Giovedì, 20 Gennaio 2011 23:43

Berlusconi: il presidente misericordioso

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ROMA - Il problema vero della questione relativa al presunto giro di prostituzione, in alcuni casi addirittura minorile, messo in piedi da una serie di sottoposti d’alto bordo come Lele Mora, Emilio Fede e la Minetti per conto di Silvio Berlusconi non è morale, perché “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, soprattutto in Italia. Il problema non è, checché se ne dica, nemmeno politico, bensì culturale. Si oserebbe dire perfino “intellettuale”.



Il punto non è né la privacy del Presidente del Consiglio, né la sua battaglia contro i magistrati comunisti, ma: fino a che punto gli italiani possono essere presi per deficienti? Purtroppo le parole hanno un senso che a volte è veramente impossibile eludere. Fino a che punto possono essere ancora assorbite menzogne di tal portata dalla spugna populista costruita su misura per il Capo?

Prima delle considerazioni di sorta facciamo due conti: visto che l’assenteismo elettorale si aggira intorno al 20% e che i votanti per la Camera devono essere maggiorenni, mentre quelli per il Senato venticinquenni, diciamo che in paese come il nostro, all’incirca di 65 milioni di abitanti, gli elettori veri si aggirano intorno al 60-70% della totalità. Di essi, coloro i quali che hanno votato direttamente Silvio Berlusconi sono, dati alla mano, più o meno il 22-25%. Quindi il Presidente del Consiglio rappresenta, nella migliore delle ipotesi, il 15-20% della popolazione italiana.

Ora, tutto il resto della gente ha voce in capitolo, oppure le neo democrazia populista fondata sul principio per cui l’eletto del popolo, con la porca legge elettorale che abbiamo,  può fare tutto quello che vuole senza mai essere messo in discussione, ha valore assoluto? Se fosse così Mussolini e Hitler sarebbero soggetti storici con i loro valori specifici, quindi speriamo di poter archiviare questa ipotesi come fasulla anche di fronte a strenui difensori della questione berlusconiana come la redenta Santanché o il fido Belpietro.

Ciò chiarito, di tutta la bufera scaturita dallo scandalo della prostituzione presidenziale, stupisce l’arroganza con cui alcuni sottoposti del Capo neghino l’evidenza, infamando testimoni, poliziotti ed intercettazioni varie in nome di una verità, assolutamente diversa dalla realtà esplicitata dai fatti, che verrebbe imposta all’opinione pubblica da un manipolo di giornalisti comunisti complottisti in combutta con la solita magistratura insurrezionalista.

Ormai non è più possibile nemmeno un’analisi oggettiva, perché il paese è in preda ad un corto circuito emozionale che non dà più scampo. Se è vero infatti che la verità è per definizione soggettiva, cioè legata sempre al punto di vista prospettico di colui il quale indaga, ponendosi delle domande, è altresì indubitabile che la ricerca della verità non può mai essere preda di fattori emotivi, ovvero non può mai prescindere dall’obiettività, altrimenti non è più tensione in direzione dell’universale, bensì apologia dell’amore o dell’odio, quindi imposizione del relativismo sentimentalistico.

Alla fine, quindi, non stiamo più parlando di politica, ma di rispetto per l’intelligenza di chi, ovvero la stragrande maggioranza degli italiani, non ha votato l’uomo più ricco del paese. “Il sogno degli italiani”, come lui stesso si definisce. O l’incubo.

È inammissibile lasciar passare il concetto per cui un misericordioso è chi sistema in palazzi di sua proprietà non disoccupati, precari o anziani indigenti, bensì uno stuolo di fanciulle avvenenti e disposte a tutto che si prostituiscono per una scarna bustarella di contanti.

È irritante assistere alle arringhe auto-assolutorie del Presidente del Consiglio che farfuglia ipotesi di complotto sulle sue televisioni private.

È un insulto all’intelligenza dover essere costretti a confrontarsi con donnicciole analfabete da quattro soldi che assurgono agli onori della cronaca politica nazionale solo per aver varcato la soglia della camera da letto presidenziale.  

È diventato spaventosamente penoso e vergognoso dichiararsi italiani. Si ha quasi la sensazione che i cervelli fuggano per asfissia intellettuale.

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