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Delle dimissioni di Geronzi non sapeva nulla, Sarkozy e Merkel lo contrastano su ogni cosa, gli intellettuali europei temono la diffusione del “berlusconismo” nei loro Paesi. Oramai è una sorta di catastrofe umanitaria

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ROMA – L’avvocato Niccolò Ghedini ha molti pregi ma il principale, secondo noi, è che ogni tanto gli sfugge dal suo accortissimo vocabolario qualche frase di troppo. Si ricorderà certamente quando nelle prime fasi dell’inchiesta che vedeva il suo principale cliente accusato di frequentazioni di allegre donnine, lui lo giustificò con la celebre frase: “In ogni caso, si tratterebbe dell’utilizzatore finale”. Fu una sorta di brocardo, destinato ad entrare nei testi ermeneutici della dottrina giuridica. Oggi, la sua creatività lessicale ha fatto sfoggio di un altro capolavoro semantico. Ai giornalisti che gli chiedevano come si regolerà la Procura di Milano dopo che la Camera ha approvato la richiesta di conflitto di attribuzione da inviare alla Consulta, nel tentativo di insabbiare il “processo Ruby”, ha risposto: “Tanto quelli fanno sempre quello che vogliono”.

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TUNISI - «Siamo in una paese amico e cercheremo di risolvere i nostri problemi con uno spirito di collaborazione e di amicizia». Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è entrato nel palazzo del governo provvisorio tunisino per incontrare il premier Beji Kaidessebsi. Si tratta del primo vertice ufficiale dopo la rivoluzione dei gelsomini e la deposizione di Ben Ali. Alla fine dell'incontro il premier italiano ha dichiarato: «Stiamo lavorando per una possibilità di rimpatrio. C'è la volontà del governo di Tunisi e nostra per farlo in modo civile». «Tra i nostri paesi ci sono rapporti di grande amicizia che continueranno ad essere tali. C'è un importante interscambio commerciale, culturale e per il turismo. Sappiamo che c'è un'emergenza e un momento difficile per l'economia tunisina, con giovani che guardano all'Europa e alla sponda sud del Mediterraneo per cercare di crearsi una nuova vita dove c'è democrazia e libertà e questo è comprensibile». Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi al termine del vertice con il premier tunisino Essebsi, assicurando che restano saldi nonostante i momenti di difficoltà i rapporti tra i due paesi. «Abbiamo apprezzato la responsabilità che vi siete assunti per andare al governo del paese nello storico passaggio alla democrazia, vi abbiamo già offerto la nostra più ampia collaborazione, la nostra esperienza e le nostre tradizioni. Vi auguriamo di cuore successo - ha concluso il premier - perchè fate una cosa meritevole e abbiamo apprezzato che nessuno di voi si candiderà nelle elezioni di luglio, dimostrando così un grande senso dello stato.

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Domenica, 03 Aprile 2011 08:32

Silvio Berlusconi, il Barzellettiere

ROMA – L’ultima figuraccia l’ha fatta ad una riunione di sindaci della provincia napoletana. Senza provare alcun sentimento di vergogna, ha raccontato una storiella vecchia di 30 anni, che le persone più avvedute ed educate, anche se hanno avuto la sfortuna di  ascoltarla, evitano di ripetere a causa della sua estrema volgarità.

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ROMA - Non è una discesa in campo a tutti gli effetti, ma «solo una tentazione che cresce», come tengono a precisare dal suo staff. Ma l'intervento svolto oggi da Luca Cordero di Montezemolo somiglia più al discorso di un politico che a quello del presidente di una fondazione. La platea è quella del Siap, il sindacato di polizia che celebra il suo congresso a Napoli e i toni, gli accenti, le tematiche toccate - dall'economia ai tagli alla sicurezza, dalle mancate liberalizzazioni alla crisi libica - sono a tutti gli effetti degne del repertorio di un'aspirante statista che chiama a raccolta le migliori risorse del Paese. Parla oltre venti minuti, Montezemolo, più volte interrotto dagli applausi della platea che si infervora quando l'ex guida di Confindustria attacca la classe politica e invoca l'impegno di «persone perbene pronte a dare più che a ricevere». La Seconda Repubblica ha fallito - è la tesi da cui parte il presidente della Ferrari - e la politica non è in grado di dare risposte ad un Paese che arranca e che vorrebbe voltare pagina.

