Siria. Il dilemma di una risoluzione ragionevole

ROMA – L’attenzione della comunità internazionale si è spostata, nel corso delle ultime settimane, sul versante siriano delle proteste di piazza.

Alla fine di aprile l’alto commissario per i diritti umani, Navi Pillay, e il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, chiedevano la fine immediata delle uccisioni e il diritto per la popolazione di manifestare pacificamente.
Si calcola che negli ultimi sette giorni siano state uccise 300 persone da parte delle forze di sicurezza, proprio durante gli scontri di piazza.
Si tratta di un lento ma sistematico massacro di civili le cui immagini, a differenza di quanto accaduto in Tunisia ed Egitto, sono trasmesse solo a singhiozzo al di fuori del paese mediorientale.
Alcuni corrispondenti delle Tv straniere, quelle che ancora riescono a trasmettere da Damasco, affermano che le forze di polizia e l’esercito hanno tagliato ogni forma di comunicazione telefonica e Internet e annullato l’erogazione dell’energia elettrica
Le fonti di informazione, totalmente controllate dal regime, non permettono di squarciare l’oscuramento mediatico in cui Assad ha gettato i moti di piazza.
Ovviamente Youtube, Facebook e Twitter sono una valida cassa di risonanza alternativa e funzionano anche meglio dei tradizionali strumenti di informazione del XX secolo.
Secondo l’organizzazione Insan, dal 15 marzo scorso – quando cominciò la protesta contro il clan del presidente Bashar al-Assad – sono finiti in carcere 8mila dissidenti. È di stamane la notizia che altri 300 cittadini sono stati arrestati dalle forze di sicurezza siriane nella località di Saqba, nei pressi di Damasco.
Il generale dell’esercito siriano, Riad Haddad, ha annunciato stamane che l’esercito, completata la propria missione a Dara -a – iniziata il 25 aprile scorso, comincerà a ritirare le truppe per completata missione.
Ciò avverrà progressivamente e la vita normale riprenderà in questa città”, ha aggiunto.
Intanto arriva un nuovo appello del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon alle autorità siriane per la fine immediata delle violenze e degli arresti di massa di manifestanti pacifici.
Parlando per telefono con il presidente Bashar al-Assad, Ban si è pronunciato a favore di un’inchiesta indipendente sulle violenze.
Ban ha quindi chiesto al governo di Damasco di attuare rapidamente e nella loro completezza le riforme annunciate e di coinvolgere tutti i partiti nel dialogo.
Ancora, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunitosi a New York, ha esaminato il testo di una dichiarazione proposta da quattro paesi europei (Gb, Francia, Germania e Portogallo), per condannare le violenze in corso nel paese. L’esame del testo, che suscita le perplessità di Russia e Cina – ambedue con diritto di veto – è iniziato dopo un rendiconto del segretario generale Ban Ki-moon.
Il documento chiede in particolare una azione forte dei Quindici per arginare le violenze commesse dal regime di Bashar al Assad, e appoggia la richiesta di Ban di avviare un’inchiesta trasparente sulle violenze.
Prima di entrare nella sala del Consiglio, il rappresentante permanente della Cina, Li Baodong, si è detto pronto a insistere per “una soluzione politica”, affermando poi: “Studieremo gli elementi del progetto di dichiarazione con la massima serietà”.
Oggi la Casa Bianca ha esortato il governo siriano a cambiare il suo atteggiamento e a por fine alle violenze contro i manifestanti pacifici. “Esortiamo il presidente Assad a cambiare rotta adesso – ha detto il portavoce Jay Carney -. Stiamo valutando diverse opzioni ma non voglio entrare nel merito di queste opzioni”.
Sempre stamane durante la conferenza stampa con Hillary Clinton, il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha annunciato che sono pronte sanzioni della comunità internazionale contro la Siria: “Dobbiamo moltiplicare le azioni politiche e gli appelli per sensibilizzare il Governo siriano per cessare le violenze e cercare di riprendere un percorso di dialogo”.

La questione è che quanto sta accadendo in Siria potrebbe comportare una lunga serie di sconvolgimenti geopolitici in medioriente e l’eventuale caduta del regime di Damasco potrebbe comportare importanti (e gravissime) conseguenze sul piano internazionale.
Di fatto, la presenza di al-Assad al potere è vitale per gli interessi iraniani nella regione. Si tratta di uno dei pochi alleati di Teheran in medio oriente e una cacciata del presidente Bashar potrebbe rappresentare un indebolimento per il regime iraniano. La caduta di al-Assad potrebbe rappresentare un grave problema per Teheran, anche perché la “rivoluzione verde”, che ha fallito solo pochi anni fa, sarebbe sicuramente galvanizzata per tentare di imitare siriani o egiziani. Ed anche il regime degli ayatollah potrebbe iniziare presto a scricchiolare.
Un altro tema scottante è il rapporto tra il Libano e Israele. La Siria è uno degli attori cardine della “questione mediorientale”. Lo stesso dicasi per Hamas: circa una decina di fazioni del partito palestinese sono ospitate in Siria sotto la protezione del governo.
Gli stessi israeliani non sono poi così entusiasti di un repentino crollo della stabilità siriana, sebbene il presidente della Siria sia sempre stato un sostenitore di Hamas. Questo perché, non è escluso che i vincitori della guerra civile siano peggiori della presidenza al-Assad. Nel bene e nel male, una guerra civile in Siria non sarebbe auspicabile nemmeno da parte israeliana.
E gli Stati Uniti? Qualora si decidesse di utilizzare la mano pesante contro il governo di Damasco, si creerebbe una nuova frattura tra Stati Uniti e Siria.
L’attuale presidente americano, in questi tre anni alla Casa Bianca, ha cercato di comporre i contrasti che erano esplosi pericolosamente durante l’amministrazione Bush jr. La politica del presidente è stata quella di gettare un ponte tra Washington e la Siria. Ma, chiaramente, di fronte a queste nuove sanzioni il progetto naufragherebbe.
I civili, i manifestanti, i morti che ruolo avranno in questa lotta di potere?  Quale sarà la scelta giusta per loro? Gli verrà domandato mai? Come si costruirà la democrazia se costoro, i veri rivoluzionari, saranno sempre e solo burattini assoggettati?

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