Lunedì, 19 Settembre 2011 17:29

Il garantismo resti sovrano. L'impietoso declino di un uomo che vuole sfidare la storia

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ROMA - La realtà parla da sola e riporta un dato ineludibile rappresentato dal fatto che qualcosa di buono questa crisi l'ha pur fatto: è riuscita a rendere evidenti le mancanze di un governo, quello italiano, e del suo Capo, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La cronaca è minuziosa nella ricostruzione di quello che per anni è stato un modo di gestire gli affari personali intrecciandoli con quelli del ruolo pubblico.

Neppure la stampa ha guadagnato in tutto questo. Parlare di escort, di attrici che venivano offerte in sacrificio al Nostro conducator, non è certamente la stessa cosa di informare, fare comunicazione o rendere partecipe una collettività. Abbiamo parlato spesso da queste colonne, di una crisi parallela, o forse di uno dei tanti aspetti di Questa che, ricordiamo, affonda le radici in una forma strutturale oltre che mondiale. Siamo in presenza di una crisi culturale, valoriale a fini speculativi. La risposta dei vari paesi è stata ovviamente diversa, anche se alla lunga si uniformerà all'evidente fallimento di un modello socio-economico. La risposta italiana è stata una risposta mirata, limitata al mantenimento dei privilegi di una classe sociale a sfavore di un'altra. La forbice della disuguaglianza si è ampliata determinando una considerevole spaccatura nella coesione sociale e una frattura netta tra ricchi e poveri. La ricchezza è custodita nelle mani di una piccola percentuale di famiglie italiane mentre, viceversa, la maggior parte di queste non riesce ad arrivare alla fine della terza settimana del mese.


Che c'entra questo con Berlusconi?  La cronaca risponde impietosa. Non si contano più i rinvii a giudizio, un conflitto di interessi si evidenzia chiaro e palese, oltre al fatto che non si riesce spesso a capire quale sia la verità contenuta nelle numerose indagini e negli altrettanto presenti rinvii a giudizio.  Tutto ciò è reso impossibile dalla tattica improntata sempre su mosse burocratiche, escamotage legali, leggi ad personam e decreti ad hoc.  Il Premier ogni volta rilancia e grida alla congiura. Il garantismo, equo e giusto, pretende che sia appurato il grado di responsabilità; ma neppure nei confronti di questo viene mostrato rispetto e fiducia. Nasce così il dubbio, la voglia di chiarezza e la speranza che, dalle più alte cariche dello Stato giungano risposte. Cosa che peraltro finora è accaduto solo a corrente alternata.  Lo stesso Parlamento è stato ridotto ad una sorta di agenzia di scommesse; si valutano percentuali, numeri che attraverso il ricorso alla fiducia possano consentire l'applicazione delle normative proposte, o forse sarebbe il caso di dire “imposte”. La crisi dei partiti è lunga e datata, ma in questo caso non può essere additata come la spiegazione della mancanza di chiarezza e di democrazia che si evidenzia nel comportamento del suo Attore principale. La credibilità del Nostro paese verso le Borse, i Mercati e la Comunità internazionale, è ormai una sorta di ricordo. Possiamo scomodare persino la storia, come ha sottolineato Pierluigi Bersani, ricordando come a suo tempo lo stesso Mussolini incorse nella sfiducia politica. Vogliamo addentrarci in paralleli o rimaniamo rispettosi dei passaggi democratici che lasciano al Popolo la facoltà e il diritto di indicare le scelte più idonee?  Ecco che entrano in gioco i passaggi di cronaca.  La magistratura è un organismo democratico per eccellenza ed è presieduto come ben sappiamo dallo stesso capo dello Stato. Una repubblica democratica ha quindi il dovere di ricorrere all'operato di questi Organismi le cui decisioni hanno l'obbligo di essere accettate.

Nessuno vuole emulare Robespierre; il garantismo regni sovrano ma lasci però che sia fatta giustizia. Il rifiuto a presentarsi davanti ai magistrati di Napoli, l'arroganza mostrata nei confronti della stessa stampa dalla quale per anni ha tratto benefici, sono tutti esempi del declino di un uomo che lascia persino che nella struttura democratica di una Repubblica si insinui il "secessionista" di turno che pregusta l'eventuale sconfitta elettorale e invita al sovvertimento delle regole per ottenere il sogno della sua vita.

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