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ROMA – “Botta continua. Silvio apri la borsa” titola oggi “Libero”. “Ha vinto la paura”, invece, secondo “Il Giornale”. Nel primo, un editoriale del direttore Maurizio Belpietro fa notare come la sinistra abbia perfino sfruttato papa Ratzinger per vincere il referendum, dato che Benedetto XVI, in un suo discorso poco prima del voto, aveva rimarcato l’importanza dell’ambiente e delle risorse comuni alle popolazioni. Poi Belpietro si consola, con la sua inviata romana a piazza del Popolo, notando come a festeggiare in piazza ci siano pochissime persone: “Impressionante: non c’è nessuno” scrive l’attonita giornalista.

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ROMA - Al termine dello scrutinio  i pronostici ventilati subito dopo la chiusura dei seggi si sono materializzati. Conferma dopo conferma i numeri del quorum sono cominciati a salire fino a raggiungere il 57%. In alcuni comuni il risultato è stato sorprendente, come a Roma dove il 95% dei cittadini ha sbarrato il SI' su tutti i quattro quesiti referendari.

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ROMA – A via XX settembre Giulio Tremonti è impegnato in questi giorni a chiedersi con il suo staff se dimettersi o no. Dopo ore di riunioni e conciliaboli, analisi di tabelle e richiami all’ordine della Commissione di Bruxelles, il tandem Berlusconi-Bossi lo tiene sempre sulla graticola per quella fantomatica riforma fiscale che il superministro non vuole fare. Sia il premier che il Senatur si sono messi in testa che l’abbassamento della pressione fiscale, tutto in un colpo, è la bacchetta magica per risuscitare una maggioranza boccheggiante, che oramai vive soltanto grazie alla bombola di ossigeno dei “Responsabili”, anche loro però sulla via della frantumazione.

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ROMA – L’immortale Giulio Andreotti era il convitato di pietra ieri ad Arcore all’incontro fra lo stato maggiore della Lega con Silvio Berlusconi, a seguito del quale è stato inviato all’aperto l’Angelino per dire ai giornalisti che “va tutto bene, il rapporto fra Pdl e Lega è solido. Il Governo ha operato bene e durerà fino al 2013 per portare a termine le riforme”. Non era successo assolutamente nulla, se non il fatto che il premier si era trovato d’accordo con il capataz padano nel ribadire la necessità di “tirare a campare, che è sempre meglio che tirare le cuoia”.

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ROMA – L’indignazione dell’ex magistrato sembra un fiume in piena. Mora, con un portamento altero, una bella figura di ex toga, Daniela Melchiorre, che era appena traslocata nella maggioranza di governo ottenendo un posto di sottosegretario all’economia, dopo le bellicose esternazioni del premier al G8 di Deauville contro i giudici, ha deciso di dimettersi con ragioni sopraffine. Ha detto: “Non ho potuto far altro che constatare che non vi è, almeno per me, uno spazio per proseguire, o meglio avviare, un contributo effettivo all'attività governativa, perché qui la cosiddetta difesa fuori dal processo ha voluto raggiungere, al di là di ogni misura, l'apice mondiale”. Caspita!

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ROMA – Oramai è oltre qualsiasi limite. La stampa americana parla di un Obama perplesso e, a tratti, sconcertato per il colloquio avuto con un primo ministro italiano che lo ha importunato, al vertice del G8 a Deauville, per denunciare la “dittatura dei giudici di sinistra” di cui soffrirebbe l’Italia e che vede soltanto lui e i suoi gerarchi. Lo stesso magnate di Arcore, in una conferenza stampa in cui ha avuto la faccia di bronzo di accusare la stampa italiana di tradire il Paese, ha perorato il suo sacro diritto di denunciare in ogni consesso internazionale quanto starebbe accadendo in patria, con una classe di giudici che vuole disarcionarlo per instaurare una dittatura comunista. “Berlusconi ha scambiato la tribuna mondiale del G8 con un palco dei suoi comizi elettorali. Un'inaccettabile strumentalizzazione che umilia la dignità delle nostre istituzioni e ridicolizza il ruolo internazionale dell'Italia” denuncia il vicepresidente democratico della Camera Rosy Bindi. “Mentre i leader mondiali discutono di cose serie, Berlusconi ha fatto fare al nostro paese una figuraccia epocale, in mondovisione. Ormai è chiaro a tutti gli italiani il suo livello di irresponsabilità. E purtroppo è chiaro a tutti i leader mondiali che è un premier dimezzato e privo di qualunque credibilità” dichiara Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera.

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ROMA – Doveva essere la “maggioranza di ferro”. Soltanto una settimana fa Berlusconi ha dichiarato: “Siamo più coesi di prima, quando Fini ci ostacolava con tutti i mezzi possibili”. Si è visto. Oggi il leader della Lega Umberto Bossi ha risposto con un sonoro pernacchio alla presa di posizione di Roberto Formigoni sul decentramento dei ministeri al nord.  «La proposta della Lega diventa operativa con i voti del Parlamento, e senza i voti del Pdl è una proposta che non va lontano» ha dichiarato oggi il governatore lombardo, secondo il quale è piuttosto necessario «cambiare la politica dei ministeri, non la loro sede; si può fare subito basta che il prossimo Consiglio dei ministri approvi un pacchetto di misure economiche di stimolo alle imprese, alla ricerca e all'infrastrutturazione del Nord».

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Domenica, 08 Maggio 2011 14:52

La "libertà" nell'era Berlusconi

ROMA - “Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza” diceva Benjamin Franklin.

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ROMA – Giorgio Napolitano non è rimasto in silenzio, come aveva lamentato la filosofa Roberta De Monticelli su “Il Fatto”; al contrario, ha parlato. E, per quanto sommessamente come si deve all’austerità della sua funzione, ha messo i puntini sulle i. Con la nomina di nove nuovi sottosegretari, dopo la promozione a ministro già avvenuta di Saverio Romano, la maggioranza è cambiata, non essendo più quella vincitrice del 2008. Insomma, dice Napolitano, si tratta né più né meno di un “ribaltone”, parola tanto cara ai gerarchi berlusconiani quando vuole conquistare il potere una maggioranza sconfitta alle urne. Tutto legittimo, per carità, continua il Capo dello Stato, a condizione che il Parlamento ne prenda atto e che il Governo ne faccia una comunicazione ufficiale, ottenendo una nuova investitura.

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Ma i cosiddetti “Responsabili” non sono per niente sazi, vogliono un’altra decina di poltrone. Tremonti illustra il suo ennesimo “shock” all’economia, nella quale è previsto un diritto di superificie per 90 anni ai gestori delle spiagge

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