Venerdì, 14 Gennaio 2011 20:39

Musica. Un anno di rock. I migliori del 2010

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La calssifica

 

15. Grant Lee Phillips “Little moon”.
Il 2010 inizia con una piacevole sorpresa: Grant Lee Phillips, ex leader dei Grant Lee Buffallo, uno dei gruppi fondamentali dei primi anni novanta, autori di almeno due dischi imprenscindibili, “Fuzzy” e “Mighty Joe Moon”, torna con quella che possiamo considerare la sua prova più convincente da solista, dodici brani tra classic rock (“Strangest thing”, “Seal with a kiss”), morbide ballate (la title track, “Violet”) e accenni di swing (“It ain’t the same old war Harry”).
Brani migliori: It ain’t the same old war Harry, Violet


14. Massive Attack “Heligoland”.
Se il 2009 era stato l’anno del ritorno dei Portishead, il 2010 è quello del ritorno dei Massive Attack con un disco che li riporta ai livelli di “Mezzanine” e che sancisce il ritorno di Daddy G insieme a Del Naja. Brani ipnotici con i contributi vocali di Martina Topley-Bird, Horace Andy, Damon Albarn dei Blur, Hope Sandoval, Guy Garvey degli Elbow e Tunde Adebimpe dei TV on the Radio. Visti dal vivo a Parigi le nuove canzoni reggono bene il confronto con i brani storici.
Brani migliori: Pray for rain, Girl I love you, Atlas air



13. The Tallest Man on Earth “The wild hunt”.
Il nuovo Bob Dylan si chiama Kristian Matsson, non arriva da Duluth ma da Dalarna, Svezia, e non è l’uomo più alto della terra poiché a stento supera il metro e sessanta di altezza. Ci regala 10 gioielli folk caratterizzati da una stupenda voce nasale incredibilmente simile a quella di Dylan, per un disco che sta al 2010 come quello dei Felice Brothers stava al 2009. Nel prossimo album la svolta elettrica?
Brani migliori: King of Spain, Burden of tomorrow


12. The Black Keys “Brother”
Tra i White Stripes e Junior Kimbrough, il sesto album dei Black Keys è riuscito ad scalare le classifiche di vendita anche grazie alla scelta dei singoli e dei relativi video. In ogni caso “Tighten up” e “Next girl” rimangono grandi canzoni anche se fanno da sottofondo ai tanti servizi spazzatura di Rai e Mediaset. “Never gonna give up”è la splendida cover di un brano di Jerry Butler. Da recuperare anche la prova solista del leader Dan Auerbach “Keep it hid”, uscita lo scorso anno.
Brani migliori: Tighten up, The only one, Never gonna give up


11. LCD Soundsystem “This is happening”
Il terzo album di James Murphy e dei suoi LCD Soundsystem non fa registrare particolari novità rispetto ai precedenti ma rimane pur sempre un ottimo mix di punk, dance, elettronica e rock, con canzoni che citano espressamente il Bowie berlinese, Velvet Underground e Talking Heads. Esaltato un po’ ovunque aldilà dell’oceano, da noi ha ricevuto invece critiche contrastanti.
Brani migliori: Drunk girl, All I want, I can change


10. Foals “Total live forever”
La sorpresa che non t’aspetti: il quintetto di Oxford, guidati dal carismatico Yannis Philippakis, già autori di un interessante disco d’esordio, “Antitodes” del 2008, alzano il tiro e arrivano ad un pop molto più sofisticato che li svincola dalla scena musicale inglese di ultima generazione, quella rappresentata da band quali i Bloc Party, Maximo Park, Klaxons ecc. Tra suggestioni prog e spunti funk, senza trascurare in alcun modo l’immediatezza, escono fuori undici brani destinati a rimanere tra le cose migliori uscite oltremanica. Impressionanti dal vivo: il loro set è stato uno dei migliori del festival estivo Rock en seine.
Brani migliori: Spanish Sahara, Total live forever, This orient


9. Sufjan Stevens “The age og adz”
Forse il disco più schizofrenico del 2010, nell’anno che ha sancito il ritorno di Sufjan Steven seppur non ai livelli eccelsi del precedente “Illinois”. Arrangiamenti orchestrali sontuosi, gran dispiego di strumenti tradizionali e l’inserimento di elementari partiture di elettronica: tutto questo è “The age of adz”, raccolta di canzoni che conferma il talento dell’artista di Detroit.
Brani migliori: Futile device, Too much, Impossible soul


8. Avi Buffalo “Avi Buffalo”
L’ultima scoperta della mitica etichetta Sub Pop è questo gruppo di ragazzi la cui età supera di poco i vent’anni, autori di un pop psichedelico sulla scia di gruppi quali Shins e Rogue Wave. Gran parte del merito va al cantante e autore delle canzoni Avigdor  Zahner-Isenberg, che recentemente ha dichiarato che la sua vita è cambiata da quando in terza liceo ha scoperto i Wilco: motivo in più per volergli bene.
Brani migliori: Remember last time, One last, What’s in it for?


