Giovedì, 25 Novembre 2010 11:30

Tensione alle stelle tra Stati Uniti e Bolivia

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Il Segretario della Difesa degli Stati Uniti abbandona i lavori della IX° Conferenza della Difesa dell’OEA dopo i duri attacchi del Presidente della Bolivia Evo Morales che ha definito il suo Stato golpista e imperialista

ROMA - La Conferenza dei Ministri della Difesa dei paesi americani è stata, storicamente, il  luogo in cui dall’egemonia statunitense nascevano accordi per esercitazioni congiunte, formazione per gli eserciti e le polizie dei paesi più fragili, dislocazione di truppe, creazione di basi militari, donazione e acquisto di armi e mezzi. La IX° si sta svolgendo a Santa Cruz in Bolivia, dal 22 al 25 novembre con la partecipazione dei rappresentanti di 30 paesi, e, sulla scia dell’autonomia acquisita negli ultimi anni dai governi progressisti del continente, il copione del vertice è stato, in questa occasione, stravolto e aggiunge un ulteriore tassello alle difficoltà degli Stati Uniti nell’area.


I protagonisti sono stati il padrone di casa, Evo Morales Ayma, Presidente indio della Bolivia e il segretario di Difesa nordamericano Robert Gates.
Nella giornata di apertura il Presidente boliviano ha definito gli Stati Uniti “uno Stato golpista” e imperialista, indicandolo come sostenitore del colpo di Stato in Honduras del 2009 e di quelli in Venezuela del 2002 e in Ecuador del 2010. Ha poi ricordato che nel settembre del 2008 l’Ambasciatore USA in Bolivia, Philip Goldberg, aveva organizzato un golpe civico antidemocratico appoggiandosi ai prefetti delle regioni orientali della sua nazione per spodestare il governo eletto del MAS (Movimento Al Socialismo). In quella occasione la Bolivia ebbe la forza e la dignità di espellere Goldberg come cospiratore.
“La pace nel continente sarà in pericolo – ha rincarato Morales - fino a quando il governo degli Stati Uniti non smetterà di intervenire con il fine di destabilizzare i Paesi della regione”.
Il rappresentante del Barak Obama ha risposto agli attacchi abbandonando la Conferenza, dopo aver ascoltato, impassibile, il discorso del Presidente boliviano. L’Ambascita USA ha poi diffuso un comunicato in cui ha espresso il suo rammarico per il modo in cui “la Bolivia ha perso un’occasione per realizzare progressi in affari chiave che si stanno trattando nella Conferenza, come la pace e la fiducia nella regione, la democrazia, le forze armate e la sicurezza regionale, i disastri naturali”.


Prima dell’inizio dei lavori del Vertice, Gates aveva sottolineato i pericoli in agguato per il continente a causa dei trattati che molti paesi stanno realizzando con l’Iran (tra questi c’è la Bolivia), ricordando le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la proliferazione nucleare alle quali l’Iran non si atterrebbe. Aveva inoltre aggiunto le sue preoccupazioni per l’incremento del narcotraffico nella zona andina.
Morales ha ripreso questi argomenti sostenendo il diritto a trattare con tutti i paesi del mondo, senza “proibizioni” e senza più “democrazie pattuite”, definendo “i paesi in via di sviluppo possessori di dignità e sovranità”; ha inoltre ricordato le persecuzioni subite personalmente quando era dirigente dei produttori di foglia di coca (consentita e consumata da gran parte della popolazione in Bolivia) a Cochabamba, dove operava la DEA (Drug Enforcemet Agency) statunitense con ampia libertà e che, sotto il pretesto della lotta al narcotraffico, spesso agiva con fini di persecuzione politica. In quegli anni Morales era stato definito il Bin Laden andino.
Il Presidente della Bolivia ha infine dichiarato che, nel corso del suo mandato, nessun militare del suo paese riceverà più formazione, ne parteciperà alle operazioni congiunte con la Scuola delle Americhe diretta dalle forze armate statunitensi.


Metre a Santa Cruz si realizza la IX° Conferenza dei Ministri dell difesa dell’OEA (Organizzazione Stati Americani), nel Congresso degli Stati Uniti si sta tenendo il seminario internazionale “Pericolo nelle Ande: minacce alla democrazia, ai diritti umani e alla sicurezza interamericana”, una sorta di summit dell’ultradestra del continente. Partecipano tra gli altri: i boliviani Sànchez de Losada Berzaìn e Manfred Reyes Villas, ex  Presidente della Repubblica il primo e Sindaco e Prefetto di Cochabamba il secondo, cacciati dai movimenti popolari e ora esuli ricercati dalla giustizia; Guillermo Zuloaga, profugo della giustizia venezuelana e presidente di Globovisiòn; Otto Reich, inviato per l’America Latina del governo di Gorge Bush; Ileana Ross Lethinen congressista statunitense ma soprattutto sostenitrice di Luis Posada Carriles, conclamato terrorista cubano con cittadinanza venezuelana, ex agente della CIA.


Qualcosa si sta muovendo? La libertà conquistata da molti paesi latinoamericani può provocare risposte imprudenti che riporterebbero il continente a storie già vissute? Quale sarà la posizione di Barak Obama? Quel che è certo è che la recente vittoria di Dilma Roussef, erede di Lula e nuova Presidente del Brasile, consolidano il vento di cambiamento e le spinte aggragative del continente e costringono anche i potentati economici transnazionali e le loro mire egemoniche ad agire con maggior prudenza e a trattare con il nuovo potente Brasile e con i nuovi Stati liberi sudamericani.

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