Giovedì, 01 Novembre 2012 12:11

Legge di stabilità da 1600 emendamenti. Niente tagli all'Irpef. Si abbassa il cuneo fiscale

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ROMA - Il Governo trova l'intesa sulla legge di Stabilità. Nel nuovo documento salta a sorpresa la retroattività sulle nuove norme in materia di detrazioni e deduzioni.

Ma salta anche il taglio alle aliquote Irpef per finanziare interventi sul cuneo fiscale e il mantenimento dell'aliquota del 10%, invece che l'11%. Infatti, in base all'accordo trovato ieri pomeriggio tra i relatori di maggioranza e il ministro dell'economia, Vittorio Grilli, le modifiche alla legge di stabilità prevederanno lo stop alla riduzione delle aliquote  Irpef, a favore della diminuzione del cuneo fiscale, l'aumento dell'Iva limitato all'aliquota del 21% (inon cambia quella intermedia del 10%) e l'annullamento della retroattività delle norme relative alle detrazioni.
«Nell'ordine - ha precisato il relatore Baretta - prima si provvederà a evitare l'aumento dell'Iva e quindi si redistribuiranno le risorse residue dal mancato taglio delle aliquote al costo del lavoro, privilegiando per il 2013 i lavoratori dipendenti, e dal 2014, una volta valutate le risorse disponibili, anche le imprese». Brunetta ha invece «dato atto al Governo che ci sarà una buona riscrittura del testo». Secondo il parlamentare del Pdl «sarà riscritta interamente e sarà più intelligente».
L'intesa prevede anche che siano indentificate le destinazioni del Fondo di 900 milioni, il quale favorirà gli interventi per il sociale. Eventuali risorse «aggiuntive, vere e accertate derivanti spending review e dismissioni dovranno essere assegnate a uno o più fondi destinati a famiglie e imprese». Per Ciccanti, l'intesa raggiunta con il Governo è positiva: «È stato rafforzato il terzo pilastro, viene promossa l'equità attraverso la crescita». Grazie alle nuove misure si coniugano, spiega, «rigore, equità e crescita».

Sono circa 1.600 gli emendamenti alla legge di stabilità presentati dai partiti in commisione bilancio a montecitorio. Intorno ai 400 quelli che portano la firma del Pdl, altrettanti per il Pd. Trecento gli emendamenti del Carroccio, 140 da parte dell'Idv. Il termine per la loro presentazione scadeva ieri alle 18. Ai circa 1.600 emendamenti si dovranno aggiungere quelli eventualmente predisposti dai relatori del provvedimento (Pier paolo Baretta per il Pd e Renato Brunetta del Pdl) e dal governo.


Tuttavia il nuovo testo non convince tutti. Come il Codacons che parla di una presa in giro per le famiglie italiane. «Si tratterebbe di una buona notizia, se non fosse una presa in giro delle famiglie italiane». Così il Codacons commenta la decisione del governo di non aumentare l'Iva al 10%, compensando il minor gettito con il salto della riduzione delle aliquote Irpef. «La riduzione di gettito per non aver ritoccato l'aliquota del 10%, infatti, - prosegue l'associazione - é di 2,324 miliardi, a fronte di un maggiore entrata che, per la sola mancata diminuzione di un punto delle prime due aliquote Irpef é pari, per il 2013, a 4,271 mld, ossia quasi il doppio».
Il Governo, quindi, dice ancora il Codacons, «avrebbe maggior spazio per non ritoccare anche l'aliquota del 21% se non volesse nuovamente intervenire a favore delle imprese, riducendo il cuneo fiscale. Un errore, questo, colossale. Monti, infatti, si ostina a dare ossigeno ad imprese che non possono guarire fino a che gli italiani non ricominceranno ad acquistare i loro prodotti. Ecco perché andrebbero indirizzate tutte le risorse che si rendono disponibili alle famiglie e soltanto a loro».

Niente aumenti per la Coldiretti
Salvi da ulteriori aumenti  carne, pesce, yogurt, uova, ma anche per riso, miele e zucchero per i quali si continua ad applicare l'Iva al 10 per cento grazie all'intesa raggiunta tra governo e maggioranza che risparmia dall'aumento dell'Iva la gran parte dei prodotti alimentari di grande consumo. È quanto emerge da un'analisi Coldiretti sugli effetti delle modifiche apportate alla legge di stabilità con le quali si prevede tra l'altro di 'sterilizzarè l'aliquota dell'Iva al 10%. «Una scelta necessaria per scongiurare ulteriori effetti depressivi sulla domanda di fronte -
sottolinea Coldiretti in una nota - al drastico calo dei consumi che per gli alimentari ha raggiunto il 3% in quantità nei primi nove mesi dell'anno con picchi per prodotti come la
carne (-5,5) che sarebbe stata colpita dall'aumento».
Un aumento dell'Iva generalizzato «in una fase in cui la mancanza di liquidità e di fiducia ha già portato ad una contrazione della spesa, avrebbe alimentato - sostiene Coldiretti - un circolo vizioso: l'aumento dell'Iva fa calare i consumi e la produzione che a loro volta significano più disoccupazione e debito pubblico». Resta invece confermato l'incremento dell'Iva dal 21 al 22 per cento che - conclude la Coldiretti - interessa alcuni prodotti come l'acqua minerale, la birra e il vino, ma anche specialità come i tartufi.

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