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Sollecito fa un giro in Austria, nessuna fuga. Nuovo ricorso in Cassazione

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ROMA - Le questioni sul delitto di Perugia, durante il quale, nella notte del 1° Novembre 2007, la studentessa inglese Meredith Kercher è stata rinvenuta morta nella sua stanza, si trascinano ancora oggi. La serie interminabile di procedure giudiziarie, che, tra rinvii e sentenze, prosegue da più di sei anni, pare abbia trovato un punto d’arrivo, sperando che non si tratti dell’ennesima illusione.

Ieri, 30 Gennaio 2014, la Cote d’Assise d’Appello di Firenze, ha confermato la colpevolezza di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. La sentenza, che rispetto agli avvenimenti degli ultimi anni pare aver ribaltato gli esiti più attesi, ha condannato i due rispettivamente a 28 anni e sei mesi e a 25 anni di carcere. 

Per Raffaele è stata emessa anche una misura cautelare, la quale prevede il divieto di espatrio con conseguente ritiro del passaporto. Il sequestro di quest’ultimo è stato eseguito questa mattina dagli agenti della squadra mobile che hanno raggiunto Raffaele Sollecito ad Udine, in un albergo di Venzone. Ad una sessantina di chilometri dal confine con l’Austria e una quarantina dal confine con la Slovenia, il giovane è stato trovato in compagnia della sua nuova fidanzata, Greta Menegaldo, una hostess trevisana di 32 anni. Le circostanze fanno pensare ad un tentativo di fuga, ma Luca Maori, avvocato di Raffaele, riferisce le parole del giovane condannato “Non ho mai pensato di fuggire. Ne’ prima ne’ tanto meno ora”.

Nessuna misura cautelare è stata prevista per Amanda. Quest’ultima è legittimamente residente negli Stati Uniti, da dove ci giungono le parole che, nella prima intervista dopo la sentenza, ha rilasciato alla Abc: “È  stato come essere travolta da un treno, non potevo credere a quello che stava succedendo…ora aspetto le motivazioni, ma è stata una cosa orribile. Ora ho bisogno dell’aiuto di tutti. Non tornerò mai volontariamente in Italia”.

Christopher Blakesley, tra i principali esperti di diritto penale internazionale negli Stati Uniti, afferma che senza dubbio sia possibile l’estradizione di Amanda. Si attendono gli esiti di un nuovo ricorso in Cassazione, richiesto dalle difese, prima che la sentenza si possa risolvere in atto pratico e che i due condannati siano portati in carcere. 

I fratelli di Meredith, intervistati questa mattina durante una conferenza stampa, ritengono che ieri sia stato svolto un importante passo in più verso la verità e la giustizia,  tuttavia, affermano: “non possiamo parlare di felicità, non è il tempo della felicità. […] per poter scrivere la parola fine dovremo aspettare ancora del tempo”. Francesco Maresca, uno dei legali della famiglia di Meredith, riferisce la perplessità di questi ultimi riguardo la lunghezza dei tempi giudiziari, i quali non fanno altro che protrarre una sofferenza, di per sé inguaribile, ma che troverebbe sollievo nella definitiva chiusura di questo caso.

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