Mercoledì, 17 Novembre 2010 18:50

Scontro Maroni Saviano. Parlare di mafia è un reato?

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ROMA - La bufera scatenata dopo la seconda puntata di "Vieni via con me" non si placa.

Anzi, il clima tra lo scrittore Roberto Saviano e il ministro Roberto Maroni si fa sempre più teso, tanto che il ministro leghista sembra intenzionato a querelare l'autore di Gomorra. Tutto ha inizio dopo il monologo di Saviano, che durante la trasmissione di RaiTre parlava della massiccia presenza della 'ndrangheta nel nord del paese, specie nella città di Milano. Un'informazione chiara e trasparente, anche perchè il racconto si basava sull'inchiesta condotta dalla Boccassini e da Pignatone.  Tuttavia qualcuno ha voluto travisare il messaggio, specie dopo aver ascoltato le frasi  scritte a suo tempo dal padre fondatore della Lega Gianfranco Miglio. Dal messaggio di Saviano emergevano con chiarezza i metodi congeniali alle organizzazioni criminali, i quali nella loro arrampicata economica necessitano soprattutto di appoggi politici e istituzionali. Insomma nessuno è esente da questa continua minaccia, nemmeno la Lega che proprio in questi territori governa. Dalla relazione sull'andamento della criminalità organizzata diffusa dalla Corte d'Appello di Milano nel 2003 emerge che il volto imprenditoriale delle attività criminali è legato prevalentemente  alle imprese edili, che - dicono i magistrati che studiano il fenomeno - hanno la capacità d'intrufolarsi praticamente ovunque.

D'altra parte la particolare specializzazione dei mafiosi calabresi risiede in questo campo. Infatti, dove è stato possibile hanno sempre cercato di inserirsi nei livelli alti della società locale ricercando frequentazioni, collegamenti, rapporti con i ceti sociali più elevati e cercando di stabilire relazioni con il mondo politico locale. E' questa la loro caratteristica principale, tanto che in taluni casi i magistrati - proprio nelle ricche province  del nord Italia - hanno accertato una situazione di assoggettamento ed omertà, simile a quella presente nelle regioni del sud riconosciute da sempre per l'alta concentrazione mafiosa.


Oggi Saviano ha rilasciato un'intervista alla Repubblica in cui risponde all'attacco di Maroni, il quale ieri aveva definito "infame  la sua ricostruzione sulle infiltrazioni di mafia in Lombardia, terra della Lega". Ma Maroni non si ferma qui e invita addirittura lo scrittore a ripetere le accuse di lunedì "sfidandolo negli occhi". Una risposta che ha inquietato Saviano, poichè somiglia esattamente ad una frase che il boss Francesco Schiavone detto Sandokan, gli fece pervenire attraverso il suo legale dopo che l'autore di Gomorra lo invitò a pentirsi.  "Voglio vedere se Saviano ha il coraggio di dire quelle cose guardando Sandokan negli occhi" disse l'avvocato di Schiavone.

Ma ancora una volta questo senso d'inquietudine viene interpretato da Maroni come un vero e proprio atto d'accusa: "Io accostato a un boss della camorra? " replica il titolare del Viminale - Saviano smentisca o querelo". E poi "Un conto è parlare delle infiltrazioni della criminalità organizzata al Nord che conosciamo, altro è dire che la Lega ne è il referente".
Alla fine Maroni ironizzando ad un'eventuale partecipazione a "Vieni via con me" Maroni dice: "Se dovessero invitarmi andrò vestito da Sandokan..." Ora il ministro si è riservato la facoltà di agire per vie legali ed ha chiesto ai vertici di Viale Mazzini una replica della trasmissione di Fazio.  

C'è una frase eloquente pronunciata pochi giorni fa da Mario Giulio Schinaia, capo della Procura veronese intervenuto proprio sulla questione delle infiltrazioni mafiose al nord: "E' proprio quando non uccide che la mafia sta facendo grandi affari, magari in qualche salotto buono". E questo dovrebbe far riflettere chiunque, perchè  il timore che la mafia serpeggi pericolosamente, al sud come al nord, è un rischio reale, basato, ahimè, su fatti tangibili. Basta pensare al luogo comune diffuso un po' ovunque e cioè che di mafia non bisogna parlare  altrimenti si finisce inevitabilmente per sporcare l'immagine di questo paese. Solo per questo il coraggio di Saviano andrebbe premiato, poichè quando manca la conoscenza di un fenomeno così complesso rischiamo di diventare, spesso inconsciamente,  vittime e al tempo stesso complici.

Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

www.dazebaonews.it

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