Domenica, 03 Aprile 2011 08:32

Silvio Berlusconi, il Barzellettiere

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ROMA – L’ultima figuraccia l’ha fatta ad una riunione di sindaci della provincia napoletana. Senza provare alcun sentimento di vergogna, ha raccontato una storiella vecchia di 30 anni, che le persone più avvedute ed educate, anche se hanno avuto la sfortuna di  ascoltarla, evitano di ripetere a causa della sua estrema volgarità.

IL PROTAGONISTA. Lui è il protagonista di uno show speciale: “Il Barzellettiere”. Lo è diventato perché è miliardario, l’uomo più influente d’Italia, proprietario del sistema televisivo, di banche, assicurazioni, squadre d calcio, case editrici. Grazie a questa potenza gli italiani beoti lo hanno eletto, non certo perché fossero convinti che avrebbe mai potuto fare qualcosa di positivo per loro. Lui è talmente potente e talmente influente che si sente autorizzato a superare qualsiasi limite imposto naturalmente (e per legge) agli altri individui: frequenta centinaia di prostitute, anche minorenni, secondo l’accusa formulata contro di lui dalla Procura di Milano, si approva leggi che gli evitano il carcere per altri reati commessi in passato, acquista deputati per rafforzare la propria traballante maggioranza e racconta barzellette.

LE BARZELLETTE. Lui dice che raccontare le storielle, anche sconce, è segno di vitalità ed allegria e che quelli di sinistra sono sempre tristi e vestiti male. E dunque, ogni volta che può, le racconta, non importa se vetuste e già ascoltate decine di volte da quell’amico emulo, un po’ scemo, che cerca di conquistare una personalità assente facendo lo spiritoso. Perché è proprio questo il problema del Barzellettiere. Data la sua assoluta inconsistenza politica, lui fa come l’amico scemo, cerca di conquistarne una con le barzellette. E quando non sono sconce, non fanno ridere, come quelle che riguardano la sparizione della mondezza a Napoli, la partenza degli immigrati da Lampedusa, l’abbassamento della pressione fiscale, il più grande statista del secolo, non farò più leggi ad personam.

L’INEDITO. L’Italia non aveva mai visto un personaggio del genere. Anche se spesso lo paragoniamo a Benito Mussolini, si dovrà riconoscere che il confronto non regge. Mussolini era un valente giornalista ma soprattutto ebbe una sua tragicità ed una personalità che il Barzellettiere non riuscirà mai ad avere. È pur vero che anche il Duce si rivestiva spesso di panni pagliacceschi (le mani sui fianchi, il viso alzato, la bocca serrata, guardando il popolo di piazza Venezia dall’alto in basso), ma non come il Barzellettiere, che preferisce proprio la dimensione clownesca perché convinto – consciamente o inconsciamente – che è quella la sua cifra interiore.

IL DRAMMA. Ora, mentre lui si trastulla con le barzellette sconce, la situazione economica e sociale del Paese è drammatica. Quasi il 30% dei giovani è disoccupato, l’inflazione sta aumentando, scuola e università sono state martoriate dalle sue “riforme”, la giustizia è al collasso e lui le sta dando il colpo definitivo. E il Barzellettiere continua a raccontare barzellette, mentre il suo “governo” non mette in cantiere nulla che non sia un salvacondotto per evitargli il carcere. Lui, il principe delle macerie, continua indefesso nel suo buonumore, con quel suo sguardo liquido ed incolore, prendendosi gioco degli italiani che lo votano. E che forse sono perfino più sconci delle sue storielle.

Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

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