Giovedì, 22 Settembre 2016 07:57

Francesco, Lampedusa e la RAI servizio pubblico In evidenza

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Non sappiamo se sia stato il caso o se ci sia dietro una scelta ben precisa: a noi piace pensare che sia vera la seconda ipotesi ma anche se così non fosse, dobbiamo rivolgere ugualmente i nostri complimenti a una RAI che, almeno dalle parti di Rai Fiction, si ricorda ancora di essere il servizio pubblico.

La messa in onda della mini-serie in due puntate dedicata all’epopea dell’isola di Lampedusa, dal titolo “Lampedusa – Dall’orizzonte in poi”, interpretata da Claudio Amendola e Carolina Crescentini, cade, infatti, proprio in concomitanza con la visita di papa Francesco ad Assisi, nell’ambito di una splendida iniziativa di preghiera e confronto interreligioso intitolata “Sete di pace. Culture e religioni in dialogo”, alla presenza di ben sei premi Nobel per la Pace e dei leader di tutte le più importanti confessioni religiose.

Papa Francesco: come detto già in altre occasioni, siamo al cospetto di un gigante nell’amaro contesto di tanti nanerottoli; un autentico dono del cielo, capace di scuotere le coscienze e di risvegliarci dal torpore barbaro nel quale sembriamo essere caduti collettivamente, in quest’epoca senza luce e caratterizzata dagli odi, dai rancori e da una miriade di conflitti che stanno dilaniando e impoverendo l’umanità.

“Implorano pace le vittime delle guerre, che inquinano i popoli di odio e la Terra di armi; implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l’ignoto, spogliati di ogni cosa”: con queste parole il pontefice si è rivolto al mondo intero, richiamando tutti i popoli ai principi dell’uguaglianza e della fratellanza universale e confermando che il suo è, più che mai, un Dio d’Avvento, un Cristo crocifisso che osserva dolente le miserie dell’umanità e se ne fa carico, senza alcuna interpretazione temporale del potere ecclesiastico ma nell’ottica di un fortissimo appello politico affinché cambi il modello di sviluppo e ci si nuova, finalmente, dopo trent’anni, in direzione di un ritorno dell’essere umano al centro della società.

Un pianeta iniquo e dilaniato dalla violenza, continenti alla deriva, nazioni allo sbando, un vuoto di leadership globale che si avverte ad ogni vertice internazionale e una mancanza di visione e di idee che grida vendetta e rende ancora più incerte le prospettive delle nuove generazioni, le quali stanno già pagando il prezzo insostenibile di una crisi che non hanno provocato e che, nonostante questo, le sta divorando: in uno scenario del genere, papa Francesco si staglia all’orizzonte come una delle poche luci, forse l’unica, in grado di indicare un sentiero alternativo, di mostrare all’umanità un percorso diverso, di farsi testimone di un cambio di rotta senza il quale, nell’arco di pochi decenni, sarà la sopravvivenza stessa della specie umana ad essere a rischio. 

Si è rivolto ai governanti e, con la solita franchezza, li ha esortati a battersi per la pace: mi rivolgo – ha asserito – a “chi ha la responsabilità più alta nel servizio dei popoli, ai leader delle Nazioni, perché non si stanchino di cercare e promuovere vie di pace, guardando al di là degli interessi di parte e del momento: non rimangano inascoltati l’appello di Dio alle coscienze, il grido di pace dei poveri e le buone attese delle giovani generazioni”. 

E poi ha parlato, non meno nettamente, a una Chiesa che sta tentando di ricondurre sui binari dell’autentico insegnamento cristiano: “Qui, trent’anni fa, San Giovanni Paolo II disse: ‘La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale’”. E ancora, rivolto ai capi religiosi: “Desideriamo che uomini e donne di religioni differenti, ovunque si riuniscano e creino concordia, specie dove ci sono conflitti. Il nostro futuro è vivere insieme. Per questo siamo chiamati a liberarci dai pesanti fardelli della diffidenza, dei fondamentalismi e dell’odio. I credenti siano artigiani di pace nell’invocazione a Dio e nell’azione per l’uomo! E noi, come capi religiosi, siamo tenuti a essere solidi ponti di dialogo, mediatori creativi di pace”.

Poche ore dopo, Raiuno ha avuto l’ottima idea di mandare in onda una fiction intensa e per nulla sdolcinata, nella quale il dramma dell’isola di Lampedusa è stato raccontato in tutte le sue sfaccettature, senza infingimenti, mettendone in evidenza miserie e grandezze e restituendoci il volto di un’umanità solidale, pronta a farsi carico del dolore e della tragedia altrui, di quelle biografie disperate che hanno attraversato il deserto e il mare, visto la morte negli occhi e subito ogni sorta di umiliazioni, angherie e vessazioni. 

Ed ecco che il Dio d’Avvento di papa Francesco si fa uomo, si materializza, si trasforma in un messaggio di speranza, in una denuncia e in una testimonianza al servizio del prossimo; ecco che il Vangelo torna sul marciapiede, nei centri d’accoglienza, lungo le strade polverose, fra i profughi disidratati e sfiniti dalla traversata, dal caldo e, spesso, dalle crudeltà gratuite subite ad opera degli scafisti. 
Ecco che la voce forte e coraggiosa del Papa raggiunge il proprio scopo e il servizio pubblico riscopre la propria ragione di esistere, dando un senso al nostro stare insieme e al nostro essere una collettività in cammino in cui gli elementi che ci accomunano sono più di quelli che ci dividono, come aveva tentato di insegnarci per anni il compianto presidente Ciampi.

Non credo che sia un caso ma, anche se si fosse trattato solo di una fortunata coincidenza, va bene lo stesso.

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