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Sanità. Mezzo milioni di morti che l'Europa poteva evitare

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ROMA - Ieri, Eurostat ha pubblicato i risultati di una ricerca riguardante la sanità nei 28 paesi dell’Unione Europea.

Secondo i risultati delle indagini, 577.500 persone di età inferiore ai 75 anni sono morte di “amenable death” (morti docili, evitabili sarebbe meglio dire). In altre parole, secondo i dati forniti da Eurostat (e riferiti al 2013), il 33,7per cento di 1,7 milioni di decessi avvenuto quell’anno si sarebbero potuti evitare con cure sanitarie ottimali. 

Delle oltre 500mila persone che sono morte pur potendo essere salvate: 184.800 di quelle colpite da infarto o crisi cardiache gravi, 94.000 di quelle morte a causa di accidenti vascolari cerebrali, il 12per cento di quelli che hanno perso la vita per cancro al colon, il 9per cento per cancro al seno, il 5per cento per malattie legate all'ipertensione e il 4per cento per polmoniti.

Malattie prevedibili e, in parte, curabili, ma che i servizi sanitari dei vari paesi dell’Unione non sono riusciti a diagnosticare in tempo e, quindi, a curare. L’istituto di statistica comunitario, forse per evitare conseguenze e polemiche, si è affrettato a specificare che l’indagine è servita solo per valutare i sistemi sanitari nazionali all’interno della Ue in un contesto globale.

Una giustificazione che non basta a spiegare non solo come è possibile che, ancora oggi, nella moderna Europa, oltre mezzo milione di persone possa perdere la vita a causa dell’inefficienza dei servizi sanitari nazionali, ma anche come mai esistano enormi differenze all’interno di quella che, ogni giorno che passa, dimostra sempre più essere solo un’unione commerciale. 

A fronte di percentuali di morti evitabili vicine al 50 per cento in paesi come Romania e Lettonia (rispettivamente 49,4per cento e 48,5per cento) o in Lituania (45,4per cento) e Slovacchia (44,6per cento), in altre parti del continente l’efficienza è stata maggiore. In Francia la percentuale di morti evitabili si ferma al 23,8per cento. E poi la Danimarca 27,1per cento, il Belgio 27,5per cento e l’Olanda 29,1per cento.

In termini di valori assoluti, invece, il maggior numero di morti evitabili si è verificato in Germania: ben 91.867 persone sono morte a causa di cure sbagliate o di terapie non fornite o di ritardi nell’individuare una malattia. Al secondo posto, con 63.442 morti evitabili, il Regno Unito.    Mezzo milione di morti che sarebbe stato possibile salvare. Ma che nessuno, nella “moderna” e “sviluppata” Europa, è riuscito a mantenere in vita. L’unica cosa che si è stati capaci di fare è inserirli, tre anni dopo la loro morte, in uno studio statistico….come numeri, non come persone. 

 

 

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