Lunedì, 15 Ottobre 2012 21:19

Siria-Turchia, prove di guerra. Centomila i profughi siriani

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ROMA - Che la crisi siriana potesse avere riflessi ben più gravi e ampi di quelli solo interni, lo si era paventato già dagli inizi. Anche se forse era più facile ipotizzare un suo impatto sul Libano, piuttosto che verso la regione del Caucaso.


Infatti è proprio verso nord, nord-ovest, che soffia il vento di un escalation della crisi. Ormai da settimane, ma con maggiore drammaticità da qualche giorno, la Turchia è pienamente coinvolta nella crisi: il confine turco-siriano, infatti è stato più volte oltrepassato da proiettili e ordigni, che hanno fatto anche delle vittime civili, costringendo Ankara a delle risposte armate, più di forma che di sostanza. Intanto la diplomazia internazionale aumenta le sanzioni contro Damasco e la pressione su Teheran perché intervenga per pacificare la situazione. Mentre i profughi siriani oltre il confine turco superano la quota di centomila.


E’ di oggi la notizia di un atterraggio forzato in Turchia di un aereo armeno diretto ad Aleppo per ragioni umanitari, al fine di controllare il suo carico. Le autorità turche, dopo il ritrovamento di munizioni su un velivolo russo diretto in Siria, hanno innalzato il livello dei controlli, stringendo le maglie dei collegamenti terrestri e aerei.Lo spazio aereo turco, è stato inoltre vietato agli aerei civili siriani.
La Turchia è da sempre un crocevia e una potenza nell’area, in cui le divisioni religiose, etniche e politiche non si sono mai risolte. Dalla questione curda a quella armena, tra Ankara e i vicini i motivi di dissidio ci sono sempre stati e permangono tuttora. Non da ultimo il suo essere il più estremo baluardo della Nato in un medio oriente prima filo-sovietico e adesso scosso da tensioni fondamentaliste.
Ma perché la Siria dovrebbe voler stuzzicare il potente vicino con azioni che non possono sottendere nessun tipo di mira o di rivendicazione?
Nonostante Bashar al Assad sia ormai accerchiato dentro e fuori del Paese, benché ancora su posizioni salde, che interesse ha a coinvolgere un'altra pedina nel gioco al massacro che sta conducendo?Potrebbe essere un avvertimento alla Turchia del premier Erdogan per gli aiuti che concede ai ribelli. O potrebbero essere i ribelli stessi, che pensano di poterci guadagnare da un coinvolgimento di Ankara.Sono voci,ipotesi che ovviamente non hanno riscontri reali in una situazione che sembra non avere vie di uscita finché la Russia in particolare e la Cina non decidono di abbandonare al suo destino  Assad responsabile di crimini contro l’umanità

 

Sergio Vasarri

Docente alla alla Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Siena

www.dazebaonews.it

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