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ROMA - Un  braccio di ferro duro, una difficilissima mediazione finale: così si è compiuto il primo atto del governo. Passate neppure ventiquattro ore, mentre i ministri giuravano davanti al Presidente della Repubblica, un atto grave, un attentato sul piazzale di Palazzo Chigi, due carabinieri feriti dai colpi di pistola sparati da un uomo, un muratore che aveva perso il lavoro. Saranno gli inquirenti a fare chiarezza su un fatto così grave, ma non si può sottovalutare l’accaduto  sul quale occorre riflettere seriamente. A partire dal governo., sul quale occorre esprimerci con chiarezza.Sapevamo che non sarebbe stato il governo di cambiamento del quale l’Italia avrebbe bisogno. Sappiamo che la strada, per quanto inevitabile, sarà irta di ostacoli. Ma ha fatto premio l’esigenza di dare un governo al Paese, per affrontare quei nodi resi ineludibili da una crisi pesantissima e senza fine. E in questo modo riuscire a restituire un po’ di fiducia a un Paese scosso ed in difficoltà. Il profilo del governo ha tante facce. Novità importanti – tra tutte la presenza della prima donna nera – presidi importanti e non scontati all’Economia e alla Giustizia, equilibrio in altri campi tra espressioni politiche alternative.

Nel governo l’assenza di una cultura  che è  parte del socialismo europeo

Con la stessa franchezza, manca nel governo una più significativa presenza di quella cultura politica che viene dalla tradizione del lavoro e si sente parte del socialismo europeo, e ha tante radici e rappresentanze nel Paese. Questo limite andava evitato.

Adesso, in Parlamento, il presidente del consiglio ha il compito di esporre punti e priorità del programma, partendo dal tema del lavoro e della occupazione, degli investimenti, della tutela di chi perde il lavoro. Deve chiarire come ottenere dall’Europa una politica che non sia solo di rigore e che consenta di trovare risorse per sostenere la domanda interna e far ripartire i consumi. Nello stesso tempo, Enrico Letta dovrà chiarire le forme della discussione di natura istituzionale, che avrà certo il suo fulcro in Parlamento ma che ha bisogno di un «accompagnamento» da parte dell’esecutivo. Il governo di servizio dovrà anche darsi l’impegno di dirimere le difficoltà con obiettivi concreti e in grado, da subito, di segnare un rapporto positivo con le tante attese che si sono sedimentate.
Il Pd sosterrà con serietà l’azione di governo, pur sapendo i tanti dubbi e le difficoltà che sta vivendo una parte non piccola del proprio popolo. Spenderà in questa direzione la propria forza parlamentare. Il suo impegno dovrà essere anche quello di far vivere una voce e una presenza forte nel Paese per rappresentare quei ceti e settori che la crisi ha lasciato indietro. C’è una grande domanda di cambiamento, di equità e di solidarietà a cui il Pd non può non dare risposta, pena l’offuscamento del suo ruolo e della sua funzione. Per questo i democratici devono stare, nello stesso tempo, dalla parte degli ultimi e dalla parte di chi ostinatamente produce, paga le tasse e non si rassegna al declino dell’Italia.

