Venezia 70. Laura Delli Colli (SNGCI): “Io avrei premiato Philomena”

VENEZIA – Laura Delli Colli, Presidente del Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI), è autrice di molti libri dedicati al cinema e ai suoi protagonisti. L’amore per la settima arte in lei ha radici profonde: è figlia di   Franco Delli Colli, e nipote di   Tonino, entrambi storici direttori della fotografia del cinema italiano. Intervistata poche ore prima dell’assegnazione del Leone d’oro ci ha raccontato il lavoro del SNGCI alla 70ma Mostra. 

 

D. La Mostra di Venezia ha compiuto 70 anni, 35 sono quelli di collaborazione con il SNGCI. Come valuti questo periodo di lavoro comune?

L.D.C. I  35 di collaborazione sono stati in realtà molti di più, da sempre c’è stato un rapporto forte con il sindacato dei giornalisti cinematografici. Il primo premio che ha avuto una storia legata alla Mostra è stato il Pasinetti. Era stato istituito per ricordare Pasinetti, autore morto giovane, lasciando un patrimonio interessante proprio a Venezia, che gli ha dedicato una sala. Così il SNGCI partì con la prima iniziativa a lui intitolata. Ha invece 35 anni il premio Bianchi, che prende il nome da un giornalista e critico molto amato.

D. Quale differenza tra il sindacato dei critici cinematografici e quello dei giornalisti?

L.D.C. I due sindacati sono nati dalla stessa origine e poi si sono divisi come una costola che ha dato vita a un’altra. A noi come sindacato giornalisti è rimasta quest’anima di attenzione alla storia, al passato, a personaggi importanti del cinema che a Venezia portiamo ogni anno molto volentieri.

D. Spesso il tempo ha dato ragione ai premi assegnati dai giornalisti, a cosa si deve?

L.D.C. Si tratta di scelte di film più in sintonia con il pubblico. Forse questa la differenza con i critici, più attenti alla qualità d’autore. I critici hanno preferito scegliere la sezione della Settimana della critica, nella quale presentare le proprie opzioni e lavorare su quelle. Il sindacato giornalisti cinematografici, a Venezia come in altri festival, privilegia insieme al cinema d’autore anche quello con contenuti d’importanza sociale, guarda ai film fortemente innovativi. Ad esempio, il SNGCI ha evitato le opere del concorso principale, nell’assegnare il premio al miglior film, cercando di segnalare ciò che non era in gara ma aveva la dignità di esserci. Faccio un esempio: “Under the skin”, al di là del piacere di vedere Scarlet Johanson in passerella, non si capisce perché sia stato invitato in concorso;  al contrario “Still life” di Uberto Pasolini, al quale il SNGCI ha assegnato il premio Pasinetti – segnalando un’ etichetta inglese ma di creatività italiana, come nostra tradizione – è stato insignito anche come piccola provocazione rispetto al concorso, un modo per dire che forse si sarebbe potuto osare di più, valutare meglio.

 

D. Chi altri avete premiato?

L.D.C. Parlando sempre del Pasinetti, Elena Cotta e Alba Rohrwacher, quest’ultima segnalata anche per la sua performance nel film di Costanza Quatriglio “Con il fiato sospeso”. Se la giuria di Venezia dovesse premiare Elena Cotta possiamo dire di averlo pensato un attimo prima (per inciso, Elena Cotta ha avuto la coppa Volpi). Abbiamo anche scelto Antonio Albanese perché nel film di Gianni Amelio è quello che si ricorda di più. Abbiamo voluto dare una menzione speciale a Maria Rosaria Omaggio, per la sua tenacia nel voler celebrare la Fallaci, per l’ attrice che ci restituisce la giornalista guerriera, evidenziando ciò che anche il giornalismo dà al cinema, in un film importante come quello di Wajda: “Lech Walesa, l’uomo della speranza”. Non potevamo inoltre non accorgerci che Enrico Maria Artale, premiato con il Nastro d’Argento lo scorso anno, vincitore di un cinemaster a Hollywood di studio Universal, forse anche grazie a noi, ha fatto un’opera prima assolutamente interessante. Con l’augurio che il suo lavoro piaccia al pubblico.

 

D. Tra i film in concorso a chi daresti un premio ?

L.D.C.  La giuria di Venezia sceglie sempre qualcosa di più defilato e molto di nicchia, non riesce a intercettare il gusto del pubblico: io credo che il film più completo da questo punto di vista possa essere “Philomena”. Film di Stephen Frears, sarebbe un Leone inglese molto interessante, c’è una strepitosa Judi Dench, l’unica che può contendere la coppa Volpi alla nostra Elena Cotta. E’ un film con una storia importante, una sceneggiatura che riesce a essere leggera anche quando parla di uno scandalo molto forte, come quello dei bambini irlandesi che venivano comprati dagli americani, del traffico che ne facevano le suore cattoliche nell’immediato dopo guerra. Film di una leggerezza che vorremmo trovare anche nel cinema italiano quando il tono della commedia, che ci ha reso famosi in tutto il mondo, riesce a incrociare grandi temi.

Condividi sui social

Articoli correlati