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Il referto medico uscito dal posto di pronto soccorso dell’ospedale di San Giovanni parlava chiaro: avvelenamento da ingerimento di sostanze tossiche. Un caso di routine, niente di straordinario.

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Era il 1950. La clinica “Villa Margherita” era assediata dai fotografi e dai giornalisti in attesa della nascita del figlio di Ingrid Bergman, l’attrice svedese che aveva lasciato Hollywood per correre da Roberto Rossellini, affascinata dal suo film “Roma città aperta”. La nascita di Roberto, detto Robertino, per non confonderlo con il celebre padre, fu un avvenimento soprattutto mediatico: con due genitori così, quel bimbo era un boccone ghiotto per i rotocalchi dell’epoca.

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La colonna di autocarri tedeschi risaliva lentamente via Livorno. Veniva dai baraccamenti che lungo i binari della ferrovia Roma-Firenze, appena fuori dalla   stazione Tiburtina, erano stati prima dei militari della nostra Guardia di Finanza e poi dei tedeschi che vi si erano acquartierati in vista del ripiegamento al nord.

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La vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, figlia di due attivisti per i diritti civili immigrati in America, è cresciuta a Oakland, California, in una realtà molto attenta alla giustizia sociale. Mentre si affermava come uno dei leader politici più influenti del nostro tempo, la sua storia personale restava la fonte di ispirazione per affrontare problemi complessi prendendosi cura di chi non aveva mai ricevuto attenzione.

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Nel novembre di tredici anni fa Gigi Proietti pubblicò  un’autobiografia che già  nel titolo era tutto  un programma: ”Tutto sommato qualcosa mi ricordo”, ironica, tutt’altro che autocelebrativa, spassosissima.  Per ricordarlo ritengo  utile riproporre la recensione che feci allora perché il libro racchiude l’essenza di questo grande attore. 

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Alla riapertura delle librerie arriva l’autobiografia di Woody Allen: “A proposito di niente”. Attesa e interessante, è già in vetta alle classifiche delle vendite in digitale. Allan Stewart Königsberg, vero nome del regista, si definisce soprattutto uno scrittore: nei fatti il suo stile colloquiale, ironico, con l’eleganza della leggerezza profonda, ha la fluidità dei grandi narratori ed è pregno di quell’humour – difficile a realizzarsi nella scrittura – capace di suscitare il sorriso nella meditazione.

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È un romanzo avvincente quello di Sara Sajeva, romana di nascita, todina d’adozione, scrittrice poeta che proietta in ogni forma espressiva – tela, prosa e versi – la sua inesauribile vis espressiva. “Le età infelici” - edito da Castelvecchi - è un romanzo di formazione, che esplora il difficile passaggio dall’adolescenza alla maturità. 

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“Come è potuto accadere che  Craxi, il socialista sempre coerente, già capo del governo più duraturo della storia repubblicana, da dieci anni  dominatore della scena politica, non solo non sia riuscito a cogliere l’occasione storica per vincere il duello e chiudere la partita a sinistra, ma addirittura abbia perso tutto, se stesso e anche il PSI?”

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ROMA - Premio Guglielmo Biraghi eccezionalmente per cinque, quest’anno a Venezia con i giornalisti cinematografici. I vincitori 2011 del riconoscimento che ormai da dieci anni segnala, con il SNGCI, le rivelazioni più promettenti del nuovo cinema sono infatti: Vinicio Marchioni (20 Sigarette) e Francesco Montanari (Sotto il vestito niente-l’ultima sfilata, di Carlo Vanzina) che in comune hanno la popolarità arrivata con la serie tv di Romanzo Criminale), Sarah Felberbaum, che si è affermata quest’anno particolarmente con Il gioiellino e Chiara Francini, volto nuovo della comicità, emersa soprattutto nella commedia, da Maschi contro femmine ad Amici miei – Come tutto ebbe inizio. E, ancora, Francesco Di Leva, già candidato anche al David di Donatello, che si è fatto notare in Una vita tranquilla di Claudio Cupellini, accanto a Toni Servillo.

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