Amerigo Rivieccio

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

Domenica, 21 Agosto 2011 16:47

Una sanzione per chi ci ha fatto fallire

ROMA - Per discutere serenamente di questa crisi forse è necessario un atto di sincera fede. Bisogna infatti credere che questa sia una crisi, una vera normale eccezionale crisi, e non uno strumento nella guerra ad ogni forma  di stato sociale che parrebbe essere in atto da diversi anni.

Mercoledì, 27 Luglio 2011 16:54

Mercati. Ancora allarme Grecia e USA

ROMA - Ancora una giornata di passione per i mercati finanziari, sono ancora loro, i timori per un contagio della crisi greca e il rischio di un imminente default degli Usa a trascinare al ribasso le borse europee con Milano che si conferma la peggiore del Vecchio continente con una flessione che al momento è intorno al 3%.

Venerdì, 15 Luglio 2011 17:14

Manovra. La Camera approva l'Italia piange

ROMA - La Camera dei deputati ha approvato con 316 voti favorevoli, 284 contrari e due astenuti una delle manovre economiche peggiori di sempre, gonfia fino all’orlo di ideologia, di lotta di classe e di odio di classe, espressioni forse desuete ma che ben si attagliano a definire quel che sembra un vero e proprio livore nei confronti dei meno fortunati, dei meno tutelati o semplicemente dei meno ammanigliati.

ROMA - Quella che poche settimane fa era presentata come una manovrina, un aggiustamento dei conti, presenta un conto salatissimo. 70 miliardi è il totale degli effetti derivanti dalla manovra che si stimano fino al 2014. E ad essere colpiti dai tagli sono principalmente i più deboli, i primi puniti in ordine di comparizione saranno, già da lunedì prossimo, coloro i quali si rivolgeranno ad un ospedale in codice bianco e coloro i quali necessiteranno di una ricetta. 25 euro il ticket per i primi e 10 euro a ricetta i secondi.

Per un default gestito orami è tardi, ma per chiedere i soldi a chi ha goduto dello scudo fiscale no. Adesso si dovrà far passare una manovra sanguinaria o subire un default rovinoso, il breve tempo in cui potevamo sperare di riuscire a controllare una ristrutturazione del debito è già scaduto, trascorso tra una sentenza di secondo grado ed una piccante intercettazione, la casa di questo e il matrimonio di quello, con un paese colpevolmente distratto ed una classe dirigente concentrata in maniera folle a pensare, in buona sostanza, solo ai beneamati fattacci loro, la speculazione si è organizzata, si è armata, ed ha cominciato davvero a spaventare.

Lunedì, 11 Luglio 2011 16:19

Governo senza bussola. Borse senza difesa

MILANO - Certo che l’Italia sembra intenzionatissima a far di tutto per farsi del male, avvitata in una grave forma di tafazzismo, cominciando da manovre al confine del suicidio economico come la ventilata proposta trementina di superbollo sui conti titoli, proposta cui ha fatto ovviamente seguito una piccola ondata di liquidazioni di posizioni secondarie e di chiusura di conti titoli che ha portato un aumento dell’offerta ed ha creato le prime basi per il crollo; e come non citare l’ostinato silenzio in cui il premier-azionista di riferimento si è chiuso nei giorni seguiti alla sentenza Mondadori, lasciando gli azionisti in preda a dubbi ed interrogativi che i mercati mal digeriscono.

La parte decisamente più fortunata dei giovani italiani sarebbe destinata ad un futuro di stenti, i circa 4 milioni di giovani di età compresa tra i 25 ed i 34 anni che sono oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard ed i contributi regolarmente versati andrà in pensione con trattamenti miseri, tanto che ben il 42 % di loro non arriverà ad intascare 1.000 euro di pensione, a ribadirlo per l’ennesima volta, a lanciare nuovamente l’allarme ci pensa stavolta il Censis illustrando quanto emerge dal primo anno di lavoro del progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali» di Censis e Unipol. 

ROMA - In Italia non si è ancora creata una cultura della previdenza, ciascuno di noi vede il momento del pensionamento come lontanissimo e come se fosse in ogni caso a carico di qualcun altro. In realtà l’avvicinarsi del momento in cui il nostro paese dovrà confrontarsi con una vera e propria massa di anziani non più autosufficienti economicamente, grazie a pensioni più basse, ad un livello inferiore di servizi sociali ed al venir meno di tutte quelle reti sociali che accudivano e valorizzavano la terza età fino a pochi decenni fa, ci pone un problema cui ci stiamo sottraendo come paese. Aiutati in questo sottrarci anche da decisioni a dir poco singolari della nostra classe dirigente.

ROMA - Ormai a proteggere le pensioni non sembra pensarci più nessuno e, forse di conseguenza, ogni volta che c’è da raccattare qualche soldo i politici nostrani si scatenano in ingegnose trovate taglia assegni.

ATENE - A dirla tutta la battaglia che si è svolta nei palazzi di Atene ha riguardato molto da vicino quei paesi con la reputazione sotto osservazione come l’Italia. Se il salasso greco non fosse passato anche il nostro paese si sarebbe trovato in una condizione potenzialmente rischiosa per gli equilibri di bilancio.

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