7. Wild Nothing “Gemini”
Metti insieme il meglio del pop inglese, Smiths e Cure su tutti, e risuonalo con chitarra, basso, tastiere e drum machine: così nasce “Gemini”, esordio dei Wild Nothing  di Jack Tatum, artista proveniente dalla Virginia, in passato artefice di altri progetti musicali ma che solo ora sembra aver trovato la formula giusta per esprimere tutto il suo talento. Dodici pezzi in cui influenze musicali vengono rielaborate in maniera originale senza mai correre il rischio di una asettica riproposizione.
Brani migliori: Gemini, Summer Holiday, My angel lonely


6. Neil Young “Le noise”
Prodotto da Daniel Lanois, che viene omaggiato anche nel titolo, è il lavoro che riporta Neil Young a livelli che non raggiungeva dai tempi dell’accoppiata “Sleeps with angels/Mirrorball”. Classiche melodie younghiane disturbate dal profondo lavoro di Lanois, con chitarre distorte, riverberi e effetti elettronici, un album che ricorda, come attitudine, precedenti lavori del rocker canadese, soprattutto la colonna sonora del film di Jarmusch “Dead man” e il live “Weld”.
Brani migliori: Walk with me, Peaceful valley boulevard, Love and war


5. Caribou “Swim”
Perfetto equilibrio tra brani strumentali e non “Swim” è il disco più completo di Dan Snaith, ex Manitoba, a tre anni di distanza del pur notevole “Andorra”. Dance music non necessariamente fatta per essere ballata, le canzoni riescono ad essere apprezzate anche da chi non è un amante del genere: per chi lo fosse invece è uscito a distanza di breve tempo una versione remixes dello stesso album, con manipolazioni ad opera, tra gli altri, dei Junior Boys, Fuck Buttons.
Brani migliori: Odessa, Found out


4. The Phantom Band “The wants”
L’ultimo grande disco dell’anno: sestetto che arriva dalla Scozia, propongono un prog-folk sporcato da inserti elettronici, brani che ad un primo ascolto possono sembrare complessi ma costruiti con semplici trame. I Phantom Ban riescono dove i Midlake hanno fallito: realizzare un disco che sembra provenire da lontano senza però mai annoiare.
Brani migliori: The none of one, Mr Natural, Everybody knows it’s true


3. Deerhunter “Halcyon digest”
Il miglior album di Bradford Cox, sia tra quelli usciti con lo pseudonimo Atlas Sound che tra quelli realizzati con la sigla Deerhunter: dal fulminante intro di “Earthquake” alla splendida ballata “He would have laughed”, undici brani che lo consacrano come uno dei migliori songwriter in circolazione. Attesi in Italia per fine aprile.
Brani migliori: Desire line, Helicopter, He would have laughed



2. The National “High violet”
High violet è l’ulteriore dimostrazione del talento e della grandezza di una band come i National, che da “Sad song for dirty lovers” sembrano non sbagliare più un colpo. Canzoni bellissime, uno stile ormai facilmente riconoscibile che li porterà ad essere punto di riferimento per le giovani band. Dopo l’investitura di Pithcfork anche quella di Obama che ha usato “Fake empire” dal precedente “Boxer” per la sua campagna elettorale.
Brani migliori: Afraid of everyone, Bloodbuzz Ohio, Vanderlyle crybaby geeks


1. Arcade Fire “The suburbs”
Forse una scelta scontata, ma in un 2010 avaro di sorprese le cose migliori arrivano, come nel caso dei National, da gruppi che confermano la bontà della propria proposta attraverso lavori non ai livelli degli esordi ma pur sempre al di sopra della media delle uscite discografiche. “The suburbs” in ogni caso è un disco che è cresciuto con il passare degli ascolti, e quello che all’inizio poteva sembrare un lavoro solista del leader Win Butler è diventato l’ennesimo capolavoro degli Arcade Fire, gruppo che si contende insieme ai Radiohead, Wilco e pochi altri il titolo di miglior band del pianeta.
Brani migliori: Ready to start, Suburban war, Half light I, The suburbs

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