Domenica, 16 Luglio 2017 20:08

Destra d’autore, dal sesterzio ad altre c …

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La Roma contraddittoria di Virginia Raggi: la sindaca dalle mille trovate proclama ancora una volta, con un’ordinanza, la cacciata dei gladiatori che assediano i turisti dinanzi ai Fori e al Colosseo, ma vuole ripristinare il sesterzio, la moneta degli antichi romani.

Non le basta la guerra che il suo Nume tutelare Beppe Grillo ha sempre fatto, a chiacchiere, all’euro. Virginia ripropone l’entrata in vigore di una nuova moneta da usare negli scambi commerciali di basso livello. Pare ne avesse fatto cenno fin dalla sua campagna elettorale ma nessuno se ne era accorto. 

Oggi torna alla carica: con il sesterzio pensa forse di far pagare il biglietto per la funivia, altro progetto in aria, o l’ingresso alla gara di monoposto elettriche in programma all’Eur nella prossima primavera. A quando la corsa delle bighe al Circo Massimo?

Intanto, dopo il bel sette e mezzo che si è assegnata dopo un anno di Campidoglio, la virginea Raggi si è autoassolta da ogni accusa nella vicenda giudiziaria legata alle nomine capitoline che la vedono indagata per falso e abuso di ufficio. Dopo un colloquio in Procura con il pubblico ministero ha detto: ”Sono fiduciosa, ho chiarito tutto”. 

C’è la politica del fare e c’è quella del dire. A chiacchiere sono tutti bravi e i più coraggiosi dicono le cose più assurde, senza vergognarsi dello sdegno che certe dichiarazioni suscitano nelle persone che prima di aprire bocca riflettono. Così parlò l’Onorevole: ecco un breve florilegio di mezzo luglio.

Michele Palummo, sindaco di Pimonte, paese dell’hinterland napoletano, seimila abitanti, e fra quelli una minorenne seviziata da un branco di coetanei, ha commentato il fatto così’: ” E’ una ragazzata”. La famiglia della minorenne ha scelto di lasciare il paese natio e di tornare in Germania dov’era emigrata e da dove era appena rientrata. Per il sindaco, violentare una ragazzina non è, poi, cosa tanto grave.

Matteo Salvini, leader della Lega, alla notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di apologia del fascismo di Gianni Scarpa, gestore di uno stabilimento balneare di Sottomarina di Chioggia infarcito di busti e di scritte mussoliniane, ha commentato: “Pazzesco! Lasciate lavorare in pace la gente. Con assassini, spacciatori e clandestini a spasso, lo stato italiano processa le idee”. Chiudere uno stabilimento balneare in piena estate per Salvini questo si è gravissimo!   

Lo stesso Salvini, alla notizia della festa degli ultrà veronesi nel corso della quale nella curva sud dello stadio Bentegodi si è inneggiato a Hitler definito “sponsor della serata” (“siamo una squadra fantastica fatta a forma di svastica” il ritornello dei cori) e che ha determinato la reazione della Digos, della comunità ebraica di Verona e del consiglio comunale della città, ha commentato: “Ma non esageriamo, non coinvolgiamo politica e magistratura. In fondo parliamo di un coro goliardico. Vogliamo il reato di coro?”.

Massimo Corsano, ex-Fratelli d’Italia, oggi seguace di Raffaele Fitto, per replicare a Emanuele Fiano, relatore del decreto di legge sull’apologia del fascismo, ha detto: “Porta le sopracciglia così per coprire i segni della circoncisione”.  Poi ha spiegato: “Non volevo offenderlo dandogli dell’ebreo”. Peggio il tacon del buso, dicono i veneti: allora voleva dargli del testa di c…. Delle due l’una. 

Luigi Di Maio, vice-presidente della Camera, parlando a Bruxelles in un incontro internazionale sul problema dell’immigrazione, ha detto ai microfoni di molte televisioni: “Il problema è che Matteo Renzi ha svenduto l’Italia per 80 euro”. Molti commentatori stranieri si sono chiesti di che cosa stesse parlando.

Lo stesso Di Maio, spintosi in missione da premier fino a Ventimiglia ha “attaccato” la Francia perché respinge i migranti che riescono a entrare di straforo. “L’Europa finisce a Ventimiglia” ha tuonato dinanzi ai microfoni di tante televisioni. Era il 14 luglio, festa nazionale per la presa della Bastiglia, non un giorno qualsiasi. E ha proseguito: ”A Ventimiglia stiamo sostenendo costi importanti, qui paghiamo e spendiamo per tenere persone che vogliono andare in Francia. Quando andremo al governo presenteremo il conto a Parigi”.   Macron è avvertito. Cominci a mettere i soldi da parte, anche se la minaccia è teorica: secondo l’ultimo sondaggio di Pagnoncelli, il 53 per cento degli italiani non crede che il M5S vincerà le prossime elezioni politiche del 2018 (contro il 5 % secondo il quale le vincerà sicuramente). Ma se il M5S vincesse le elezioni il miglior presidente del consiglio sarebbe proprio lui, Luigi  Di Maio per il 40 per cento degli interpellati, mentre ai suoi confratelli andrebbero le briciole: Alessandro Di Battista un 8 %, Paola Taverna 2 % e Roberta Lombardi solo 1%.

Questo è il risultato del bombardamento mediatico di cui Di Maio è protagonista: chi guarda i telegiornali con una certa frequenza si sarà accorto della presenza del giovane grillino, 31 anni: a ogni occasione non c’è telecamera che non lo inquadri. Si sta facendo una campagna elettorale personale degna del miglior Berlusconi. La carica di vice-presidente della Camera lo aiuta, ma sono tante le testate giornalistiche che già lo definiscono “il candidato premier”.  Da bravo napoletano un po’ superstizioso, Di Maio farebbe bene a fare gli scongiuri. 

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