Sandro Marucci

Sandro Marucci

Mercoledì, 06 Novembre 2013 21:11

I disturbatori televisivi: la scuola di Paolini

ROMA - In principio era soltanto  Gabriele  Paolini, il  disturbatore  delle dirette televisive.  La sua faccia stralunata è apparsa per anni  alle spalle dell’intervistato,  con lo sguardo fisso alla telecamera, tra una smorfia e l’altra.  Negli archivi della Rai  c’è  ancora la scena di un calcione che, per liberarsi della sua presenza in video. gli rifilò in diretta  il compianto Paolo Fraiese, autorevole  redattore del TG 1.  

Paolini ha fatto proseliti. C’è un giovane dai capelli rossi, Niki Giusini,  che  senza fare boccacce ma solo esibendo la sua facciotta tonda di adolescente che non fa  attività fisica e  visibilmente sovrappeso si affaccia ad ogni tg senz’altra ambizione che di farsi vedere. 

ROMA - A 40 anni dalla morte una biografia di Matilde Hochkofler  ricorda Anna Magnani. Il Festival di Roma dedicherà un omaggio alla Magnani, con la mostra "Ritratto di Anna", con la consulenza di Matilde Hochkofler. Verranno, inoltre, proiettati il quinto episodio restaurato di Siamo donne di Luchino Visconti e Nella città l'inferno di Renato Castellani. Una diva eterna come la città della quale è simbolo.

ROMA - Luigi Magni abitava in via del Babuino,  a pochi metri da quella che era stata la storica sede della Rai, ma soprattutto a cento passi da quella piazza del Popolo dove fu montata, per l’ultima volta, la forca  del papa Re che giustiziò gli ultimi due carbonari che avevano attentato alla sicurezza dello stato pontificio. C’è tuttora una lapide a ricordo. 

ROMA - Il primo fu  S.P.Q.R  (Senatus PopulusQue Romanus, il senato e il popolo romano) che il barbaro Bossi, quello di  “Roma ladrona”,  elegantemente tradusse  “Sono Porci Questi Romani”.  Molto più tardi. sui muri della Milano risorgimentale comparve la scritta “ W  VERDI”  che apparentemente era un omaggio degli appassionati del melodramma  all’autore de “La traviata”, in realtà , ingannando la polizia austriaca, inneggiava a V.E.R.D.I.  cioè a “Vittorio Emanuele  Re d’Italia”. 

ROMA - “Il momento più triste è quando torno a casa, la sera, e trovo il salotto al buio e soprattutto in silenzio. Non c’è più Armando che  suona,  al pianoforte”. 

ROMA - L’ italiano si evolve non meno delle altre lingue. Molte parole cadono in disuso, altre nascono d’improvviso. I padri sono in genere gli uomini politici, con i loro contorti discorsi in Parlamento o in televisione, i giornalisti che li devono interpretare e tradurre per il volgo, i tecnici di ogni ramo che ricorrono a terminologie inedite. 

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