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ROMA - Esce l’8 maggio nelle sale italiane Lovelace, l’atteso biopic sulla star di Gola Profonda che vede protagonista Amanda Seyfried accanto a Peter Sarsgaard nelle vesti del marito/manager e  un cast che annovera, tra gli altri, Juno Temple, James Franco e Sharon Stone nel ruolo della madre di Linda.

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Martedì, 25 Settembre 2012 21:13

Siti pornografici. Un visitatore su tre è donna

Le Marie Goretti di sera non si mettono a pregare ma vanno sui siti hard

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ROMA - Non è prostituzione farsi pagare per delle conversazioni erotiche al telefono, se ci si limita solo alle parole per eccitare il cliente e non si compiono «atti sessuali» sul proprio corpo.

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Giovedì, 19 Luglio 2012 12:25

Sara Tommasi sta male. TUTTE LE FOTO

ROMA - Tra microchip che le sarebbero stati inseriti nel cervello da alieni per condizionare i suoi comportamenti, dichiarazioni di essere stata drogata dal produttore del suo film porno e non ricordare nulla di quanto accaduto sul set, affermazioni di non essere lei la protagonista bensì una sua sosia, annunci di avere trovato  una guida spirituale ed essere pronta per affrontare il viaggio della redenzione a Medjugorje, l’unica cosa davvero certa è che Sara Tommasi sta male.

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ROMA - C'è stupore per la notizia, diffusa dai distributori della pellicola hard con Sara Tommasi, sul successo di mercato del video a luci rosse che vede protagonista la bella showgirl.

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La storia della discesa negli inferi di una ragazza che voleva essere la brava manager di se stessa.

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I “liberali alle vongole” hanno un’idea esclusivista della giustizia e, in particolar modo, della procedura penale. Quest’ultima, come noto, consiste in corpi di norme finalizzate a regolare il processo penale e le indagini con la formazione delle prove. Ora, caratteristica costante delle leggi in materia, a partire dalla pubblicazione dell’opera più famosa di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene” (1763) e prima ancora dal cosiddetto “Habeas Corpus Act” (1679) in Inghilterra, almeno nei Paesi europei, è stata la tutela dei diritti della difesa e dell’individuo al cospetto di un giudice inquirente. In Italia, il nuovo codice di procedura penale del 1989 ha introdotto il sistema “accusatorio”, in luogo di quello “inquisitorio”, mutuando l’esperienza delle Corti anglosassoni in materia di formazione della prova durante il dibattimento e parificando, in modo tutto sommato efficiente, i diritti della difesa con quelli dell’accusa. Grazie anche alla poderosa spinta di giuristi quali Luigi Ferrajoli e all’introduzione del principio del “giusto processo” in Costituzione (art. 111), la procedura penale ha assunto una funzione fortemente garantista, per taluni perfino squilibrata rispetto alle esigenze dell’individuazione e punizione del “reo”.

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ROMA – Chi aveva letto le 398 pagine inviate dai magistrati di Milano alla Camera dei deputati per chiedere l’autorizzazione ad una perquisizione – oramai del tutto inutile – negli uffici del plenipotenziario ufficiale pagatore del Caimano, il ragionier Spinelli, ne aveva parlato come di un documento di drammatico squallore. Ora quegli atti sono diventati pubblici e la stampa ne sta diffondendo squarci di intercettazioni, dalle quali apprendiamo che ogni cosa soltanto immaginata o ipotizzata era assai meno truce di quanto mostri la realtà. Vi appare un Cavaliere instabile psichicamente, stritolato da una malattia senile incurabile (o comunque non curabile dalle centinaia di “amici” che si prestano per interesse ad alimentarla), preda di quella “sexual addiction” presente in milioni di maschi italiani maturi ma in lui potenziata da possibilità economiche inusitate, che molto probabilmente fungono da letale moltiplicatore del suo delirio di onnipotenza.

Tutto ciò non può passare per qualcosa che appartiene soltanto alla “sfera privata” del cittadino Berlusconi, come si sforzano di dimostrare degli oramai stanchi Alessandro Sallusti o un inverecondo Piero Ostellino (che pur si affanna a vantarsi di non essere un amico del Caimano) e gli altri paladini del berlusconismo selvaggio, anche perché appare sempre più evidente come vi siano perlomeno indicazioni a sostegno (intercettazioni telefoniche che per la nostra legge hanno ancora la dignità di prove, o almeno tali possono diventare) che il Cavaliere conosceva la minore età della giovane marocchina all’origine dell’affare e pur tuttavia non si sia peritato di frequentarla e, come sostiene l’accusa, di avere avuto con lei rapporti sessuali.

Ma tralasciando pure le accuse penali – che in uno Stato di diritto dovrebbero essere diimostrate in un dibattimento – ciò che lascia esterrefatti è proprio la vita privata del premier e, ancora più, il fatto che i suoi paladini si sforzino di assimilarla a quella di John Fitzgerald Kennedy, che, in modo oramai disperato, cerchino di dimostrare che non c’è nulla di male in quella ricerca spasmodica di una sessualità crudele e sessista, sostenuta da un profondo disprezzo per la donna in quanto tale, per il suo corpo, per le sue parti intime (“Per lui io sono il culo” avrebbe confidato Ruby ad amici). Il Cavaliere, in pubblico e nei momenti felici, si è sempre detto orgoglioso di ammirare il mondo femminile, propagandando la sua immagine di indiscusso amatore delle grazie muliebri ma ciò che appare dalle 398 pagine è tutto il contrario, facendo emergere ad un’Italia sbigottita il peggiore maschio immaginabile, un uomo, giustificabile certo in forza di una malattia accentuata dalla senilità, che però oramai trova conforto alla sua depressiva solitudine esistenziale soltanto nella ricerca spasmodica dell’eccesso erotico, quanto più giovane e perfino fanciullesco. In alcuni tratti, le carte mostrano la riproduzione di scene da “La caduta degli dei”, uno dei capolavori di Luchino Visconti, sulla fine anche sessuale del Terzo Reich, con i dominatori tedeschi oramai abbandonati sui canapè in un intrico artistico di corpi e di morte imminente.

Gli stessi giornali stranieri raccontano con sgomento quanto sta avvenendo in Italia oggi per colpa di Silvio Berlusconi. La nostra credibilità internazionale, già prossima allo zero, risulta oramai sprofondata, insieme agli indici che ci classificano fra le Nazioni con la stampa meno libera al mondo. Quando ancora dovrà durate questa terribile agonia? Fino a quando sarà possibile resistere alle mistificazioni dei Sallusti, dei liberali alle vongole come Piero Ostellino, e di tutti coloro che cianciano di “ corto circuito fra magistratura e media” non accorgendosi di quanto ridicola risulti questa accusa nel luogo preciso dove il loro datore di lavoro è proprietario di quasi tutto l’impero televisivo? Fino a quando le gerarchie ecclesiastiche potranno sostenere un uomo dall’incredibile capacità di deturpare l’immagine del Vangelo e di una etica pubblica in cui quelle ambigue gerarchie dovrebbero credere?

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