Sandro Marucci

Sandro Marucci

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Come responsabile delle pagine degli spettacoli del Giornale d’Italia  avevo frequenti contatti con le case cinematografiche italiane e straniere.

Con l’attenuarsi della pandemia che spinge le persone a uscire di casa come non hanno potuto fare finora, ma soprattutto per l’avvicinarsi della stagione estiva, i programmi della tv generalista si stanno impoverendo di novità.

“C’è un certo Fellini che ti vuole”. Quale giovane giornalista non avrebbe fatto un salto all’annuncio della mamma che , rispondendo al telefono, non aveva riconosciuto, la voce inconfondibile del famoso regista?

Ma quanti anni hai? Sei un ragazzino!”. Di anni ne avevo diciassette, andavo ancora al liceo, ma già “facevo il giornalista”.

Mercoledì, 12 Maggio 2021 13:04

David di Donatello. Emozionata Sofia

Quella di Sofia Loren alla serata dei David di Donatello è stata un’apparizione di pochi minuti ma di grande effetto.

Era il 1950. La clinica “Villa Margherita” era assediata dai fotografi e dai giornalisti in attesa della nascita del figlio di Ingrid Bergman, l’attrice svedese che aveva lasciato Hollywood per correre da Roberto Rossellini, affascinata dal suo film “Roma città aperta”. La nascita di Roberto, detto Robertino, per non confonderlo con il celebre padre, fu un avvenimento soprattutto mediatico: con due genitori così, quel bimbo era un boccone ghiotto per i rotocalchi dell’epoca.

A rendere più complicata la vita ai romani dopo il coprifuoco arrivò anche l’ oscuramento: il Comune aveva ordinato che di sera nessuna finestra fosse illuminata, quindi o serrande abbassate o luce spenta in casa.

Negli anni di guerra vigeva il coprifuoco. Lo aveva ordinato il governo per affrontare la situazione dell’ordine pubblico dopo la caduta del fascismo il 25 luglio del 1943. Nessuno poteva circolare per le strade.

La colonna di autocarri tedeschi risaliva lentamente via Livorno. Veniva dai baraccamenti che lungo i binari della ferrovia Roma-Firenze, appena fuori dalla   stazione Tiburtina, erano stati prima dei militari della nostra Guardia di Finanza e poi dei tedeschi che vi si erano acquartierati in vista del ripiegamento al nord.

L’anno scorso, in piena pandemia, La nave di Teseo ha ristampato “Il nome della rosa” di Umberto Eco, con l’aggiunta di disegni e appunti dell’autore. Come tutti i libri importanti, scritti bene e pieni di suggestione Il nome dellarosa si legge, a quarant’anni dalla prima uscita, con grande interesse e tutto d’un fiato, come si diceva dei gialli che ti appassionano.  

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