Sabato, 29 Giugno 2013 09:31

Imprese femminili. In un anno 10mila in più alla faccia della crisi

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ROMA  - Nonostante siano stati dodici mesi davvero difficili, tra marzo 2012 e marzo 2013 le imprese 'in rosà hanno allungato il passo aumentando il loro numero di oltre 10mila unità.Alla fine del primo trimestre di quest'anno, pertanto, le imprese femminili iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio sono 1.424.798, il 23,5% del totale delle imprese.

Più interessante, però, è confrontare la loro performance rispetto alla media dell'intero tessuto imprenditoriale italiano.

Quest'ultimo, infatti, nel periodo considerato è avanzato appena dello 0,2%, mentre l'esercito delle imprese al femminile ha mantenuto un passo più che triplo: +0,7%. Tanto che le 10.231 imprese femminili, costituiscono quasi i 3/4 di tutto il saldo realizzato dal sistema delle imprese (pari a +13.762 imprese). Altra indicazione significativa viene dalla scelta della forma giuridica delle nuove imprese femminili: il bilancio dei dodici mesi esaminati, infatti, registra una vera esplosione delle società di capitali «rosa»: +11.663 unità, pari ad una crescita dello stock di queste imprese del 5,6%. A questa si affianca il sensibile aumento delle cooperative guidate da donne: 1.042 imprese in più, pari ad un aumento nel periodo del 3,6%.

Guardando alla dotazione di capitale di queste imprese, i dati dell'Osservatorio di Unioncamere evidenziano una maggiore fragilità finanziaria delle imprese femminili rispetto alla media: il 72% di esse, infatti, opera con un capitale sociale di meno di 10mila euro, contro il 67% della media delle imprese. Al tempo stesso, le imprese femminili mostrano un'età media più bassa rispetto alle altre imprese: il 21,5% ha poco più di due anni di vita, contro il 18,5% della media delle imprese. «In questi anni difficili, la spiccata propensione imprenditoriale delle donne sta dando delle risposte concrete alla crisi e alla riduzione delle opportunità di lavoro» ha detto il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. «È un segnale di fiducia nelle possibilità del mercato e dell'impresa per uscire da questo lungo tunnel. Senza impresa non c'è lavoro, sia esso dipendente o autonomo. E dunque nei piani per ridurre la disoccupazione, bisogna puntare innanzitutto sulle imprese e sulla voglia che tanti italiani, prime fra tutte le donne,  continuano ad avere nonostante tutto».

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