ROMA – Il 73 per cento delle piattaforme situate entro le 12 miglia marine dalle coste italiane sono non operative, non eroganti o erogano così poco da non versare neppure un centesimo di royalties alle casse pubbliche. Analizzando i dati presenti sul sito del Ministero per lo Sviluppo Economico relativi alla produzione delle piattaforme oggetto del referendum del prossimo 17 aprile, Greenpeace ha scoperto che in tre casi su quattro si tratta di impianti il cui ciclo industriale è chiaramente esaurito perché non producono o lo fanno in quantità insignificanti.

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ROMA – Nei mari italiani operano circa 100 piattaforme, a gas e petrolio, del cui impatto ambientale non si ha alcuna stima, misurazione o controllo. Greenpeace denuncia questa incredibile mancanza di supervisione dell’attività delle compagnie petrolifere nei nostri mari, precisando di avere appreso questa situazione da una nota stampa dell’ENI, proprietaria di gran parte degli impianti.

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Col biometano si può produrre una quantità di gas quattro volte superiore a quella che si estrae dalla piattaforme entro le 12 miglia . Ma il governo blocca gli investimenti nel biometano

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ROMA - Un incidente scomodo a pochi giorni dal referendum del 17 aprile sulle trivellazioni in mare nel nostro Paese e passato in sordina: una marea nera che si è riversata domenica 13 marzo sulle coste delle isole Kerkennah, nella regione di Sfax in Tunisia.


Legambiente ha chiesto al Governo di intervenire affinché si faccia chiarezza sull’entità dei danni e sulle responsabilità.In Italia l’unica testata a riportarne la notizia è stato ieri il sito Greenreport, che sottolinea come l’arcipelago delle Kerkennah sia a soli 120 chilometri a sud di Lampedusa.

L’incidente, infatti, è stato praticamente ignorato dalla stampa, escluso qualche sito tunisino che riporta che i ministeri tunisini della Salute e dell’Ambiente hanno aperto un’inchiesta per chiarire le responsabilità della società Thyna Petroleum Services, a cui sarebbe imputabile il danno. E’ stato messo in pratica il programma nazionale d’intervento rapido e, secondo le autorità tunisine, la situazione sarebbe sotto controllo e il danno relativo. Ma per la società civile che risiede sull’isola, di cui sono stati ricoperti di greggio tre chilometri di spiaggia, è invece una vera e propria catastrofe ecologica e sociale. Le conseguenze dell’incidente sono, infatti, drammatiche per la popolazione dell’arcipelago che vive essenzialmente di pesca.mnbnb.jpg

“Non occorrono incidenti del genere per dimostrare che le attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi possono avere un impatto rilevante sull’ecosistema marino - commenta la presidente di Legambiente Rossella Muroni - ma questi episodi drammatici fanno purtroppo da ulteriore monito sulle possibili conseguenze delle attività delle piattaforme. Anche le attività di routine possono, peraltro, rilasciare sostanze chimiche inquinanti e pericolose nell’ecosistema marino, come olii, greggio, metalli pesanti o altre sostanze contaminanti, con gravi conseguenze sull’ambiente circostante. Senza considerare - aggiunge la presidente di Legambiente, impegnata in questi giorni nella battaglia referendaria a favore del Sì al referendum del 17 aprile sulle trivellazioni entro le 12 miglia dalle nostre coste - che i mari italiani sono mari 'chiusi' e un eventuale incidente nei pozzi petroliferi offshore o durante il trasporto di petrolio sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine su ambiente, qualità della vita e con gravi ripercussioni gravissime sull’economia turistica e della pesca”.

 

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Mercoledì, 23 Marzo 2016 10:36

Trivelle. Ecco la verità sul referendum

ROMA - Sul referendum del prossimo 17 aprile, il fronte del no e dell’astensione continua a mettere in giro dati e ragionamenti falsi e fuorvianti che nascondono il vero cuore del problema e l’oggetto della consultazione referendaria. Tutti sull’attenti a difendere le fonti fossili strumentalizzando il vero tema e non difendendo realmente gli interessi dei cittadini e dei lavoratori.

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ROMA - Un bagno di conoscenza e soprattutto di consapevolezza ambientale e sociale. Così si può definire in pochissime parole il dibattito pubblico che DazebaoNews ha organizzato sul prossimo referendum del 17 aprile sulle trivellazioni.

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ROMA - "E’ davvero grave che un ministro strizzi l’occhio all’astensione a un referendum popolare; lo è ancora di più il fatto che il ministro dell’Ambiente strizzi l’occhio all’astensione ad un referendum popolare a difesa dei mari italiani. Il richiamo ai posti di lavoro è contestabile perché punta a fare presa sulla vita di chi vive momenti di grande difficoltà perché opera nel settore degli idrocarburi che è già in crisi da tempo: se il ministro ha veramente a cuore le sorti di queste persone pensi ad avviare processi di riconversione di certi settori produttivi”.

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ROMA - Il 22 marzo alla Sala Consiliare del IX Municipio di Roma Capitale DazebaoNews promuove un'Assemblea Pubblica per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’imminente referendum sulle trivellazioni che si terrà il prossimo 17 aprile. 

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ROMA - “Il referendum sulle trivellazioni in mare del prossimo 17 Aprile, promosso da nove regioni, chiama gli elettori ad esprimersi sul rinnovo delle concessioni entro le 12 miglia.

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CAGLIARI - "Il 17 aprile bisogna andare a votare per promuovere un'idea diversa di sviluppo", è un appello che va al di là del quesito referendario quello lanciato questa mattina a Cagliari dal Gruppo di Sinistra Italiana.

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