Domenica, 09 Giugno 2013 21:10

Napolitano, Epifani, Renzi, storie di ieri e di oggi

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ROMA - “Senza passato non c’è presente nè futuro” .Un proverbio, si dice di origine palestinese,  scomodo per chi rifiuta la storia, nel nome di un inconcludente  nuovismo.   La parola socialismo,  i valori della sinistra per esempio, è per taluni,  quasi un tabù.

Anche nel Pd c’è chi  vuol buttare a mare  l’ottocento, il novecento.  Per iniziativa della “ Repubblica  delle idee”che si è svolta a Firenze, Eugenio Scalfari ha  fatto raccontare  a Giorgio Napolitano la sua storia, “ da comunista a Presidente”,  in una  video intervista  realizzata pochi giorni dopo la sua rielezione. Nel pomeriggio sale sul palco il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Ascoltare le risposte del “ candidato a tutto” alle domande di   Massimo Giannini e  Claudio Tito, rispettivamente  vicedirettore e capo della redazione politica di Repubblica, dopo aver sentito il Capo dello Stato provoca una specie di stato di shock. La politica per lui non ha storia. L’Unità pubblica un articolo di Guglielmo Epifani,  che ricorda il “ pensiero” di Enrico Berlinguer a 29 anni dalla sua morte. Il neo segretario del Pd viene dal Psi. Che sia lui a ricordarlo significa che il Pd ha una storia, non la nasconde, non la manda in soffitta. Epifani stesso ha una storia. Tre personalità completamente diverse l’una dall’altra ci danno uno spaccato eloquente di cosa oggi bolle nella pentola  del Pd. Napolitano parla  di come diventò comunista, di quel suo essere dirigente comunista che oggi lo porta a dire “che ora non possiamo che essere liberali”, nel senso “ storico” della parola. Una cosa che colpisce.


Il Capo dello Stato si commuove  ricordando  Berlinguer

 Quando il Capo dello Stato racconta  il suo impegno di sua  comunista, dei suoi rapporti con Togliatti, Amendola, Ingrao, Di Vittorio e poi Enrico Berlinguer rifugge da falsi unanimismi, non tace  le diversità politiche, lui e Ingrao, due “ ali” dello schieramento che componeva il  gruppo dirigente del Pci. Parla , commosso , in particolare quando ricorda l’amicizia con Berlinguer, di questi compagni che non ci sono più. Ma, al di là dello scontro politico che vi era nel partito, Napolitano sottolinea che mai sono venuti meno  rapporti di amicizia, di stima reciproca. E mai è venuto meno il senso dello Stato, il rigore morale, la responsabilità verso il Paese di un grande partito come il Pci. Oggi  Napolitano sente ancor più questa responsabilità E spiega: “Abbiamo avuto un momento terribile d’ incertezza sulla possibilità di dare un governo all’ Italia. E abbiamo assistito a qualcosa a cui non avevamo mai assistito. Io ho vissuto tante elezioni, ricordo i 16 scrutini per Pertini e i 23 per Leone ma mai si era avuto il senso dell’ impotenza parlamentare e istituzionale.


Ho detto sì alla rielezione per senso delle istituzioni

 E allora ho detto di sì, per senso delle istituzioni e perché effettivamente ho ritenuto che si trattasse di salvaguardare la continuità istituzionale”. “Il che non significa conservare l’ esistente-puntualizza-ma trovare un’ intesa sul terreno delle regole e delle riforme. A 40 giorni dalla nascita del governo sento balenare la preoccupazione che questa alleanza possa durare troppo o addirittura per l’ eternità e resto stupefatto. E’ chiaro che a un certo punto ciascuno riprenderà la sua strada ma le riforme vanno fatte, a cominciare da quella elettorale l’acqua nel mortaio e nonb si è stati capaci di partorire nessuna riforme elettorale avendo tutti i partiti giurato che bisognava farla”e. Se oguno sventola la sua bandiera, io non sono intenzionato a rivivere l’incubo  di quei mesi durante i quali nella Commissione Affari Costituzionali del Senato si è pestata l’acqua nel mortaio e non si è stati capaci di partorire nessuna riforma elettorale avendo tutti i partiti giurato che bisognava farla “ Scalfari poi, su domande di Tito, precisando cdi essere contrrario al semipresidenzialismo, rivela che quando andò a concordare l’intervista  con Napolitano era latore di un messaggio con il quale gli si chiedeva di rimanere al suo posto che gli era stato affidato da Walter Veltroni e Enrico Letta.

Il segretario del Pd:Le intuizioni di Berlinguer valgono per l’oggi

Il ricordo di Enrico Berlinguer nell’articolo di Epifani ci richiama al proverbio “ senza passato, non c’è presente né futuro. “ A lui si deve il merito di avere sollevato il tema della questione morale e di avere intuito come una progressiva degenerazione dei comportamenti della politica avrebbero potuto infliggere un colpo pesantissimo alla credibilità delle istituzioni e della stessa rappresentanza. “ Ancora un passaggio: “  Sono stati in molti a scrivere di quel che unisce e di quel che divide questo momento politico da quello del 1978. Se ci si chiede perché così esteso e profondo sia tuttora il senso della guida politica di Berlinguer, anche aldilà di errori che furono commessi, la risposta va cercata nel fatto che molte di quelle ispirazioni rispondevano a domande e sensibilità profonde, largamente presenti nel Paese, e che se non affrontate adeguatamente si trascinano fino ad oggi con il loro carico di rinnovamento e di tensione civile. Vale per l`economia, per la condizione dei giovani e del lavoro, per il distacco tra cittadini e istituzioni. Vale soprattutto per la democrazia.”

Il sindaco di Firenze: Ora bisogna rottamare le idee


 E’ senza storia l’intervista a Matteo Renzi. Qualche giorno fa aveva fatto autocritica sulla parola rottamazione. Io intendevo le persone non le idee, Ora è tornato indietro. “ Dopo il ricambio generazionale ora è la volta della rottamazione delle idee” Dopo elogi nei  confronti di Enrico Letta, “ quanto è bravo, lo stimo, siamo amici,persona di grande competenza arriva la battuta al curaro: “ Io  non sarei capace di governare con Brunetta e Schifani. Letta è proprio bravo”. Il Pd? “ Ha un senso  se prova a cambiare l’Italia”. “ Se cambia il paese io sto con Letta, non ho ambizioni personali che superano il bene del Paese”. Poi rivolto ad Epifani dice che deve indicare la data del Congresso.

Prima le regole poi dico se mi candido

E , da furbetto, “ prima si fanno le regole e poi dico se mi candido”.  Forse le primarie le perdevo lo stesso, ma con quelle regole lì non è che io ho perso le primarie, ma il Pd ha perso le secondarie.” Rivolgendosi a chi allora era responsabile dell’organizzazione del Pd, Nico Stumpo, dice : “ Stumpo a fare le regole è come Dracula presidente dell’Avis”.  Un’idea di sinistra? Semplice: “Essere di sinistra vuol dire riscoprire il futuro non come una minaccia ma come piacere.”Infine: “ Per creare lavoro la sinistra,   deve avere più rispetto verso chi fa start up,  chi investe su se stesso.Il lavoro non è patrimonio dei sindacalisti”. Non c’è proprio storia.

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