Giovedì, 06 Luglio 2017 12:18

“La corazzata Italia è una c… pazzesca”

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Uno dei tanti film, protagonista Paolo Villaggio, passati in questi giorni in tv, postumo omaggio al popolare attore, vede il ragionier Fantozzi, in piena campagna elettorale, bombardato dai leader dei partiti allora in voga che gli chiedono il voto tentando di convincerlo delle loro ragioni.

Ci sono tutti: per la Democrazia Cristiana Fanfani, De Mita e Andreotti, Berlinguer per il partito comunista, Craxi per il partito socialista, il liberale Malagodi, il repubblicano Spadolini, Almirante per il movimento sociale, Pannella per i radicali, Pietro Longo per il partito socialdemocratico. Un’irresistibile passerella di leader della cosiddetta prima repubblica, che fa anche riflettere sui protagonisti di quegli anni di vita politica italiana.

E oggi? Chi dovrebbe ascoltare il povero Fantozzi, per schiarirsi le idee su come votare?  Per ragioni anagrafiche qualcuno di quelli manca all’appello, anche i partiti non ci sono più, o almeno quei partiti. C’è comunque ancora Berlusconi che impersona la destra, c’è ancora De Mita, ex-DC, c’è ancora la bandiera radicale innalzata da Emma Bonino, a sinistra dissidenti sparsi, poi c’è Renzi che fa gioco a sé.

La disaffezione crescente degli italiani per la politica, il costante rifiuto di recarsi alle urne di un buon trenta per cento di aventi diritti al voto e la crisi della rappresentatività che colpisce tutte le ideologie si spiegano in parte con il disagio dei giovani di riconoscersi negli attuali leader politici. 

Con la sola eccezione dei grillini, che agli occhi dei più sprovveduti appaiono come i salvatori della patria perché rifiutano tutto e tutti, non c’è formazione politica di destra o di sinistra (sempre che valga ancora la distinzione) che non abbia deluso l’ipotetico elettore: un po’ perché sono sempre in lite fra loro (la sinistra del PD con il centro, la Lega di Bossi contro la Lega di Maroni, quest’ultima contro la Lega di Salvini), un po’ perché con l’aria di sembrare gente nuova di oggi propongono idee di ieri (la Meloni, figlia di un deputato socialista morto suicida in piena tangentopoli, è diventata un capopopolo che sarebbe piaciuto ad Almirante), un po’ perché i partiti che si sono volatilizzati stentano a rimettere insieme i cocci (Renzi ha fatto la sua veloce fortuna politica presentandosi come il gran rottamatore). Fatto sta che i giovani di oggi rifiutano la politica, non vanno a votare, fra i loro coetanei europei sono i più sconsolati, pensano più a cercare uno stipendio che un lavoro, detestano gli extracomunitari che riescono a trovare un’occupazione qualunque.

Insomma, i nostri sono giovani che fanno mancare all’Italia le energie di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla palude, e in questo si fanno criticare dai tedeschi, dai francesi, dagli inglesi, perfino dagli spagnoli. “Largo ai giovani” si dice da più parti. “Il nuovo che avanza” è la prospettiva. Ma la realtà è un’altra. L’Italia è al palo.

Di chi la colpa di tutto questo? Della politica? Dei partiti che non ci sono più, o cambiano sigla? Dei nostri parlamentari che cambiano casacca e tirano a campare?  Oggi non c’è più un ragionier Fantozzi, ma se ci fosse di chi dovrebbe avere soggezione? Non ci sono più i mega presidenti galattici, non c’è più la classe operaia, (comunque mai andata in paradiso), non c’è più il ceto medio impiegatizio dalle mezze maniche cui Fantozzi apparteneva. Comunque alto potrebbe levarsi il suo grido: la corazzata Italia è una c….pazzesca.

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