Presidiare il fronte sociale  e stimolare l’azione di governo

Il Pd dovrà presidiare il fronte sociale e lavorare da stimolo all’azione del governo. Anche perché dopo dovrà tornare una dialettica tra forze alternative, rese più mature da questa esperienza nel nuovo esecutivo, il cui risultato segnerà anche il giudizio sul Pd. La discussione che ci aspetta è impegnativa e fondamentale. C’è un filo che tiene assieme questa dimensione e quella del governo. L’una influenzerà l’altra e viceversa. Proprio per questo il Pd deve rapidamente trovare la strada giusta – e le tappe, compreso il congresso – per uscire dalle straordinarie difficoltà in cui è finito. È necessaria una grande opera di rinnovamento e di riforma del partito: per avere un profilo più netto e riconoscibile. Dobbiamo costruire un partito che agisce e decide e che per questo sa dove e come discutere, e lo fa principalmente allargando le forme della partecipazione e della democrazia.
Le scelte che si dovranno fare andranno fatte con le persone, a partire dai tanti che oggi si mostrano critici e delusi. Anche perché solo questo può evitare una discussione tutta piegata all’interno, burocratica, fatta solo di manutenzione. Il futuro de Pd passa da qui, dalla scelta e dalla capacità di cambiare, dalla franchezza di un confronto politico che non nasconda nulla e si proponga, senza ritorni all’indietro, di ripartire con un progetto e una speranza che non va fatta cadere.

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 TRIESTE – Debora Serracchiani è la nuova presidente del Friuli Venezia Giulia.

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Mercoledì, 17 Aprile 2013 11:32

Se il Pd raccogliesse la sfida di Grillo

ROMA - Ora la palla è nelle mani del Pd. Può segnare il gol della vittoria o fare autorete.

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 ROMA - Quanto più le situazioni si fanno complesse, tanto più proliferano i conformisti.

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 Spettacolo avvilente. Giornalisti assatanati che  in preda ad una specie di delirium tremens si aggirano fra i tanti che partecipano alla iniziativa del Pd, la lotta contro la povertà.

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 ROMA – Se partiamo da chi è più in difficoltà il Paese ritroverà la sua strada, contro la povertà, povera Italia: otto milioni di poveri, 37,8% di giovani senza lavoro, -4,8% il potere di acquisto delle famiglie.

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Venerdì, 12 Aprile 2013 20:40

Incarico a Bersani per affrontare le emergenze

 ROMA - Sotto i nostri occhi stanno scorrendo le cifre impressionanti di una débâcle economica e sociale frutto delle politiche liberiste imposte dall'Europa e applicate in Italia dal governo dei tecnici.

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 ROMA - "Non ci può essere democrazia senza dei partiti robusti che vivano non solo nelle stanze del governo, ma vivano nei territori".

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 ROMA - Retroscenisti, cronisti politici, editorialisti, politologi, blogger improvvisati e no, tutti insieme a sguazzare dentro questa complessa, difficile, pericolosa situazione politica. Abbiamo la sensazione che il Paese, diciamo istituzionale in senso lato, si divida sempre più. Da una parte l' informazione che sembra non avere  alcun interesse a raccontare i fatti, certo esprimendo valutazioni, opinione, esercitando il diritto di critica, nel senso  della parola che viene dal greco e significa l'arte del giudicare. Si tratta nel linguaggio filosofico, in particolare quello di Kant, di una facoltà intellettuale che rende capaci di valutare gli uomini ,  il loro operato nei vari settori, a partire dalla politica, i risultati delle loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso.

I fatti non esistono, si è persa la capacità di critica

Capacità di critica, un processo attraverso il quale, diceva Kant la ragione umana prende coscienza dei propri limiti. Il grande filoso oggi si rivolterebbe nella tomba. La capacità di critica si è  persa sempre più perché   i fatti non esistono, la partita la vincono le <opinioni. Eppure di fatti ce ne sono tanti che dovrebbero influenzare il dibattito politico. Quando è arrivato Monti l'Italia era sull'orlo del baratro. Spinta dopo spinta Berlusconi era riuscito a creare un disastro. Ha ragione Monti quando dice che ora all'Europa possiamo presentare un Paese che ha messo a posto il bilancio, evitando un commissariamento e un prestito che ci avrebbe affondato. Ma altrettanto vero che questa cura del rigore che ha invase l'Europa gestita dai conservatori, un regno del liberismo senza fine, sta portando  quella che si chiama eurozona sempre più giù. Non c'è crescita, l'occupazione diminuisce, cresce la povertà. Anche nei paesi più ricchi, leggi Germania, segnali di regresso sono ormai  evidenti. L'Italia è fra quelli più deboli, c'è rabbia, disperazione, paura. Sì paura del futuro non solo da parte dei più poveri che hanno ben poco da perdere, ma da chi aveva una vita agiata e ora si trova senza lavoro, senza casa, senza reddito,senza pensione. Migliaia di cassa integrati sono arrivati alla fine del percorso e senza il rifinanziamento della cassa si troveranno sul lastrico.

