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ROMA - Non c’è che da scegliere. Nel governo dei tecno–professori  ce ne sono per tutti i gusti. Ne prendiamo tre che sono sempre all’attenzione delle cronache.

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ROMA - Il ministro Grilli trucca la carte, drammatizza, lancia avvertimenti a destra e a manca, ci delizia con gli elogi  che vengono al governo italiano dai paesi di tutto il mondo.

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MILANO - E' diventata famosa sul web con due mosse (o meglio: 'non mosse'), ripetute a favore di telecamere nell'arco di quindici giorni. La prima esibizione: elezioni amministrative a Milano, primo turno. Berlusconi entra nel suo seggio per votare. E' raggiante, e fa il giro della sala a salutare. Tutti i presenti gli stringono la mano col sorriso stampato sul volto, e chi era seduto si alza in segno di rispetto. Una scrutatrice però no. Non si alza dalla sedia. E stringe la mano al premier a labbra serrate, quasi scocciata. Il presidente del Consiglio finge di non farci caso e fine della storia. Sembrerebbe.

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ROMA - Lasciamo svanire dolcemente l'onda di questo ricordo memorabile che molti elettori di sinistra stanno ancora assaporando dopo la conquista di città strategiche come Milano,  Napoli, Trieste e Cagliari. Tuttavia una piccola riflessione non guasta, nell'attesa che i  neo sindaci di centro sinistra siano in grado di garantire nelle modalità e nelle formule più efficaci il buon funzionamento degli enti locali, se non altro per mantenere quanto è stato promesso nei vari territori e per distinguersi da quelli che li hanno preceduti e che non sono stati riconfermati per i loro errori.

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Lunedì, 30 Maggio 2011 14:41

Ballottaggi 2011. Vittoria del centro sinistra

ORE 17,15 - Il Pd abbandona ogni cautela e, di fronte ai risultati che arrivano da tutta Italia, annuncia per questa sera alle 19 un festa in piazza del Pantheon a Roma, proprio come avverrà a  Milano a Napoli a Cagliari e Trieste.

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MILANO - Milano è la porta d'accesso al potere berlusconiano. Dopo il primo turno delle elezioni comunali, e la sorpresa di Giuliano Pisapia (48%) che va al ballottaggio con più consensi di Letizia Moratti (41,6%), quella porta non è più blindata. Non è stata aperta, ma da oggi è socchiusa e qualche chiavistello ha ceduto. È la sorpresa maggiore di questo primo turno elettorale che ha chiamato alle urne quasi 13 milioni di elettori ma con i riflettori accessi su quattro Comuni capoluogo come Torino, Milano, Bologna, Napoli. E proprio Torino e Bologna vanno al centrosinistra al primo turno, con Napoli al ballottaggio con il candidato del Pdl Giovanni Lettieri che se la vedrà con l'outsider di Idv-Fds, Luigi De Magistris.

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ROMA - Cominciamo dai dati. I numeri sono una cosa certa, disegnano una mappa, raccontano, più di ogni possibile commento, quello che è successo fra domenica e lunedì in questo nostro strano Paese.

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ROMA – Poche volte nella storia della Repubblica elezioni amministrative hanno assunto un rilievo così determinante per il governo nazionale. Accadde nel 1975, con una vittoria assai rilevante del Pci, che conquistò la maggior parte dei governi regionali e comunali a scapito del partito cattolico, facendo intravedere una conquista del primato politico nazionale che poi in effetti non ci fu a causa del perdurare del “fattore K”. È accaduto dopo le elezioni regionali del 16 aprile 2000, le prime svoltesi dopo la riforma federalistica del centro-sinistra, quando, a seguito di una netta affermazione del centro-destra, il governo presieduto da Massimo D’Alema si dimise.

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MILANO – Il clima sempre più rovente delle amministrative milanesi, sta catalizzando l'Italia intera. L'ultimo episodio avvenuto a Sky24 al termine del confronto tra i due maggiori candidati sindaco Moratti e Pisapia rivela e dimostra quanto il sindaco uscente stia giocando il tutto per tutto in una situazione evidentemente da lei stessa avvertita dall’esito incerto.

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Dunque, mi pare che dietro il dualismo insito nell’accesa disputa elettorale si possa afferrare l’inesauribile volontà di conservazione del potere da parte di chi per decenni ha tratto vantaggi dai contrasti interni agli schieramenti politici, a Lioni come altrove, cioè l’Uomo del monte. Questa strategia si riassume così:”divide et impera”. Trattando seriamente il tema, una cosa è certa: a Lioni dobbiamo rassegnarci all'assenza di un’autentica forza di alternativa al sistema di potere vigente. A Lioni manca da tempo un’opposizione seria, per cui si registra un disavanzo di democrazia, di trasparenza e vigilanza sociale che rischia di favorire l’arbitrio di chi detiene le redini della Pubblica Amministrazione.

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