Lunedì, 18 Gennaio 2021 11:25

La guerra infuria: il virus occupa Disneyland, il festival di Cannes, la sala Nervi in Vaticano

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Il Covis19 si sta impossessando di tutto, in tutto il mondo. Disneyland, tempio del divertimento, chiuso da tempo per evitare assembramenti, è diventato un “centro covid”, dove al posto dei personaggi tanto cari ai bambini si aggirano medici e infermieri addetti alle vaccinazioni. Lo stesso hanno fatto i francesi che hanno allestito un ambulatorio analogo nel palazzo del cinema di Cannes, dove il festival internazionale è ormai dimenticato.

Perfino il Vaticano ha sacrificato la sala Nervi, dove si svolgono gli incontri del papa con i fedeli di tutto il mondo, e ne ha destinato una parte alle équipes di medici e infermieri che vaccinano schiere di persone.

Questi sono gli ultimi clamorosi casi, significativi di una situazione sempre più allarmante. Dove fino a ieri ci si riuniva per piacere o divertimento oggi è di scena la sofferenza, quelli che erano i templi delle moderne divinità del consumismo e dell’allegrezza sono chiusi o trasformati in ospedali da campo, come durante le guerre più funeste. E’, infatti, una guerra quella che l’umanità sta oggi combattendo senza quartiere contro un nemico invisibile se non al microscopio ma micidiale come un cecchino appostato sui tetti. E non sarà una guerra lampo, durerà qualche anno e vorrà il suo contributo di vite umane, come ha già dimostrato. 

Spesso le guerre fanno vittime anche fra i generali che mandano gli eserciti all’assalto: oggi non sono solo i politici a rischiare le pallottole dell’epidemia, ma anche gli esperti della materia, virologi e immunologi, spesso sospettati di non essere abbastanza competenti. E se da una parte il mondo dei malati plaude all’opera di sacrificio e di dedizione svolta da medici e infermieri, dall’altra il mondo dei sani lancia accuse indiscriminate che accendono gli animi dei negazionisti. Talvolta sono anche i mezzi di informazione a essere messi sotto processo con il sospetto di ambiguità, parzialità o malafede.

Insomma, è un “tutti contro tutti” logica conseguenza di una situazione davvero difficile, un dramma per l’umanità che sarà ricordato nei libri di storia, non solo nei trattati di epidemiologia. Quando gli storici studieranno i nostri tempi si chiederanno: ma che razza di civiltà era?

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