Giovedì, 27 Luglio 2017 10:20

Lago di Bracciano, cronaca di una morte annunciata

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BRACCIANO (RM) - Continua l’agonia del lago di Bracciano. Poche gocce di pioggia cadute fra martedì e mercoledì non hanno portato alcun beneficio al livello del lago in lenta ma costante diminuzione. A vederlo, sulle sue rive lo spettacolo è impressionante: fango, alghe in putrefazione, scogli che una volta erano sommersi e ora si seccano al sole, le piccole spiagge che facevano da corona al lago e la gioia dei bagnanti che le frequentavano sono oggi arenili devastati dove non trovi nemmeno più i cigni e i germani reali che ne erano gli abituali abitanti.

La stagione turistica è decisamente compromessa, ma questo sarebbe il meno.

E’ la vita stessa del lago che è a rischio. In questa drammatica circostanza, seguita alla siccità e alla miope politica del comune di Roma, a prendere davvero le difese del lago di Bracciano c’è solo un comitato di volenterosi cittadini che si sta battendo con energia richiamando alle proprie responsabilità tutte le autorità pubbliche competenti. A cominciare dal Comune di Roma, la cui sindaca Virginia Raggi oggi si vanta di essere stata la prima a intervenire mentre il suo immobilismo è ampiamente dimostrato. 

Altro obiettivo del Comitato di lotta pro Bracciano è l’Acea, azienda comunale responsabile di buona parte del disastro per aver prelevato acqua dal lago in misura maggiore di quanto consentito dagli accordi presi a suo tempo con i comuni rivieraschi.  Oggi l’Acea osa fare ricorso contro l’ordinanza della regione Lazio che le impone di sospendere il prelievo dell’acqua dal lago da venerdì 28 luglio e fino alla fine dell’anno. Contro questa saggia decisione, che la Regione Lazio, sia pure con colpevole ritardo, ha dovuto prendere d’autorità, il Comune di Roma attraverso la sua partecipata Acea si è rivolta al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche per chiederne l’annullamento. Una cosa da non credere! E, infatti, il comitato Pro Lago di Bracciano ha reagito chiedendo l’intervento del Prefetto e del Ministero dell’Ambiente. Vedremo se il suo grido di aiuto sarà raccolto in tempo. E’ possibile, si chiede il cittadino medio, che le ragioni mercantili di un’azienda comunale possano prevalere sul sacro principio della difesa dell’ambiente naturale che è patrimonio di tutti?

Ma vediamo perché la Raggi ha subito sposato la tesi dell’Acea che non vuole rinunciare a succhiare acqua dal lago: per puro e manifesto populismo, com’è dello stile dei grillini ai quali appartiene. Poiché l’Acea a chi le chiede di ridurre il prelievo dell’acqua dal lago replica che così facendo “un milione e mezzo di romani resterebbero con i rubinetti asciutti”, la virginea Raggi ha scelto di fingere di mettersi dalla parte dei cittadini romani facendo credere di essere in grado di fornire comunque l’acqua a tutti con misure alternative, senza dire, però, quali. 

L’importante è parlare a effetto, tralasciando di precisare che l’acqua che l’Acea preleva dal lago di Bracciano è pari all’8 (otto!) per cento del fabbisogno della città. Allora, non possono essere un milione e mezzo i romani che resterebbero senz’acqua, ma molti meno, qualche migliaia. Roma non è Tokyo, o New York, non ha dodici milioni di abitanti! Ma in Campidoglio non sanno contare?

Ormai è chiaro: per la Raggi il nemico da battere non è il disastro ambientale, ma l’odiata Regione Lazio, con il cui presidente Zingaretti nemmeno parla. E per questo ha convocato in Comune una riunione per dire di aver creato una cabina di regia, dalla quale ha però lasciato fuori, oltre alla Regione, alcune importanti parti in causa, come i sindaci dei comuni rivieraschi e il battagliero comitato di cittadini che per primi hanno denunciato il problema. Una cabina inutile per una regìa zoppa. Ma tant’è: l’importante è far credere di fare.

E, così, mentre l’oca del Campidoglio continua a starnazzare, il lago di Bracciano vede scendere giorno per giorno il livello dell’acqua. Un disastro ambientale annunciato, del quale non è azzardato pensare che prima o poi dovrà occuparsi la magistratura. Perché di responsabilità penali in ballo ce ne sono. E quel giorno si rinnoverà il fenomeno tanto spesso denunciato: che dove la politica non arriva a risolvere i problemi deve intervenire la magistratura. 

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