ha dichiarato che sono in “dissesto o a rischio di dissesto” dovuta alle carenze di capitale e alla “ripetuta violazione dei requisiti patrimoniali di vigilanza” è stata avviata la procedura di liquidazione. “Nonostante il tempo concesso dalla Bce per la presentazione dei piani patrimoniali, le due banche non sono state in grado di offrire soluzioni credibili per il futuro”. In altre parole, invece di schiaffare in galera chi ha fatto fallire un ente mettendo a rischio i risparmi di migliaia di persone, lo stato è stato chiamato a tappare i buchi (e non solo quelli di bilancio). Un processo, cosa questa non usuale, sorprendentemente rapido. 

È bastato che la BCE comunicasse questa situazione al Single resolution board che, in pochi giorni, riscontrate le condizioni per avviare la risoluzione delle due banche, il governo decidesse in un solo fine settimana, di intervenire prelevando dalle tasche dei pochi contribuenti rimasti (sempre meno) una somma tra 8 e 10 miliardi di euro per coprire i danni della parte “bad” delle due banche. È bastato un fine settimana per garantire l'operatività della Popolare di Vicenza e di Veneto banca. A comunicarlo  è stato un comunicato del Tesoro che ha ricordato che il Single Resolution Board ha deliberato che “non sussistono tutti i requisiti previsti per una risoluzione”. Di conseguenza, “il governo si è riunito nel fine settimana per adottare le misure necessarie ad assicurare la piena operatività bancaria, con la tutela di tutti i correntisti, depositanti e obbligazionisti senior”.

La restante parte, quella “buona”, è stata svenduta al prezzo simbolico di un euro a Intesa Sanpaolo che ha presentato proposta ufficiale di acquisto per gli asset “sani”. 

Ma non finisce qui: le trattative prevedono un ulteriore costo per lo stato: quello per gli esuberi, di cui circa 1.500 persone dovrebbero finire nel calderone di Intesa (su base volontaria); gli altri invece dovrebbero finire….in mezzo alla strada. Anche gli azionisti e i bond subordinati subiranno un danno non indifferente: il valore delle azioni delle due banche verrà azzerato. Senza contare che nel 2016, le due banche erano già costate agli italiani circa 3,5 miliardi a valere sul fondo Atlante; “la situazione finanziaria delle due banche si è ulteriormente deteriorata nel 2017. La Bce ha pertanto richiesto alle banche di presentare un piano di ricapitalizzazione per assicurare il rispetto dei requisiti patrimoniali. I piani industriali sottoposti da entrambe le banche non sono stati ritenuti credibili dalla Bce”. In altre parole, raccogliere la spazzatura lasciata dalla cattiva gestione delle due banche costerà complessivamente agli italiani quasi quanto una mezza manovra finanziaria. Soldi che avrebbero potuto essere utilizzati in molti modi per risolvere uno dei tanti problemi che riguardano la gente comune. Ma che, invece, verranno utilizzati per cercare di tappare una voragine fatta di speculazioni errate, investimenti sbagliati e prestiti concessi agli amici degli amici. Cose per le quali nessuno degli amministratori pagherà.

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