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12 novembre 1774. La mattina presagiva pioggia e tirava una leggera tramontana. Con un cappello di piume bianche e un abito da cerimonia viola Luigi XVI, scortato dai fratelli e dagli ufficiali della corona, attraversò l’Ile de la Cité e salì le scale del Louvre. Alla sua vista procuratori, avvocati, cancellieri, studenti, azzeccagarbugli, uscieri, spie, maestri di procedure, sospesero le faccende scoppiando in un applauso che lo accompagnò sino all’affollata Sala grande. Il re occupò un seggio che dominava i principi del sangue e i pari della corona, assunse un’aria altezzosa ma provava disagio perché, miope com’era, non distingueva chi gli stava attorno.

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Il castello di Marly, santuario di ritiro e svago di Luigi XIV, trascurato da Luigi XV, espropriato dalla rivoluzione, oggi non esiste più, ma il 17 giugno 1774 quando Luigi XVI vi arrivò col seguito, i giardini e i getti d’acqua splendevano. Fatti scendere i signori dalle carrozze, gli stallieri portarono a bere in un laghetto muli e cavalli. 

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   Il giorno seguente la morte di Luigi XV una piccola imbarcazione risaliva la Senna diretta al castello di Choisy, per consegnare spezie, piante, frutta esotica e semi di ananas coltivati in serra dai tempi del re Sole. Era una chiatta che riforniva le dimore aristocratiche della mercanzia più rara, arrivata anche tortuosamente, attraverso navi negriere, che da Nantes e Bordeaux facevano scalo in Nuova Guinea per scambiare fucili, polvere da sparo e acquavite con uomini di colore da rivendere nelle Antille, soprattutto a Santo Domingo, dove la nobiltà francese aveva bisogno di schiavi per le proprie colonie. Un gabbiano la seguiva nella speranza di cibo e, quando scaricò, rimasto digiuno, sfrecciò gridando oltre i giardini, dove il sole sorgeva su gelsomini, violacciocche e lillà, al cui profumo quella mattina, la corte in fuga dal vaiolo, si era svegliata.  

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Il 19 aprile 1774, alle cinque e mezza del pomeriggio, il grandioso teatro dell’Opera di Parigi mandò in scena la prima di Ifigenia in Aulide di Christoph Willibald Gluck. Nel palco d’onore il conte e la contessa di Provenza, la duchessa di Chartres e di Borbone, Luigi Augusto e Maria Antonietta e accanto a lei la principessa di Lamballe, sua amica del cuore, tanto pia quanto buffa, sotto un’acconciatura a grattacielo.

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Parigi, Porta della Conferenza, 8 giugno 1773, ore 11.30: la prima carrozza, proveniente dalla strada di Versailles, sollevò grida di giubilo, quando apparve. Un fremito scosse Brissac, governatore della città, Michodière, comandante della gendarmeria, Sartine, responsabile dell’ordine pubblico.

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Dal 1772 il Beneamato, che aveva più di sessant’anni ed era per l’epoca un signore davvero anziano, abbandonò i pranzi in pubblico, relegandoli a rare cerimonie ufficiali, e si ritirò in pace nei suoi “piccoli appartamenti” al Petit Trianon, in mezzo al verde con l’entrata principale sul giardino, costruito dall’architetto Gabriel per la precedente favorita, la marchesa di Pompadour.

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ROMA - Il ramo materno della famiglia di Luigi XVI aveva un gene che li rendeva enormi: tranne l’avvenente conte d’Artois, sfuggito per caso a questa maledizione, il delfino e l’altro suo fratello, il conte di Provenza, la sorella più piccola Clotilde, erano sproporzionati.

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ROMA - La Redazione di Dazebao è orgogliosa di presentare la raccolta di racconti, immagini e poesie: “#ManifestAmi – racconti di cuore e di protesta”.

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Agli appartamenti di sua altezza reale si accedeva attraverso una olimpica scala di marmo, protetta da un corpo di guardia numeroso e sfaccendato che ingannava il tempo spettegolando, giocando d’azzardo, tenendo a distanza i venditori che, come farebbero oggi firme rinomate, rifilavano a prezzo esorbitante normale mercanzia  . Visitatori e corrieri, sbandierando affari imperdibili, riuscivano a intrufolarsi fino all’anticamera della sala pranzo dove uno stuolo di domestici, ciascuno con la divisa che stabiliva la gerarchia delle mansioni, attendevano in attesa di ordini.

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Entrando in sala da gioco al castello di Fontainebleau, dove la corte si era trasferita, Mercy-Argenteau vide la Delfina alle prese con il cavagnol, una sorta di lotto del quale era appassionata. Maria Antonietta, accorgendosi di lui, ansiosamente gli fece cenno. 

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