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LAMPEDUSA (AG) - Tutto fermo oggi a Lampedusa. Un mare troppo mosso impedisce ai traghetti di attraccare, quindi i circa 4000 migranti dell’isola rimangono dove sono. Niente partenze, niente arrivi. Anche gli sbarchi ovviamente sono impossibili. Considerando che nemmeno gli aerei si sono mossi, la situazione sembra al momento congelata. Non verrà dunque mantenuta la promessa di liberare l’isola entro le 48-60 ore indicate mercoledì dal presidente del Consiglio.

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ROMA - Le opposizioni chiedono le dimissioni di La Russa, che non riesce più a contenersi. Il premier e i suoi fascisti di complemento percepiscono la loro impotenza politica. Obiettivo minimo: salvare dalla galera il magnate di Arcore. È questo il quadro politico che si delinea in questi giorni dopo la bagarre parlamentare di ieri, caratterizzata dal tentativo – rimandato per ora a martedì prossimo – della maggioranza di impacchettare processo breve e prescrizione per gli incensurati proprio nel momento della crisi libica e dell’emergenza profughi.

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ROMA - «Basta con questo Governo, basta con le leggi 'ad personam'. Devono andarsene e io manifesto per questo, l'ho sempre fatto. Ma le monetine e gli insulti no. Non sono d'accordo». Luciana Romoli, romana, classe 1930, è una ex partigiana, comunista ed antifascista da sempre. Ad 8 anni è stata espulsa da tutte le scuole del Regno perchè aveva difeso una sua compagna ebrea - Debora - dai soprusi delle leggi razziali e, da allora, si è sempre «battuta per la libertà, che è come l'aria: se ci viene tolta affoghiamo nel mare dell'ingiustizia». Ieri - insieme a suo marito Giampaolo, medico - era a Montecitorio, a protestare davanti alla Camera. C'è la sua foto sui giornali, tra due carabinieri. Ha il tricolore avvolto in vita. All'ANSA spiega com'è andata. «Verso le 15.30 abbiamo ricevuto un messaggino, come in altre occasioni, per altre manifestazioni. C'era scritto: 'Presidio permanente del Pd Roma a Montecitorio per difendere la democrazia contro la proposta di legge sul processo breve. Partecipate con bandiere e striscionì. L'appuntamento era per le 18, ma siamo arrivati tardi, l'autobus non passava. Lì, però, non c'eravamo solo noi del Pd: c'erano militanti dell'Idv, del Popolo viola». «È incredibile - continua Luciana - come siamo riusciti ad arrivare quasi fino al portone di Montecitorio senza che nessuno ci fermasse. Solo un cordone di carabinieri, a pochi metri, ci impediva di andare oltre. Ma erano gentili. Ad uno ho chiesto di chiamarmi l'onorevole Gasbarra, che era lì e che conosco, e lui cortesemente l'ha fatto. Abbiamo sentito parlare Bersani ed altri compagni, tutto si è svolto pacificamente».

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Una videoconferenza fra Obama, Merkel, Sarkozy e Cameron certifica il nostro declassamento. Fuori dalla cabina di regia, ci resta l’emergenza profughi

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Il cambio di strategia ai processi: dal legittimo impedimento alla partecipazione, mentre l’Italia all’estero è oramai una Cenerentola. L’ultima carta del Cavaliere si fonda su un azzardo: un nuovo reality con nuove menzogne

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