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Era una splendida primavera di qualche anno fa. Ornella Muti, la nostra bella e brava attrice al culmine del successo, abitava in una villa in campagna, all’Olgiata.

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Da quando è deflagrata la crisi afgana, le quotidiane cronache televisive ci rimandano ogni sera immagini di quel paese orientale che mostrano paesaggi tutt’altro che accoglienti: montagne brulle, inospitali zone desertiche appena punteggiate da piccoli centri abitati da pastori, contadini, tribù nomadi.

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L’arrivo a casa nostra di Picchio era stato memorabile fin dal primo momento.

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Quando mia madre era piccola e viveva con i genitori e le tre sorelle in un appartamento di Torino, il cane di casa era un pastore tedesco, di cui lei mi ha sempre decantato la bellezza, l’intelligenza e la bravura in tutto.

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La storia autobiografica di un imprenditore di successo, alle prese con la sfida di guarire dal cancro. Il suo racconto inizia proprio nel momento in cui scopre la malattia nel settembre 2020, e prosegue con la narrazione parziale del percorso di cure, fino agli ultimi capitoli in cui l’autore lascia ai suoi lettori un messaggio di speranza e di coraggio. 

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Woody Allen aveva appena finito di girare il suo ventiquattresimo film, Pallottole su Broadway.

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Una palazzina signorile, sulla cosiddetta Collina Fleming, con vista sul Tevere, all’altezza di Ponte Milvio.

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Quando Dino Risi, prolificissimo regista di costume, pubblicò un libretto di graffianti aforismi, gli proposi di farli leggere all’amico Vittorio Gassman davanti alla telecamera del TG2 per un servizio di colore da girare a casa dell’attore in via Brunetti, alle spalle di piazza del Popolo.

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Per il suo primo film da regista, oltre che da protagonista, Adriano Celentano decise per un musical, Yuppi Du, e a fine riprese con una pomposa anteprima per la stampa richiamò a St. Moritz un piccolo gruppo di giornalisti ospiti della produzione.

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Negli anni Sessanta, il cinema italiano era solito autocelebrarsi con i festival, manifestazioni per lo più sponsorizzate dalle aziende provinciali del turismo che richiamavano attori, registi e soprattutto giornalisti in amene località desiderose di essere pubblicizzate.

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