Sandro Marucci

Sandro Marucci

La sedotta e abbandonata del titolo è Stefania Sandrelli, splendida sedicenne destinata a diventare una figura importante del cinema italiano.

E’ il primo film prodotto da una compagnia fondata nel 1969 per aiutare gli afro-americani a girare film sull’esperienza delle minoranze negli Stati Uniti. 

E’ il primo lungometraggio firmato da Michelangelo Antonioni, che fino ad allora si era fatto notare per un cortometraggio dall’argomento inconsueto ma evidentemente beneaugurante: N.U. Nettezza urbana, in sostanza, un documentario sulla raccolta dei rifiuti in città, l’ultimo guizzo del neorealismo già in fase di esaurimento.  

VENEZIA - E’ il film più forte di Jean Renoir, forse il suo capolavoro, in un certo senso anticipatore del neorealismo italiano. Girato nel pieno degli anni Trenta, che videro in Francia una massiccia emigrazione dall’Italia fascista, il film è, dunque, una tragica storia d’italiani povera gente, emigranti appunti.

E’ il primo film di Marco Ferreri, l’enfant terrible del cinema italiano che si è fatto subito conoscere con un’opera che ha passato più guai con la censura del suo stesso protagonista: denunciato, sequestrato, tagliato, cambiato nel titolo (diventò Una storia moderna), il film scontò la colpa di aver irriso ai sacri principi delle istituzioni dell’Italia degli anni Sessanta: la famiglia, il matrimonio, la chiesa.  Forse Ferre

VENEZIA - “Detour – Deviazione per l’inferno” del 1945.  Piccolo noir di culto che fece conoscere anche da noi Edgar G. Ulmer, regista americano di serie B, ma meritevole di riscatto.

VENEZIA - Il titolo originale The go-between (che in Italia abbiamo ribattezzato Messaggero d’amore) indica l’intermediario, colui che si trova in mezzo ad una situazione e fa da trait-d’union fra due parti diverse ma vicine.

VENEZIA - Miracolo a Milano che Vittorio De Sica diresse nel 1951 è fra i classici restaurati che la biennale di Venezia presenta fuori mostra, ogni venerdì e sabato fino al 30 agosto alla nuova Arena Giardini della Biennale.

Una cosa di cui molti telespettatori dovrebbero esser grati al coronavirus è di aver eliminato il pubblico da alcuni programmi di varietà o di approfondimento. Oggi è un’esigenza imposta dalle regole sul divieto di assembramento, ma potrebbe domani diventare una bella novità che rivoluzionerebbe molti programmi televisivi condizionati e appesantiti dalla presenza del pubblico in studio.

Come rimedio alla chiusura delle sale cinematografiche imposta dall’emergenza del coronavirus, si parla di riaprire il Drive In a Roma e di farne di nuovi in altre città. Sarebbe una novità allettante per i giovani: vedere un film in dolce compagnia nell’intimità di un’automobile senza il rischio di contagio in platee affollate. Sembra l’uovo di Colombo: non si può andare al cinema a piedi? Andiamoci in macchina! E senza il problema del parcheggio! 

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