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Giovedì, 12 Maggio 2016 12:51

Cannes 69. “L’ultima spiaggia“, italiano in concorso. Recensione

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CANNES (nostro inviato) - “Dall’ultima spiaggia alla Croisette è stato un bel salto!”. Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan scherzano sul titolo del loro film, unico italiano in Selezione Ufficiale alla sessantanovesima edizione del Festival Internazionale del Film di Cannes nella sezione Proiezioni Speciali.

L’ultima spiaggia è un film sui muri prima dei muri, caso straordinario in cui la finzione ha anticipato la realtà. I registi, uno greco e l’altro italiano, erano rimasti entrambi, per motivi diversi, affascinati dallo stabilimento Pedocin, una spiaggia popolare a Trieste dove una barriera di tre metri separa ancora oggi uomini e donne. Per questo hanno deciso di unire l’occhio dello straniero a quello di chi in quella terra è nato e cresciuto. “Nel 2013 quando abbiamo cominciato a girare non pensavamo che un giorno ci saremmo trovati di fronte a muri che non creano libertà come questo, ma la fermano” ha commentato Anastopoulos.

L’ultima spiaggia non è un film sull’attualità ma sulla storia, sul passato Austro-Ungarico di Trieste, sulle vicende che segnarono la città dopo la Seconda Guerra Mondiale, sui confini, sulle generazioni. “Non è stato facile vincere la diffidenza delle persone del posto – racconta Davide Del Degan – appena vedevano un microfono o una telecamera si paralizzavano tutti, soprattutto le donne”. Prosegue Anastopoulos: “Abbiamo sempre rispettato la volontà delle persone che abbiamo incontrato, è stata una grande prova di diplomazia e di vita”.

I protagonisti dell’Ultima spiaggia sono infatti i suoi bagnanti, prevalentemente anziani che quel lido non l’hanno mai abbandonato e qualche bambino. La separazione è accettata con naturalezza, non è una forzatura ma una scelta, d’altra parte di spiagge “normali” ce ne sono tante a Trieste. L’obbiettivo del racconto parte da un’ampia inquadratura del contesto storico e culturale della città per poi focalizzarsi sulle persone, “ma non è e non vuole essere un film sui personaggi, piuttosto un affresco” precisano i registi. “Su questo io e Del Degan siamo stati subito d’accordo, anche se su tante cose abbiamo avuto un approccio diverso” Poi il regista greco precisa: “Infondo davanti al mare siamo tutti uguali”. 

Sulla distribuzione del film ancora non ci sono certezze ma al “Chissà” segue un sorriso che lascia ben sperare. 

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