Bersani: Colle? Penso solo ai colli piacentini

Certo questi problemi fanno titolo sui media, vengono discussi, di sfuggita, nei programmi televisivi e radiofonici. Ma non si integrano con la vicenda politica.  No, il giornalismo preferisce il pettegolezzo ,il chiacchiericcio. C'è chi sa tutto, prevede già come andrà a finire, le  " sue "fonti sono certe. Impazzano nomi, cognomi, per il Presidente della Repubblica.<Nel mucchio uno ne uscirà e tutti potranno gridare l'avevo detto. A un certo punto si mette in campo anche Bersani, sarebbe un candidato al Colle. Chi ha messo in giro questa voce ? Non si sa, ma tutti si buttano a tuffo. Lui dice che pensa solo ai " colli piacentini" e ribadisce che " il governo si farà e sarà di cambiamento" Non basta,  per i retroscenisti resta in pista per il Colle. Arriva la smentita ufficiale da parte del vicesegretario del p. Non basta ancora.

Pace fatta fra D'Alema e Renzi.Incontro amichevole, cordiale

Si costruiscono castellini in aria, se Bersani va al Quirinale, Renzi ha il via libera, e D'Alema è andato da Renzi a dire che lui non è candidato a niente. Gatta ci cova. Attenti a quei due. Finita la ruggine da rottamazione  l'incontro dicono è stato amichevole, cordiale

Tanto più che D'Alema ha detto che " è stato un errore non averlo scelto fra i rappresentanti delle Regioni che partecipano alla elezione del Capo dello Stato. Qualcuno nel Pd è andato più in là, doveva esprimere "rammarico" per la mancata elezione. Risulta che in tutta Italia sia stata rispettata la prassi.  I grandi elettori che si aggiungono ai parlamentari sono i presidenti dei Consigli regionali, i presidente delle Giunte regionali e i capi delle opposizioni. Perché in Toscana si doveva fare una eccezione ?. Diceva un vecchio  saggio che se non racconti tu la tua storia, la raccontano altri. Il Pd, in questa fase in cui ci sarebbe bisogno del massimo di unità, invece racconta tante, troppe storie. Sarà un caso ma al momento in cui Vendola pone il problema di un " rimescolamento" fra Pd e Sel , si levano, alti, i lamenti di chi tema una scissione. Certo vuole< evitarla, ma intanto ne parla. Uno, sempre molto attento all'uso della parole come Franceschini parla di " riconoscimenti di provenienza", "rigurgiti identitari" . Ma quando uno come Veltroni per spiegare cosa dovrebbe essere il partito democratico usa una intera pagina di Repubblica e poi afferma quello che non deve essere, socialista, si capisce quanta roba bolla in pentola e si capisce anche perché  editorialisti di grandi giornali puntino alle "larghe intese", al governassimo e qualche breccia la stiano facendo. Per il Pd sarebbe un disastro. Ancor più grave lo sarebbe per il Paese, per i lavoratori, peri pensionati, i giovani, le donne, i poveri,quelli che soffrono la miseria, ma anche per le imprese. Sarebbe come dare di nuovo in mano la ghigliottina a chi te l'ha abbassata sul collo.

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 ROMA - La scissione non esiste Chi la agita lo fa per tentare di  mantenere leadership logorate. Ma la scissione non ci sarà per una ragione politica. Io e Renzi siamo i più lontani nella geografia interna del partito, ma sono convinto che per i prossimi dieci anni saremo nello stesso partito.

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