Domenica, 23 Marzo 2014 15:34

Libia, rapito l’ingegnere Salviato. Ora gli italiani sequestrati sono tre. Non dimentichiamo padre Dall’Oglio e Lo Porto

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ROMA - Ancora un italiano rapito, ancora in Libia e ancora a Tobruk. L’ultima vittima è Gianluca Salviato, 48 anni, origini veneziani. Lavora per una ditta di costruzioni, la ‘Enrico Ravanelli’ di Venzone (Udine), già costretta a fuggire per la sicurezza e poi tornata per la ricostruzione degli impianti idrici e fognari della zona. 

Salviato è diabetico e nell’auto sono state ritrovate le sue medicine e la sua insulina: la Farnesina ha diffuso un appello anche attraverso i media locali.  La Cirenaica, com’è noto, è la regione da cui partì nel 2011 la rivolta contro Gheddafi e da allora è rimasta la più turbolenta del Paese, in balia delle bande armate. Nella stessa zona a gennaio  erano stati rapiti altri due italiani, Francesco Scalise e Luciano Gallo, rilasciati un mese dopo.  Conosco bene la zona, è sulla strada che porta dalla Libia in Egitto ed è quella che chiunque deve percorrere per andare a Bengasi. Proprio la vicinanza con il confine egiziano costò alle truppe italiane una sconfitta storica durante la seconda guerra mondiale. Dopo il nuovo sequestro sono costretto a ribadire la pericolosità di quella zona, spesso sottovalutata. Il territorio è considerato notoriamente il quartier generale della frangia libica di al Qaeda, già responsabile di numerose morti tra politici e poliziotti. Almeno cinque, compresi i seguaci del raìs e i responsabili della rivolta, proprio per dimostrare la loro forza “autonoma”, contro tutto e tutti. La scelta di Derna, praticamente alla periferia di Tobruk, non è casuale visto che è la città d’origine di Abu Sufian bin Qumu che dopo un periodo di prigionia a Guantanamo sembra che abbia fatto addirittura l’autista di bin Laden. Tornato a casa, ha prima guidato la rivolta e poi sterminato gli alleati contro Gheddafi sempre in nome della “sharia”. Il gruppo fa parte della cellula di Ansar al Sharia responsabile anche dell’attacco alla sede diplomatica americana a Bengasi e della morte dell’ambasciatore Chris Stevens. Non è del resto un mistero, visto che addirittura sul web i qaedisti hanno pubblicato filmati e proclami, proprio dedicati alla popolazione di Derna. Una cittadina che ricorre anche in documenti trovati in Iraq: da lì sono partiti addirittura 53 kamikaze, un numero incredibile se rapportato a soli 80 mila abitanti. Sicuramente meraviglia che industrie italiane operino ancora in un territorio assolutamente privo di sicurezza.

Gli italiani sequestrati sono ora di nuovo saliti a tre. Non dimentichiamo gli altri due: padre Dall’Oglio, abuna Paolo, rapito in Siria il 29 luglio dell’anno scorso, quindi ormai da sette mesi e mezzo. L’altro è il volontario siciliano Giovanni Lo Porto, rapito in Pakistan il 19 luglio del 2012, quindi addirittura da 38 mesi, più di tre anni. L’importante è, appunto, non dimenticarli.

Pino Scaccia

Giornalista, scrittore

www.dazebaonews.it

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