Sandro Marucci

Sandro Marucci

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Una delle migliori commedie musicaliche Hollywood abbia prodotto  è “Cantando sotto la pioggia”.

“Sciuscià”, dall’inglese shoe-shine, è entrato nella lingua italiana che ne ha fatto uso corrente nell’immediato dopoguerra, quando nella Napoli occupata dagli alleati l’arte di arrangiarsi aveva spinto decine di ragazzetti a farsi lustrascarpe in mezzo alla strada.

La guerra epocale fra cinema e televisione ha in questo film un capitolo fondamentale.

Novant’anni fa uscivano sugli schermi americani i primi film interpretati da una coppia di comici che avrebbe fatto la storia di Hollywood: Stan Laurel e Oliver Hardy, che da noi sarebbero diventati popolarissimi con i nomignoli di Stanlio e Ollio.

Storie, alcune ispirate a fatti veri, di donne sole. Un collage di situazioni con al centro una figura femminile sofferente.

Per rendere omaggio agli artisti e intellettuali che si opposero alle imposizioni culturali del regime staliniano e ne subirono le ben note, tragiche persecuzioni, l’anziano regista Andrey Khrzhanovsky, nato a Mosca nel 1939, nel suo film “Il naso o la cospirazione degli anticonformisti” che definire tout court d’animazione è riduttivo, si è ispirato a due capolavorii:

Le bocche inutili del titolo sono quelle delle donne internate in un campo di concentramento nazista, a Fossoli, in Emilia, anticamera del campo di sterminio dove sono destinate, ultima tappa del viaggio di dolore e di tormento iniziato a Roma con il rastrellamento nel ghetto di migliaia di ebrei.

Un giovane aitante vice-sceriffo dell’Arizona, inviso ai superiori per l’atteggiamento insofferente verso la burocrazia dei regolamenti di polizia, viene spedito a New York con un incarico nel quale potrebbe giocarsi la carriera, almeno così sperano i suoi detrattori: farsi consegnare dal carcere dov’è rinchiuso un pericoloso assassino e riportarlo in Arizona.

L’improvvisa scomparsa, a 77 anni, di Catherine Spaak sta riportando sul video il film del suo debutto nel cinema italiano, I dolci inganni, diretto da Alberto Lattuada nel 1960.

E’ la storia di Kamila, tredicenne di origine marocchina che vive a Torre Annunziata in una famiglia povera. 

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