Martedì, 25 Febbraio 2014 17:50

Nel fantamondo Letta entra in Parlamento e tutti lo applaudono in piedi

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ROMA - Che il nostro Parlamento fosse legato ad antiche tradizioni e vecchi merletti è un dato di fatto. Infatti, soprattutto il “vecchio” Senato, non ha apprezzato molto lo stile del nuovo premier Renzi, uno che è entrato per la prima volta in Parlamento per sedersi direttamente sulla sedia riservata al capo dell’Esecutivo, senza passare dagli scranni parlamentari.

Il primo nella storia della nostra Repubblica. Non è stato apprezzato il modo di parlare di Renzi, si è detto che sembrava un maestro con gli scolaretti, oppure che il suo modo di gesticolare, mettendo financo le mani in tasca, non fosse adatto al ruolo istituzionale. Il tutto è stato davvero indigesto per la solennità e la raffinatezza dei modi in uso nell’Emiciclo.

Una classe politica del tutto imprevedibile

Il nostro Parlamento, ha avuto modo più volte di dimostrare quale fosse la giusta attitudine, l’atteggiamento più corretto da tenere nelle occasioni solenni. Un esempio viene subito alla mente: quando, in occasione del nuovo incarico a Giorgio Napolitano per un nuovo settennato come presidente della Repubblica, le Camere riunite hanno applaudito lungamente il discorso del Capo dello Stato. Nulla di strano sembrerebbe, se non fosse che proprio in quel discorso il presidente attaccò in maniera molto dura l’incompetenza e l’incapacità degli stessi parlamentari che gli tributavano il plauso. Proprio così, un po’ come se lo studente somaro applaudisse il professore mentre lo striglia ben bene per non aver studiato, invece che accettare il rimprovero in silenzio e magari con un po’ di imbarazzo. Ma la nostra classe politica è anche questa, sempre imprevedibile.

Vette di ipocrisia. Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Ma col passare del tempo il lupo perde il pelo ma non il vizio, oggi i livelli di ipocrisia hanno raggiunto vette da etilometro. Nel giorno della fiducia alla Camera i modi del nuovo premier sono passati in secondo piano, perché ci sono state due sorprese che nessuno avrebbe mai previsto. La prima è stata l’entrata a sorpresa dell’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, dopo il ricovero in ospedale e l’intervento chirurgico. Bersani è stato accolto come una rockstar dal Parlamento, applausi scroscianti e tutti in fila a salutarlo, maggioranza e opposizione, complottisti e lealisti, Premier e ministri, sinistra, centro e destra. Un bellissimo esercizio di rispetto umano. Renzi lo ha ringraziato per la sua presenza, anche via twitter.

Là dove la coerenza  è considerata l’arte dei deficienti

Fino a qui lo spettacolo era guardabile, ma il massimo è avvenuto quando mezz’ora dopo l’arrivo dell’ex segretario del Pd, è successo quello che nessuno si aspettava, tranne lo stesso Bersani forse, che aveva annunciato giungendo in Parlamento “sono qui per abbracciare Enrico”. Dunque, entra in aula Enrico Letta: lo” studente” che non si sarebbe  applicato  accusato di esser e incapace di guidare il Governo tanto da essere defenestrato da palazzo Chigi dal suo stesso partito, capeggiato proprio da Renzi. Il tutto in modo rocambolesco, non più di dieci giorni fa. Ebbene nel momento in cui Letta ha fatto capolino nell’Emiciclo, è cominciato un applauso, degli stessi che lo hanno cacciato, che è cresciuto sempre più, toccando il culmine nel momento in cui ha abbracciato Bersani. Il povero deputato del M5S che stava intervenendo ha creduto per un attimo che gli applausi fossero per il suo intervento, salvo poi accorgersi che era arrivato #lettastaisereno, non credeva ai suoi occhi. Poveretto lui è un peones, un po’ come Renzi, ancora i due non conoscono bene i modi e gli usi del Parlamento. Ma hanno ottimi maestri impareranno presto come nel fantamondo della politica la coerenza è l’arte dei deficienti.

 

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