Giovedì, 19 Giugno 2014 11:30

Apre a Roma nuova struttura Caritas per malati di Aids

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ROMA  - Un nuovo padiglione della ex colonia Marchiafava all'interno del parco di Villa Glori (ingresso pedonale in viale di Villa Glori 27, ingresso auto in via Venezuela 19) ospiterà una casa famiglia della Caritas di Roma per malati di Aids.

La struttura, la terza nel complesso storico affidata all'organismo diocesano, verrà inaugurata sabato, alle 11, dal cardinale vicario Agostino Vallini. Introdurrà la cerimonia, nel nuovo padiglione Don Luigi Di Liegro, il direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci, che, alle 12, presenterà anche il progetto Casa del sollievo per malati di Alzheimer che la Caritas di Roma attiverà nella villa dei Parioli in collaborazione con il Municipio II e con la fondazione Wanda.

Alla manifestazione interverranno Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, Ignazio Marino, sindaco di Roma Capitale, Giuseppe Gerace, presidente Municipio II, Rita Visini, assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio, Rita Cutini, assessore al Sostegno sociale e Sussidiarietà di Roma Capitale. Sarà presente il vescovo del settore Nord, Guerino Di Tora, già direttore della Caritas diocesana di Roma. Le prime due strutture di accoglienza per malati di Aids in Italia sono state aperte da don Luigi Di Liegro nel dicembre del 1988, quando la diffusione del virus era ancora agli inizi e tante persone, le più povere, morivano per strada o abbandonate in un letto di ospedale. La Caritas, pur scontrandosi con la diffidenza e la paura, riuscì nel suo intento: aprire una casa famiglia sulla collina di Villa Glori, nel quartiere Parioli, per accogliere dignitosamente i malati senza dimora. Nel tempo le case di accoglienza sono diventate tre e oggi ospitano complessivamente 27 malati di Aids conclamato di cui 19 uomini e 8 donne.

La casa famiglia Villa Glori accoglie persone con Aids conclamato (anche minori) che risultano senza supporto familiare o la cui famiglia ha una situazione problematica, da non consentire l'accoglienza del malato al momento delle dimissioni dall'ospedale, dalle comunità o dal carcere. La casa famiglia Don Orione ospita persone di sesso maschile, colpite da infezione da Hiv, generalmente nella fase conclamata della malattia e che si trovano in situazioni di estremo disagio sociale o di mancato supporto affettivo e  familiare. La casa famiglia Il varco costituisce un importante intervento di 'seconda accoglienza’: ospita infatti persone che, attraverso un programma personalizzato compatibile con lo stato di salute, svolgono piccoli lavori all'esterno, valorizzando così le proprie risorse individuali. Le prestazioni fornite dai centri sono finanziate per gran parte da una convenzione con la  Regione Lazio.

«Negli anni- spiega il direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci- la struttura che ospitava la casa famiglia Il varco non risultava più essere idonea all'accoglienza in quanto sempre più carenti le norme di abitabilità continuativa. Pertanto, si è reso indispensabile un piano di intervento per il trasferimento degli ospiti che si è poi concretizzato con la ristrutturazione di un vecchio padiglione adiacente la Casa, in stato di abbandono, che originariamente costituiva la sede del primo centro accoglienza malati Aids. I lavori sono stati resi possibili soprattutto grazie alla sensibilità e al generoso contributo di privati nonchè a iniziative di raccolta fondi specifiche». Nel luglio 2013 è stato avviato il cantiere dei lavori conclusosi a giugno 2014. La riqualificazione e riorganizzazione degli spazi ha permesso la creazione di un nuovo centro: la casa famiglia Don Luigi Di Liegro, che offrirà agli ospiti un miglioramento e un potenziamento dei servizi.

(Dire)

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